Se ai mirabolanti effetti speciali hollywoodiani preferite le produzioni “minori” ma spesso cinematograficamente più dense di contenuti e significati, non potete perdere questo interessante film proveniente dalla Romania.
Il film, distribuito da Teodora Film, uscirà nelle sale italiane il prossimo 13 giugno: il titolo è IL CASO KERENES, da inserire nel taccuino dei prossimi “impegni” cinematografici.
L’interessante film rumeno di Calin Netzer è stato premiato con l’Orso d’Oro e il Premio della Critica Internazionale all’ultimo Festival di Berlino. Badate bene, nonostante il titolo italiano alluda a un thriller… fidatevi del titolo originale, più adatto a rendere l’atmosfera del film: CHILD’S POSE.

Sullo sfondo la Romania di oggi. Cornelia ha sessant’anni e qualche problema in famiglia: un marito di cui ha scarsa stima e un figlio 34enne, Barbu, che convive con una donna divorziata. Memore dell’indole della donna, Barbu fa di tutto per evitarla e per discostarsi dai suoi consigli: la madre invece lo vorrebbe ancora come il bambino di un tempo, pronto ad accettare e seguire i suoi consigli. Barbu non potrà più dileguarsi e fuggire dalla madre il giorno in cui si ritroverà nel bel mezzo di un guaio: l’investimento (a causa sua) di un ragazzino di 14 anni.
La donna dimostra di non aver atteso altro che l’evento che la potesse riportare nelle grazie del figlio, prende quindi in mano la situazione e fa di tutto per evitargli la galera… naturalmente a caro prezzo! La donna ha una determinazione tale che nessuno sembra poterla ostacolare, nemmeno i genitori del ragazzino investito, nessuno tranne (forse) il figlio.

Due sono i piani di lettura del film: da un lato, la parte sociale inerente la corruzione, piaga ancora dilagante in Romania (anche se i passi compiuti per arrivare al livello degli altri paesi sono notevoli, secondo lo stesso regista bisognerà attendere almeno altri vent’anni affinché la Romania assomigli ad un paese dell’Europa Occidentale); dall’altro, la storia privata, il dramma familiare tra madre e figlio.
Il regista assicura di essersi ispirato alla propria vita privata e ad accadimenti personali nel tratteggiare il rapporto malato che Cornelia ha da sempre instaurato con Barbu, che in fondo riflette il rapporto che Cornelia instaura con tutti, incapace di una relazione sociale “normale” (basti vedere l’atteggiamento con la colf).
Cornelia è una madre tigre, di quelle incapaci di accettare il fatto che il figlio (a 34 anni) possa godere di una propria autonomia, uno spazio vitale, pur avendo abbandonato la casa natale: il rapporto col figlio è basato perlopiù sul senso di colpa che cerca di inculcargli, a causa del quale lui è ormai succube ed incapace di affrontare a viso aperto le proprie responsabilità.
Il cinema non è nuovo alla descrizione di questo tipo di donna: la sfida (ampiamente vinta dal regista) era di allargare lo sguardo ad un discorso sociale, pur mantenendo una prospettiva “intima”. I due piani si avvolgono, si confondono: in fondo a qualsiasi altro ragionamento, è il denaro l’arma a disposizione della borghesia rumena per comprare qualsiasi tipo di cosa, di accordo, di rapporto.

Il regista Netzer (già premiato a Locarno e agli European Film Awards per il promettente esordio Maria) non rinnega influenze della cinematografia russa e ceca anni Sessanta, anche se (scelta molto particolare) risuonano in questo film due brani italiani: “Senza giacca e cravatta” di Nino D’Angelo e “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini.
Netzer ha scritto e diretto il film, mentre per la sceneggiatura si è affidato al bravissimo Razvan Radulescu, sceneggiatura comunque scritta a quattro mani col regista, e che ripercorre con passione chirurgica il rapporto “troppo” particolare madre / figlio: regista comunque molto coinvolto in questo racconto (ricordiamo) in parte autobiografico.

Molto particolare anche il rapporto tra regista e attrice protagonista (Cornelia, la bravissima Luminita Gheorghiu): tra i due si è instaurato un rapporto di tacita tensione psicologica, l’attrice più di una volta avrebbe preferito abbandonare la parte, troppo “forte”. Ma secondo lo stesso regista la tensione avrebbe giovato al film, la recitazione è risultata più “vera”, più “sofferta”. Il fatto che i due non si siano visti né più contattati nei tre mesi successivi le riprese del film la dice lunga…

L’esito dell’operazione conferma le affermazioni e le ambizioni del regista (classe 1975): a parte gli ottimi risultati conseguiti a Berlino, il film è stato accolto positivamente in patria, ha superato le 100.000 entrate, un record per gli standard romeni. Stesso discorso per la Germania, il 13 giugno il film varcherà le sale italiane. Il racconto della corruzione romena sullo sfondo, ma neanche tanto, influendo sul rapporto “malato” madre / figlio che in un primo tempo voleva essere il tema centrale: il tutto orchestrato magistralmente da un regista che conosce il fatto suo, un film consigliato e assolutamente da vedere!

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