L’ennesimo imbroglio partitico-mediatico che spiega un bilancio deludente, continuistico e involutivo. Un Paese schiacciato tra astensionismo di massa (funzionale ai peggiori), impostura mediatica, truffa elettorale e alternanza inconsistente tra i due partiti supergettonati: PD e PDL

Premesso che si tratta del 1° turno elettorale e che le dinamiche del 2° sono diverse ed incerte, esprimo qui un mio commento sulla gestione e l’andamento di questa prima tornata elettorale a Roma. Prima e durante la campagna elettorale, mass-media e manifesti elettorali hanno presentato solo tre candidati-sindaco: Alemanno, Marino, Marchini, più una comparsa, De Vito (M5S). Completamente assente, non solo la notizia essenziale di come si vota, ma anche qualsiasi riferimento alle elezioni nei Municipi.

Era dato per scontato, com’è avvenuto puntualmente, che al ballottaggio andassero Marino e Alemanno. Perciò molti non hanno votato, riservandosi di farlo al 2° turno, quello decisivo per la nomina del sindaco. Tutti gli altri candidati e le relative liste sono stati totalmente oscurati. I risultati hanno rispecchiato appunto, come da decenni, la volontà e le indicazioni della propaganda mediatica dominante. Come nelle politiche, maggioritarie e binarie, hanno prevalso i candidati dei due partiti affini e consociativi, PD e PDL, che insieme al governo del Paese, si contendono a Roma la poltrona di sindaco.

Di fronte all’imbroglio elettorale a risultato scontato, quasi il 50% dei elettori non ha votato (47,2%). I voti validi sono poi l’82% dei voti espressi, mentre le schede bianche e nulle raggiungono il 3,39 %. Quasi tutti i commentatori spiegano, strumentalmente, l’astensionismo di massa, non come ripudio dei partiti dominanti che loro sponsorizzano, ma come “antipolitica”: una sciocchezza grossolana ed ipocrita perché la politica ci appartiene e determina il nostro modo di vivere, di lavorare, di studiare, di curarci, ecc. Ovviamente l’aumento dell’astensionismo dei cittadini più indignati e vessati, favorisce i due partiti di governo e le loro liste, a tutto danno delle liste minori, più innovative e conflittuali: De Vito (M5S), Alfio Marchini, Sandro Medici (oscurato totalmente prima e durante le elezioni). Tra qualche giorno, dopo le solite lacrime da coccodrillo, nessuno ne parlerà più e conteranno le poltrone.

Anche la novità del movimento M5S, decollato con le idee bellicose di Grillo, si va sgonfiando, non solo a Roma, ma in tutti i Comuni in cui si è votato. Credo che questo movimento debba rivedere l’egemonia assoluta di Grillo e Casaleggio, per organizzarsi, decidere ed agire in modo democratico, trasparente e collegiale. Deve affrontare i problemi nodali della politica italiana, che non sono quelli delle diarie dei parlamentari o dei privilegi della casta partitica. Occorre stabilire alleanze credibili e possibili. Gli strilli e le invettive di Grillo hanno alquanto stufato, anche perché “atterrano” spesso su questioni di basso profilo e su azioni inconcludenti, con risultati inconsistenti. M5S deve anche capire che delle due caste anticostituzionali dominanti – quella dei giornalisti e quella dei partiti – è la prima quella più potente e devastante. Eppure tutti inveiscono solo contro la “casta politica” (in realtà partitica), dimenticando l’altra ben più potente e mistificante.

Queste elezioni, come quelle politiche precedenti, hanno ribadito una realtà elementare: serve un partito di opposizione vera al neoliberismo e un riscatto popolare rispetto alla egemonia di mass-media e giornalisti. Gli oppositori più radicali devono anche smetterla di snobbare le elezioni, astenendosi, per affidare solo alle manifestazioni di piazza e agli scioperi la lotta contro il neoliberismo (capitalismo). Le elezioni, per quanto truccate, contano, nel senso di stabilizzare i poteri dominanti e rilanciarli nello immaginario collettivo: un fattore che ha un suo peso nella lotta di liberazione anticapitalistica.

Nei Comuni dove la sinistra di opposizione – SEL, Rif.com, Comunisti italiani, PSI – si è presentata unita, i risultati sono incoraggianti, nonostante i limiti dei leader di questi partiti e la censura mediatica. E’ tuttavia palese che la sinistra, fuori dal PD, registra ancora un risultato negativo e molto deludente. Sui risultati attuali gioca, non solo la legge elettorale “presidenzialista o leaderistica”, ma anche la potenza economica e mediatica dei candidati e delle liste. Perciò la lotta per democratizzare le elezioni e i mass-media, riportandoli in ambito costituzionale, è parte integrante della lotta contro il capitalismo, le sue regole e le sue pratiche, autoritarie ed oppressive.

Qui sta anche la scommessa di un nuovo ed unico partito comunista ed anticapitalista, che agisca come motore, anche elettorale, della riscossa popolare e sociale ormai ineludibile.

© Riproduzione Riservata

Commenti