La nuova strategia per conquistare i giovani. Dalla sensibilità green e sociale all’aggressività pubblicitaria, il piano per convincere i consumatori da 19 ai 34 anni

McDonald’s

Dopo aver accompagnato la perestroijka aprendo un fast food nei paraggi del Cremlino, aver introdotto i romani agli hamburger aprendo un punto vendita in Piazza di Spagna ed aver intuito la rivoluzione “green” offrendo cibi in confezioni che promettono di rispettare l’ambiente, McDonald’s sente che c’è un altro cambiamento da cavalcare. E lo vuole fare in fretta al fine di moltiplicare gli incassi.

La rivoluzione che incombe è quella dei Millennials, i giovani nati a partire dal 1980 e cresciuti con le nuove tecnologie digitali. La loro importanza si misura con la forte propensione al consumo: spendono 247 miliardi di dollari ogni 12 mesi ma, ammette il ceo Don Thompson, solo una quota minima finisce nelle casse dei McDonald’s. Si tratta di un’incapacità di attrarre consumatori compresi fra i 19 e 34 anni che rischia di avere conseguenze pesanti per il gigante dei fast food: i Millennials possono favorire la concorrenza o, ancora peggio, decretare la morte commerciale di hamburger e patatine fritte.

Per tentare di risalire la china e conquistare i Millennials la decisione è stata così di redigere un vademecum sulle “politiche da adottare” a tambur battente. E’ Thompson in persona che, assieme ad una task force, ci sta lavorando e preme sulla catena di distribuzione globale per “vedere risultati al più presto”. Le raccomandazioni più importanti finora elaborate, secondo indiscrezioni pubblicate dai quotidiani americani, sono cinque.

Ecco di cosa si tratta. Primo: il “cibo deve attirare” i Millennials e visto che i tacos sono molto popolari “bisogna promuovere nuovi prodotti” tanto sul cibo che sulle bevande. Il rischio insomma è che hamburger e patatine vengano percepiti prodotti del Novecento, che piacciono ai genitori ma non sono più trendy nel XXI secolo. Secondo: poiché i Millennials fanno grande attenzione alle “cause sociali” McDonald’s deve decidere quali sposare. Può trattarsi della parità di remunerazione fra uomini e donne, dei diritti dei gay o dell’aumento del salario minimo ma bisogna dare un segnale per far intendere che i soldi spesi al bancone aiutano a promuovere cause che “rendono migliore l’America”. Terzo: “respingere la concorrenza” ovvero evitare che fast food più recenti, ma molto aggressivi, come “Panera” e “Chipotle” riescano, soprattutto nei centri urbani, a rubare clientela con espedienti commerciali, dal look delle pubblicità al livello dei prezzi. Quarto: “reinventare il breakfast” perché, statistiche alla mano, sembra che i Millennials lo considerino il pasto preferito, quello per il quale sono disposti a pagare di più. E per cui McDonald’s al momento offre di meno. Quinto: bisogna dare più informazioni sugli ingredienti di cibi e bevande vendute perché la nuova frontiera della tendenza “green” è garantire la propria salute evitando di consumare prodotti di cui non si conosce l’origine.

Saranno gli incassi dell’anno corrente a suggerire se la task force di Thompson è riuscita a invertire la tendenza. Ma di sicuro la rincorsa ai Millennials è già cominciata.

© Riproduzione Riservata

Commenti