La ricerca di un nuovo progetto culturale. Salvare le “radici” per alimentare una cultura creativa

Le tre età della donna ( Gustave Klimt)

Il nostro è un paese che da anni prova a trovare le spinte per un neo-rinascimento, che per tanti versi è nelle sue possibilità, ma non trova rispondenze soprattutto nelle corde emotive del “capitale umano”, e mi ricorda una pianta malata. La cura, per rimanere nella metafora, non può limitarsi ad una terapia solo per i fiori e per i frutti, ma va affrontata in maniera globale, prendendo in considerazione le varie parti della pianta. Per mutare il codice genetico, la “forma mentis”, del materiale umano non è sufficiente limitarsi ai giovani. Certo i frutti rigogliosi saranno la spina dorsale delle società future, ed è buona norma prepararli alla consapevolezza che la cultura e la ricerca rappresentano l’unica arma per puntare al cambiamento.

E’ essenziale però tenere presente che il nozionismo non è vera cultura, mentre la creatività e la ricerca del nuovo, finiscono sempre per essere un arricchimento di essa. E’ giusto pensare anche alla formazione degli educatori. Sia i più vicini, i genitori, sia quelli apparentemente più lontani, cioè gli insegnanti, che in realtà dovrebbero fare buona parte del lavoro. Tutto questo senza dimenticare, anche se influenzano i comportamenti e l’apprendimento con dinamiche molto diverse, che una parte fondamentale della pianta, è rappresentata dagli anziani. I cosiddetti “vecchi”, che ne rappresentano le radici.

Essi sono testimoni e interpreti di tutto il patrimonio culturale in ogni angolo del pianeta e a mio avviso sarebbe giusto accettare la scommessa di provare a mutare anche il loro codice comportamentale, il loro modo di pensare, fornendogli la consapevolezza che esiste qualcosa di diverso e di nuovo, ugualmente fruttuoso , rispetto a ciò che hanno sempre considerato utile e giusto.

Pare che gli anziani abbiano raggiunto, in base alle loro esperienze, un grado di certezza assoluta intorno ad una serie di concetti, che utilizzano per rapportarsi con la vita. Buona parte dei sociologi e degli psicologi sembrano convinti che mutare gli “schemi” di comportamento dei vecchi sia un impresa assurda. Io invece ritengo che esista all’interno di ciascuno una piccola luce che va solo stimolata per riprendere vigore, e specialmente sono convinto che l’apertura mentale, la creatività, l’inventiva, la voglia di cercare “forme” nuove e ampliare la capacità di soluzione dei problemi, siano atteggiamenti mentali che possono essere trasferiti all’interno di ogni apparato di pensiero. Potrebbe essere interessante tornare a casa e trovare un nonno, ad esempio, che invece di essere infastidito o meravigliato da tutte le nuove tecnologie, sia in grado di suggerire al nipotino chissà quale applicazione per il cellulare, ma anche di realizzargli un pupazzo con dei tappi di sughero.

Sembra un’idea folle, quasi fantascientifica, ma sono proprio le idee folli quelle che fanno realmente cambiare le cose. Una formazione dunque anche per gli anziani, oltre quella dei ragazzi che. appare più naturale, come quella degli educatori, per far si che oltre ai programmi e alle nozioni siano in grado di insegnare a leggere in maniera “altra” ogni cosa, ed a stimolare le diverse maniere di pensare e la creatività, invece di tendere all’omologazione. I nostri insegnanti fanno il loro dovere nella maniera migliore. Precisamente nella maniera che essi ritengono migliore. Ma è evidente che il solo rispetto dei programmi, ed il passaggio delle nozioni non basta ad evitare il crollo del nostro sistema scolastico, e del mondo della cultura, e, tranne rari casi, ne vediamo chiaramente i risultati.

Si può tuttavia far tornare tutti a trovare nuovi modi di guardare la realtà, a cercare nuove idee e nuovi progetti per il futuro attraverso la creatività che dona la cultura.
Credo che tutte le conoscenze passino in maniera diretta e veloce, oltre che indelebile, attraverso le emozioni, e le dinamiche del gioco. Infatti i meccanismi ludici sono quelli che aiutano da sempre i bambini a crescere e ad imparare. E solo attraverso le stesse sollecitazioni che si può arrivare alla creazione di nuovi-vecchi geni. Ho provato ad immaginare me stesso molto vecchio e non mi sono mai visto immobile e statico con la mente, e non credo ciò accada solo perché sono un artista.

