Gup condanna Fiorito a 3 anni e 4 mesi: è accusato del reato di peculato. Avrebbe intascato 1 milione di euro ma l’ex tesoriere Pdl nel Lazio non dovrà tornare in cella

Marco Fiorito

L’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito è stato condannato a tre anni e quattro mesi dal gup Rosalba Liso. Era accusato di peculato per essersi appropriato di oltre 1 milione di euro di fondi del gruppo regionale del suo partito, dirottandoli in conti in Italia e all’estero. Il fatto è avvenuto durante la giunta di Renata Polverini. Il gup di Roma ha stabilito, inoltre, la sua interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

Er Batman, come era soprannominato a Roma, ha però scongiurato il rischio carcere. Considerando, infatti, che ha già scontato a Regina Coeli sei mesi di carcerazione preventiva e considerato che il tetto minimo per scontare la pena è di tre anni, l’ex tesoriere non deve tornare in cella.

Per sua stessa ammissione, Fiorito ha intenzione di andare a vivere ad Anagni, dove era stato sindaco. «Vivo vicino casa di mia madre, lei ha bisogno di assistenza, è malata», ha raccontato lasciando il tribunale. Questi ultimi mesi sono stati difficili».

L’ex sindaco ha raccontato di essersi «fidanzato» con una ragazza «conosciuta due mesi prima che entrassi in carcere e che ha avuto la forza di restarmi accanto. Dovrò fare ordine a cominciare da subito».
I due ex capo segreteria di Fiorito, Bruno Galassi e Pierluigi Boschi, hanno patteggiato: il primo ha una pena di 1 anno e 5 mesi, il secondo di 1 anno e due mesi.

Il primo commento dell’imputato è stato lapidario: «Io quei soldi non li ho rubati, sia chiaro. Quel denaro mi è stato assegnato tramite delibera. Non ho rubato, per questa vicenda ho fatto fin troppo carcere. Abbiamo dimostrato», ha proseguito, «documenti alla mano, di non aver commesso alcun peculato. Speriamo che la sentenza venga ribaltata in Appello».

Er Batman ha poi precisato: «Io non ho accusato nessuno ma ho solo raccontato di un sistema. Spetta ai pm fare chiarezza.. Avendo già restituito i soldi oggetto di contestazione, sono al momento l’unico politico che non ha preso soldi dalla Regione Lazio».

In procura infatti, dopo il processo col rito abbreviato a Fiorito, vanno avanti gli accertamenti su come i gruppi gestivano i fondi durante la precedente giunta: ci sarebbero una decina di indagati. «Ho scontato i domiciliari ad Anagni e continuo a stare lì. La gente mi vuole bene. Il carcere è una esperienza terribile e che non auguro a nessuno. È sicuramente un passaggio che avrei evitato», ha aggiunto. «Non ho speso i soldi per viaggi, auto e acquisto di immobili. Tutto quello che era stato scritto prima è stato definitivamente cancellato», ha concluso Fiorito. «Continuo a ricevere attestati di solidarietà da ex consiglieri regionali e da sindaci, ma non dai grandi dirigenti del Pdl».

Poi, per quanto riguarda un suo possibile ritorno in politica, ha tagliato corto: «Adesso no, no, e ancora no. Mi metto a fare il filantropo».

Il pm Alberto Pioletti aveva sollecitato in sede di requisitoria per Fiorito una condanna a cinque anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Nell’ambito di questa vicenda l’ex capogruppo era finito in carcere il due ottobre 2012. Fiorito era tornato in libertà lo scorso 28 marzo dopo oltre 5 mesi tra carcerazione preventiva e domiciliare. il 18 aprile scorso aveva siglato un accordo con la Corte dei conti di Roma per la restituzione alla Regione di 1 milione e 90 mila euro.

Stando a quanto sostenuto in quell’occasione dall’avvocato Carlo Taormina, difensore di Fiorito con il penalista Enrico Pavia, il milione che deve essere restituito alle casse della Regione riguarda i «550 mila euro già sbloccati dal gup, 200 mila in contanti e il resto da beni immobili dati in garanzia».

Commentando la sentenza, Taormina ha rivendicato quella che per lui è una vittoria: «Un primo obiettivo l’abbiamo raggiunto: quello di trattare questa vicenda come qualsiasi altra perché l’accusa voleva fare di Fiorito un capro espiatorio». Parlando infine della configurazione giuridica del reato attribuito all’ex capogruppo Pdl, ed annunciando ricorso in Appello, Taormina ha detto di ritenere la sentenza «Non corretta tecnicamente perché sulla base della giurisprudenza attuale i fatti contestati non rientrano nella fattispecie del peculato».

L’avvocato Agostino Mazzeo, legale del gruppo Pdl alla Regione Lazio, ha invece esultato. «Esprimo una soddisfazione puramente tecnico-giuridica. Il Pdl in Lazio, nella scorsa legislatura, era una compagine raggruppante anche numerosi giovani che, nei fatti, si era distinta per numero di atti normativi portati a compimento e che risultava aver fatto approvare leggi più di tutti gli altri. Tuttavia, a causa della condotta dell’imputato, di tutto ciò, non è rimasta traccia». Il legale non ha risparmiato un attacco diretto a Fiorito: «Ha prima vertiginosamente sottratto risorse per il suo fabbisogno e poi, non pago, una volta destituito dagli stessi colleghi ha inscenato l’inverosimile cercando di far passare le colpe proprie in colpe altrui».

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