Non sono i caffè serali a non far dormire. In realtà la colpa è di una cattiva abitudine: la troppa tecnologia

l’insonnia

“Aiuto! La notte non riesco a dormire”. Un grido di allarme e una richiesta d’aiuto che tante volte avremo sentito pronunciare da amici e parenti, che trascorrono le proprie nottate con gli occhi aperti, rigirandosi nel letto e alzandosi la mattina con gli occhi gonfi e più stanchi della sera prima. Certo, nei casi di insonnia stare nel letto non è mai producente, ma non si può neanche risvegliare la mente guardando la tv o leggendo un libro, in attesa che il sole sorga e la giornata abbia inizio. Gli ultimi dati, pubblicati dalla Fondazione per la ricerca e la cura del sonno, parlano di una persona su dieci sofferente di insonnia, e una sue due di insonnia temporanea, legata cioè a fattori contingenti. Per il prof. Paolo Peverini, direttore della Fondazione “l’insonnia è una malattia figlia del tempo in cui viviamo. È comunque una semplificazione perché esistono molti tipi di insonnia. L’impennata dei problemi legati al sonno di cui si parla oggi, però, è dovuta ai ritmi che ci autoimponiamo”.

Non si è certamente insonni per caso, ma c’è sempre dietro una problematica, che può essere anche di natura patologica. Anche se in alcuni casi si può diventare di propria volontà degli insonni, scegliendo di lavorare fino a tardissima notte, svegliandosi poi alle prime luci dell’alba. Portarsi il lavoro a casa e a letto crea uno squilibrio nei ritmi sonno veglia. Sul fronte opposto ci sono quelle persone che, per necessità, fanno un doppio lavoro, il primo il giorno e il secondo la notte: un dato importante è che nei paesi in crisi economica si registra un aumento della “veglia notturna”. Poi c’è anche l’insonnia ‘tecnologica’. Secondo una ricerca condotta dal politecnico di Troy, in America, trascorrere due ore su un tablet retroilluminato fa diminuire del 22% la produzione di melatonina, l’ormone che regola i cicli di sonno e veglia. Più in generale lo sviluppo dei social ha creato per gli esperti una generazione di ragazzi insonni, che trascorrono parte della notte, se non tutta, davanti al pc, creando il fenomeno del ‘sonno contratto’, ovvero a letto più tardi e sveglia sempre alla stessa ora. Si crea così uno squilibrio nell’orologio biologico, squilibrio che alla lunga genererà problemi.

A questo punto bisogna trovare dei rimedi, che possono anche essere tecniche di rilassamento, meditazione, respirazione profonda, e anche una terapia medica cognitivo-comportamentale. Per l’insonnia legata all’high tech il consiglio degli esperti è spegnere tutti gli apparati almeno due ore prima di andare a letto e cercare da subito far riposare il cervello. Altri rimedi, possono essere, finestre aperte nella stanza per avere una giusta areazione quando si va a letto, comperare un materasso giusto per le nostre esigenze, mangiare leggero a cena per avere una digestione migliore, evitare il buio totale in camera, in quanto la luce del sole al risveglio stimola la produzione di melatonina, che con serotonina aiuta a conciliare il sonno.

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