Per un’ora la Chiesa cattolica in tutto il mondo si è inchinata a pregare davanti all’ostensorio e idealmente si è stretta attorno al Papa che ha presieduto il rito dell’adorazione eucaristica nella basilica di San Pietro


Dopo preghiere silenziose e parlate, gregoriano, letture da Giovanni Paolo II, Giovanni XXIII e Benedetto XVI, il Pontefice ha lasciato in processione la chiesa più grande della cristianità. In quest’ora – in Italia dalle 17 alle 18, ma nelle Samoa erano le 4 del mattino di oggi, a Seul era notte, e via via secondo i diversi fusi orari – tra cattedrali e chiese mondiali si è pregato davanti all’ostia.

E’ la prima volta che ciò accade nella storia della Chiesa, una iniziativa a cui qualche temerario pensò già ai primi del Novecento e che ieri si è realizzata, favorita dalla globalizzazione, e nell’ambito dell’Anno della fede proclamato da Benedetto XVI a 50 anni dalla apertura del Concilio ecumenico Vaticano II. Il presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione Rino Fisichella ha spiegato il senso e lo spirito di questa iniziativa.

“Per un’ora tutta la Chiesa nel mondo si ferma – ha detto all’Osservatore romano – Tutte le sue molteplici attività è come se di colpo non esistessero. I suoi pensieri e le opere, la sua preghiera e il canto come i suoi sentimenti saranno solo per il Signore Gesù. Sarà una sosta per riprendere fiato in questo difficile frangente della storia così come lo fu per il profeta Elia in cammino verso l’Oreb. In un tempo di tristezza e stanchezza per la mancanza di speranza, un’ora di adorazione dell’eucaristia – ha proseguito il vescovo – intende ridare forza e sostegno.
La contemplazione del mistero non allontana dall’impegno concreto e fattivo di restituire speranza al mondo, al contrario.
Nella contemplazione si trova la forza coerente per andare nel mondo come discepoli di Cristo. Niente è passivo in questo momento. Tutto si trasforma in vita che pulsa e rigenera.

Le opere prodotte dalla fede qui recuperano tutto il loro valore, e il significato che muove i cristiani a dare la loro vita acquista qui il suo senso pieno. Niente come nell’eucaristia diventa specifico del cristianesimo”.
Il rito si è concluso, prima della reposizione dell’ostensorio nel tabernacolo, con le acclamazioni in riparazione delle bestemmie.

[Fonte: AmericaOggi]

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