A poche settimane dalla sconfitta elettorale il magistrato non molla, apre a Crocetta e rilancia: “Azione civile deve essere un movimento capace di aggregare i progressisti”

Antonio Ingroia

“Rosario Crocetta è un interlocutore privilegiato per Azione civile”. Antonio Ingroia non si nasconde, e ribadisce una sintonia mai celata con l’attuale governatore della Regione. “Certo dispone di una maggioranza traballante – prosegue l’ex candidato premier -, che non gli permette di fare quello che lui chiama una rivoluzione politica”. Al di là della sintonia lessicale fra le due rivoluzioni, Ingroia resta a colloquio con il primo inquilino di Palazzo d’Orleans, che gli aveva affidato – prima dello stop del Csm – l’incarico di presidente di Riscossione Sicilia.

Antonio Ingroia non resta dunque dietro il sipario con le mani in mano. E ritorna sul palcoscenico della politica, anche se il destino della sua carriera in magistratura non è ancora deciso. “Il Tar ha solo rifiutato la sospensiva – sottolinea il magistrato – aspetto nei prossimi giorni che si esprima nel merito”. Sulla carta Ingroia è dunque ancora sostituto procuratore della Repubblica ad Aosta. “Ci sono stato solo due volte a pranzo – confessa – la prima con il presidente del Tribunale, la seconda con gli attivisti locali di Azione civile”. Proprio nella cittadina a pochi chilometri dalla Francia esiste quindi una sparuta pattuglia di sostenitori del magistrato palermitano. “Sono circa una ventina”, dice Ingroia che poco dopo però ribadisce: “Non andrò lì a lavorare”.

Il destino del magistrato che ha indagato sulla trattativa Stato-Mafia – come riporta Blogsicilia – resta però avvolto da un grande punto interrogativo. “La destinazione che mi spetta è la Procura nazionale antimafia, che non ha una pertinenza territoriale, e dunque in cui posso andare. Il tribunale di Aosta invece fa riferimento a quello di Torino, ed io in Piemonte ero candidato alle ultime elezioni politiche”. Qualora la sua richiesta di trasferimento alla Procura antimafia venisse accolta, quindi, Ingroia potrebbe tornare a indossare la toga. Le ferie di cui gode scadono il prossimo 20 giugno, anche se poi potrebbe chiedere “altri quaranta giorni di permesso”, come fa sapere lo stesso ex pm della Procura di Palermo.

Intanto, il leader di Azione civile parla da politico. E lo fa a tutto tondo. “Italia dei valori? Va verso il suo congresso dove le posizioni di Orlando e Di Pietro si confronteranno. La separazione con Azione civile è però irrimediabile”. Più fluido invece il dialogo con Rifondazione comunista e il Pdci. “C’è un’interlocuzione aperta, tanto che in alcune realtà, per esempio in Calabria, ricalchiamo l’alleanza delle Politiche”. E i Verdi? “Proseguono per la loro strada”, taglia corto. Ad ascoltare Ingroia c’è il consigliere comunale Alberto Mangano. Al suo fianco però siedono i due referenti di Azione civile in Sicilia, nominati proprio da lui, vale a dire Maria Guagliardito e Saverio Cipriano, entrambi provenienti da Sel. E proprio a Sinistra ecologia e libertà arrivano le frecciate più velenose: “Vogliamo porci come soggetto capace di aggregare tutta la sinistra – sottolinea – che però deve fare un atto di umiltà politica. Nessuno può pretendere di mettersi a capo di un nuovo movimento. E non mi pare che da parte di Vendola ci sia questa disponibilità di servizio”. Poi rincara la dose: “Sel non è stata coerente, perché si è alleata col Pd pur sapendo che dopo le elezioni ci sarebbe stato un governo con Monti. Aveva già previsto di sganciarsi con uno stratagemma politico di vecchio stampo”.

Azione civile intanto guarda agli elettori democratici e grillini delusi. L’assemblea vera e propria sarà il primo giugno, in vista della più importante scadenza del 23 giugno, quando avrà luogo la prima assemblea nazionale di Azione civile. In quel momento numeri e nomi saranno noti. Ingroia però mette le mani avanti: “Ripartiamo da capo, senza politici. Azione civile poi, se servirà, sarà pronta pure a fare un passo indietro”.

Ingroia in serata ha precisato che “è intenzione del Movimento quella di aprire il dialogo a tutte le forze progressiste, citando tra questi anche il movimento “Il Megafono” che fa riferimento al Presidente della Regione siciliana, senza esprimenerne nessun particolare privilegio, semplicemente come uno dei tanti”.

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