Ma se anche così fosse credo che sia possibile infondere questo spirito creativo in chiunque, attraverso il gioco e nuove tematiche didattiche, che possono arrivare al cuore di tutti. Come per il teatro, è necessario cominciare a prendersi sul serio quando si recita, quando si gioca e quando si immagina. Si può imparare a leggere e a guardare le cose attraverso lo spirito degli archetipi, comprendendo il funzionamento di ogni oggetto e tutte le evoluzioni creative, il che porta ad una rilettura del reale e alla creazione del nuovo.
Al di là della crescita personale sarebbe di vitale importanza per il rilancio dell’artigianato, per la produzione industriale, per la sociologia, e per la vita in generale. Solo valorizzando le emozioni si può puntare alla realizzazione di un ambito lavorativo estremamente creativo, strutturando persone in grado di ragionare oltre il puro dato delle competenze. Le emozioni sono il primo termometro della felicità mentre il conto corrente non è per niente un buon indicatore del grado di serenità di un individuo.

Straordinarie competenze tecniche e sviluppo emotivo possono portare alla crescita di amministrator delegati e politici che leggano delle poesie oltre il sole ventiquattrore, e collaboratori che abbandonata la visione particolare dei propri bisogni possano guardare all’azienda paese come una creatura che gli appartiene, per la quale può lavorare anche al suo sviluppo globale.
Ciò rappresenterebbe il cambiamento più radicale cui questo sogno può portare, cioè una percezione di sé che, abbandonate le trappole della mente e il dominio dell’ego, porti ad una consapevolezza del proprio “io” che guarda alla crescita ed alla salute della “pianta” come interesse primario.
Sarebbe la nuova idea di un singolo individuo che interpreta il proprio sviluppo come intimamente legato a quello della comunità e del territorio. La parte che lavora per il tutto, la più piccola foglia che vibra per lo sviluppo della pianta.
Tutte le nostre convinzioni sono plasmabili attraverso le emozioni ed ogni cambiamento radicale avviene sotta la spinta di una forte emotività, perciò la cultura creativa è fondamentale, perché ci fa arrivare, attraverso lo spiegamento delle emozioni positive, come il desiderio si stupire e di meravigliare, con le sensazioni di gratifica che ne derivano, e il piacere di trovare idee nuove, efficaci soluzioni affascinanti, a ritrovare la voglia di abbracciare il concetto di responsabilità come capacità di trovare risposte.

Un’idea di responsabilità che si allontana da ogni conseguenza negativa e regala la leggerezza del coraggio delle proprie scelte. La soddisfazione inestimabile che inonda ognuno dopo un atto creativo, rappresenta la conferma delle nostre infinite possibilità, e si aggiunge alla gioia immensa di aver contribuito a cambiare la realtà che ci circonda.
Formare, oltre ai giovani, anche i loro punti di riferimento, compreso chi ritiene di avere perso definitivamente le capacità di elaborare idee nuove, e di guardare il mondo con gli occhi della fantasia, è una sfida che a mio avviso vale la pena di accettare.

Le nuove visioni sono il senso del cambiamento, e sono queste che alimentano una vera “metanoia”, il cambiamento di pensiero di cui necessita, l’umano in generale, e il nostro paese soprattutto. Si può insegnare la creatività esattamente come si insegnano le tecniche dell’artigianato. Aiutando a comprendere come si comporta la nostra mente, e come si muovono i pensieri. Si può arrivare , per ideare una macchina nuova o qualunque altro meccanismo di comportamento, alla comprensione di quelle che sono le sue funzioni basilari, e operare lo scarto che ci porta ad un nuovo oggetto o a nuovi modi di fare che esprimono magari anche meglio le stesse funzioni.

Si possono esplorare le connessioni tra innovazione e creatività, dalle dimensioni tecniche e ingegneristiche della ricerca, a quelle di cui è difficile inquadrare la struttura e la forma, come le dinamiche del puro processo creativo.

Le forze dell’artigianato, della ricerca, dell’arte e della cultura sono le sole al servizio della crescita e dello sviluppo, o per meglio dire al servizio di una decrescita intelligente.

© Riproduzione Riservata

Commenti