Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

Un amico taxista. Si chiama Giancarlo e, quando parto, vuole essere lui a portarmi alla stazione. Così, tra una partenza e un arrivo, le storie della sua vita si trasferiscono nella mia memoria, attraverso gli episodi che racconta, impensabili e rari come quello che sto per descrivere.
Giancarlo ha due figlie e racconta che un giorno, vedendo la maggiore che si stava preparando a uscire, intuisce che per lei si tratta di una giornata particolare e le offre di accompagnarla.
La ragazza accetta e, quando i due giunti a destinazione si salutano, chiede al padre di venirla a prendere verso sera.
Giancarlo torna al suo lavoro di taxista e quando cala il crepuscolo rimane in attesa della figlia sul luogo dell’appuntamento.
“Aspettando ho incominciato a leggere il tuo libro Lettere dalla Kirghisia e pareva davvero di vivere il sogno di una società diversa. Proprio mentre leggevo che in quel Paese chiunque desidera fare l’amore mette un fiore azzurro sul petto, in modo che tutti lo sappiano, vedo il portone che si apre…”
La ragazza appare, con una corsetta civettuola raggiunge il padre e sale sul taxi.
Dopo qualche minuto di silenzio, Giancarlo le dà un bacio in fronte.
“Beati i tuoi diciassette anni figlia mia. Beh, com’è andata?”
“Papà, ma come hai fatto a capirlo?” Dice la ragazza sfiorandosi le guance arrossate con la mano.
“E’ stato bello.”
“Lui era gentile?”
“Tranquillo pa’, è stato molto gentile e caro. Ma come hai fatto tu a capire?”
“Senti un po’, magari tu che sei andata a scuola mi puoi insegnare a scrivere, ma io la vita la so leggere”.
Poi Giancarlo si gira verso di me. Dopo una lunga pausa di silenzio riprende a parlare.
“Mia figlia ha vinto il premio per il miglior racconto di tutte le scuole di Roma. E’ la storia di un carcerato che fa amicizia con il suo carceriere.”
Giancarlo racconta che quando le amiche di sua figlia hanno saputo che lui, suo padre, l’aveva accompagnata al suo primo convegno d’amore, hanno voluto, una ad una, conoscerlo.
“Tuo padre è un taglio.” Dicono le amiche, “E’ proprio un grosso!” Il che significa nell’attuale gergo dei giovani romani: “E’ fantastico, è un mito”.
“Io ce dialogo con le mie figlie”, mi dice Giancarlo con aria serena. “I genitori delle altre ragazze sono subito invecchiati, invece io sono sempre giovane, pur avendo l’esperienza del padre”.
“Perché non racconti a tua figlia tutto quello che ti succede come tassista? Magari sai che bel libro riesce a scrivere?”
“Per dir la verità, in gran segreto, lo sto scrivendo da me il libro. Vuoi sapere il titolo? … Dio T’assista”.

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