Era il lontano 1973 quando approdò sugli schermi cinematografici italiani “Jesus Christ Superstar”, film destinato a riscuotere un grande successo, nonchè a scatenare un’altrettanto ampia scia di polemiche


Diretto da Norman Jewison e tratto dall’omonimo musical, “Jesus Christ Superstar” fu una delle prime “opere rock” scritte da Andrew Lloyd Webber e da Tim Rice.
Il film, non solo in quegli anni, fece parlare molto di sé non solo perché presentava il Messia come un hippie, ma anche per l’originalità delle sue coreografie, delle musiche e dei costumi.
Inoltre, “Jesus Christ Superstar” cambiava -nel pieno dell’esplosione planetaria della cultura hippie e all’indomani del ’68- molte delle regole del cinema musicale, dopo aver rinnovato in maniera drastica quelle del musical teatrale, fin dal suo esordio sui palchi del West End londinese.

Il film, interamente cantato e senza parti recitate, mette in scena la vita di Gesù dispiegandola come fosse una rappresentazione di una compagnia di action-theatre, in un gioco di continui scambi fra la messa in scena e la realtà.
L’uso della musica, rigorosamente rock e soul, è diverso anche da altri film musicali dell’epoca (ad esempio “Hair”), per non dire della scelta di rappresentare i discepoli di Gesù come un gruppo di hippie e di raccontare gli ultimi sette giorni di vita di Cristo visti dalla prospettiva del “traditore” Giuda.

Ci fu, infine, la scelta -fonte di innumerevoli critiche da parte della Chiesa- di rappresentare Gesù stesso principalmente come un uomo e di affiancarlo ad una Maria Maddalena visibilmente innamorata di lui.
A tale proposito bisogna anche dire che, se è pur vero che il mondo cattolico all’inizio stigmatizzò il musical, negli anni successivi viceversa i religiosi iniziarono ad apprezzarlo, tanto che le sue basi rock vennero utilizzate per suonare e cantare testi religiosi negli oratori e, addirittura, nelle Chiese.

La musica, appunto, fu proprio il cuore del successo di questo film, che conquistò all’epoca due Goden Globe, con una serie di brani che portarono il disco della colonna sonora a vendere più di sette milioni di copie.
Si pensi, al riguardo, che il protagonista della prima versione del musical -quella registrata su disco nel 1970- fu nientemeno che Ian Gillan, il leggendario cantante dei Deep Purple, nei panni di Gesù.
“Webber e Rice avevanno ascoltato la mia voce in A Child in Time e mi chiamarono” -ha dichiarato Gillan poche settimane fa al mensile Mojo- “andai nell’appartamento di Webber e lui suonò la melodia di Ghetsemane al pianoforte e Rice mi diede le parole, è stato uno dei momenti più belli e soddisfacenti della mia carriera”.

Al tempo della versione cinematografica il regista Norman Jewison pensò di nuovo a lui ma, dato che nel frattempo il successo dei Deep Purple era arrivato alle stelle, per Gillan fu impossibile accettare l’impegno.
Pertanto il ruolo di Gesù, quello che tutti abbiamo visto al cinema nel 1973, fu affidato a Ted Neely, che, nonostante le critiche ricevute all’epoca, fu bravissimo nel saper coniugare uno stile vocale “hard rock”, con tanto di falsetto, all’impianto melodico di Andrew Lloyd Webber.

Sta di fatto che “Jesus Christ Superstar” abbia rappresentato -insieme ad “Hair”- un’opera che ebbe il merito di rinnovare profondamente il musical, sia teatrale che cinematografico, portando al contempo la musica rock al centro della scena e consentendo ad un’intera generazione di autori di realizzare opere che, nei decennio seguenti, hanno positivamente risentito delle innovazioni apportate da Jewison al cinema e da Webber e Rice nei teatri.

Infine, per celebrare degnamente i 40 anni di “Jesus Christ Superstar”, la Universal ha deciso la pubblicazione di un graditissimo Blu-ray commemorativo.

[Fonte: Cervelliamo.it]

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