Finanziamento pubblico ai partiti: i dipendenti del PD a rischio cassa integrazione


«Manco i conti della serva sapete fare, ci sono famiglie che arrivano a fine mese contando gli spiccioli». E’ il primo pomeriggio di un giovedì dal tempo incerto. La scena si svolge alla sede Nazionale del Partito Democratico. Pieno centro di Roma. Il tesoriere Antonio Misiani incontra i dipendenti del Partito. All’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri del giorno successivo c’è il disegno di legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Le ripercussioni – qualora l’iter legislativo arrivasse a compimento – sarebbero pesanti per il partito stesso e per i suoi dipendenti. La riunione serve per fare il punto della situazione sulla situazione economica del partito e sul futuro dei dipendenti.

Oggi il Pd ha 198 dipendenti che costano 12 milioni di euro. Tutti legittimamente preoccupati per il proprio posto di lavoro. Per questo la riunione di ieri non è stata affatto indolore per Misiani.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: nessuno sarà licenziato o andrà in cassa integrazione domani mattina. Il Disegno di legge del Governo, comunque, azzera in tre anni il finanziamento pubblico e comunque è in arrivo una tranche del finanziamento proprio nelle prossime settimane.

Comunque, la riunione ha avuto momenti di tensione. Molti dipendenti sono intervenuti a difesa del finanziamento pubblico, anche sapendo che questo non avrebbe avuto alcun effetto rispetto alla decisione del governo. «E’ stato anche uno sfogatoio», chiosa qualcuno.

Per Misiani non è stata una riunione facile da gestire. Molte cose sono state rinfacciate al tesoriere- e a tutta la dirigenza – nella gestione del finanziamento. «Non sapete fare neanche i conti della serva» gli hanno urlato, quando si è scoperto che già quest’anno il Pd chiuderà in rosso.

Misiani, dal canto suo, ha provato a spiegare che il Pd non ha nessun tesoretto perché il finanziamento pubblico non aveva questa finalità, ma i rimborsi elettorali sono stati utilizzati, invece, per il loro fine, «l’attività politica».

E qui, però, che i dipendenti del Pd hanno mostrato il dente avvelenato. Perché nonostante le ingenti spese per la comunicazione, i risultati elettorali sono stati decisamente infelici. Insomma, tante spese con pochi risultati.

Non è un mistero che durante la campagna elettorale fosse stata messa al lavoro una sorta di task force per spostare una parte del personale, e suoi relativi costi, nei vari ministeri che il Pd avrebbe dovuto guidare vincendo le elezioni. Una vera e propria boccata d’ossigeno per i conti del Pd, ma sappiamo che le cose sono andate così solo in parte.

Durante la riunione sono state rimproverate ai dirigenti anche le eccessive assunzioni facili, soprattutto a tempo indeterminato, anche in caso di personale non qualificato per le mansioni scelte.

Di sprechi ce ne sono stati, e anche non pochi. Il fiume di denaro che arrivava dai rimborsi elettorali ha aiutato, in questi anni, a non stare attenti al centesimo.

«Sono critiche normali – dicono nei corridoi del Nazareno – anche perché autisti, segretarie e semplici dipendenti rischiano di pagare in prima persona gli scandali dei vari Fiorito o Lusi, pur non avendo alcuna colpa».

Inoltre, da un paio di mesi è in atto una sorta di pressing sui dipendenti affinché accettino di spostarsi dal proprio posto per andare a fare i collaboratori parlamentari di uno o più deputati. Tutti, più o meno, hanno ricevuto una mail di questo tipo:

Come saprai il Tesoriere e l’Ufficio del personale stanno lavorando ad un piano di collocazione del personale in ambito parlamentare, in particolare tra chi ha incarichi (Vicepresidenti e Segretari d’Aula) e tra i singoli parlamentari. Queste eventuali collocazioni saranno effettuate tenendo conto della conservazione dell’attuale condizione economica contrattuale, e anche del posto di lavoro utilizzando, qualora necessario, lo strumento dell’aspettativa. Il mio ruolo in questo lavoro è quello di raccogliere tutte le informazioni utili e trasmetterle ai parlamentari interessati, e in questo senso ti chiedo, a nome del Responsabile del Personale, l’invio urgente del tuo curriculum vitae. In particolare nel curriculum dovranno essere specificate le tue esperienze di lavoro legate ad attività politiche (con parlamentari, membri di governo o amministratori locali).
Puoi inviare via e mail il tuo curriculum a me e al Responsabile Francesco Davanzo.
Ti ribadisco l’urgenza perché vorremmo poter dare risposte tempestive alle richieste che ci giungono. Qualora tu voglia siamo a disposizione per eventuali chiarimenti.

Rimaniamo in attesa di un tuo riscontro e ti ringraziamo della collaborazione.
Saluti.

Addirittura il curriculum al proprio datore di lavoro che, evidentemente, non ha un’idea precisa delle mansioni svolte dai suoi stessi dipendenti.

E’ stata senza dubbio una giornata difficile nel Pd. Tra i corridoi del Nazareno c’è tanto sangue amaro. La crisi si fa sentire già su diverse famiglie italiane, alcuni dipendenti hanno magari il proprio compagno in cassa integrazione o in mobilità. Già quando Enrico Letta nel discorso per la richiesta di fiducia parlò di abolizione del finanziamento pubblico, qualcuno storse il naso.

Quello che, giustamente, procura molto fastidio è essere in qualche modo assimilati alla “casta”, confessano in molti.

Oltretutto questa mattina, davanti alla sede del Partito Democratico c’erano numerosi giornalisti e telecamere a riprendere i dipendenti, alcuni dei quali addirittura inseguiti microfono alla mano, nonostante non siano personaggi pubblici, con la più banale delle domande: «E’ preoccupato per il proprio posto di lavoro»?

Insomma, tutti gli òneri della casta, senza gli onori?

[Fonte: Blogo.it]

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