Giro di vite del sindaco sugli istituti pubblici. I sindacati e la comunità afro-americana protestano, ma Rahm non si ferma: “le scuole costano troppo e producono poco”

protesta per la chiusura delle scuole

Chiudere 54 scuole pubbliche con un’unica decisione è qualcosa che pochi sindaci possono permettersi ma Rahm Emanuel, primo cittadino di Chicago, ha un carattere notoriamente determinato e quando si è trovato davanti a sperperi e inefficienza non ci ha pensato sopra due volte. Da qui la decisione del “Board of Education” di Chicago, la città degli Obama, di imporre la chiusura dei battenti a 54 scuole da Emanuel definite “fallite” per via degli scarsi risultati nell’educazione delle giovani generazioni a fronte di un peso economico da capogiro sull’erario cittadino.

Per tentare di farlo tornare sui suoi passi le scuole hanno operato come una mini-lobby, chiamando in causa il sindacato degli insegnati e gli eletti a Springfield – dove ha sede il Parlamento dell’Illinois – nel tentativo di ottenere almeno una moratoria. Ma Emanuel non ne ha voluto sapere e così a Karen Lewis, presidente del sindacato degli insegnanti di Chicago, non è restato che dichiarare la giornata della decisione “un momento luttuoso per tutti i bambini della nostra città”. La rabbia degli insegnanti pubblici è tale da aver già dichiarato guerra a Emanuel in vista del 2015, quando sarà in gioco la rielezione: Lewis ha promesso che farà l’impossibile per mobilitare i 26 mila iscritti per registrare almeno 200 mila nuovi votanti e mandare a casa l’attuale sindaco, che è poi anche l’ex capo di gabinetto di Barack Obama alla Casa Bianca.

Ma per un combattente come Rahm Emanuel tali sfide sono quasi un invito a nozze: “Subirò qualsiasi conseguenza politica se ciò serve a dare un futuro migliore ai nostri figli – ha replicato – chiudere queste scuole fatiscenti era politicamente rischioso ma necessario per l’educazione dei ragazzi”. La tesi di Rahm Emanuel è che il sistema scolastico pubblico ha un deficit annuale di 1 miliardo di dollari a causa del mantenimento di troppi edifici mezzi vuoti: a fronte di classi con 500 mila posti vi sono solo 403 mila alunni. Da qui la scelta di chiudere 54 scuole, scegliendo quelle con meno alunni ed al contempo risultati più scarsi. Gli alunni che andavano nelle scuole chiuse saranno trasferiti in istituti che danno rendimenti migliori.

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