“Ferocia su di me solo perché sono basso. La sinistra è ossessionata e razzista. Sono un vincente, mi fanno buu”

Renato Brunetta

Renato Brunetta alza la voce. «Bastaaa!!! C’è una differenza profonda tra come io sono e come mi descrivono. Sono ossessionati da me. D’Alema mi ha chiamato energumeno tascabile, Furio Colombo mini-ministro. La damnatio di Gino Strada, la ‘seggiola’ di Dario Fo, gli psicologismi d’accatto di Francesco Merlo, per cui la mia politica sarebbe frutto del mio complesso… Bastaaa!!!».

L’ex ministro della Pubblica amministrazione, secondo quanto affermato il 26 maggio al Corriere della Sera, ha ammesso che una battuta l’accetterebbe, ma «in queste parole infami c’è lo sguardo che mi è dedicato ed è profondamente razzista. Fanno come con Balotelli: siccome è un vincente, gli fanno buu».

Piccolo problema però – come spiega un approfondimento di “Lettera 43” -: Mario Balotelli, attaccante del Milan e della Nazionale è di colore. «E io sono piccolo. Perché tanta ferocia nei miei confronti? Per la mia altezza? Perché un nano osa pensare e non solo fare la comparsa nei film di Fellini? Osa parlare di tutto e non solo della sua statura? Osa far politica a tutto tondo e con grinta, senza limitarsi a raccontare le discriminazioni subite perché povero e basso nel liceo dei signori? Persino Renzi…».

Renato Brunetta non ce l’ha comunque con tutti. «Matteo Renzi, a sinistra, è stato l’unico (che lo ha difeso, ndr) e lo ringrazio. Poi però dice che stanno prevalendo le idee di Brunetta come se fossero cosette, roba da poco. Ho qui l’agenzia: l’altro giorno ha detto che ‘era meglio prendere i voti di destra che avere Brunetta’. Anche Fonzie-Renzi è ossessionato da me. Fa comodo ignorare che mi sono guadagnato la cattedra universitaria con studi e sudore, facendomi largo tra i soliti pregiudizi; e che con Tarantelli sono stato il progettista dell’accordo di san Valentino, il blocco della scala mobile che salvò l’Italia; da allora vivo sotto scorta. Ora sono un leader culturale di un’area. Però non mi attaccano per le mie tesi, ma per la mia statura. Anche Monti l’ha fatto. Pur di non darmi ragione, ridono di me. Cercano di ridicolizzarmi».

Una derisione fin da quando era ragazzo? «No. Nella Venezia popolare dove sono nato mi rispettavano. Tutto è cominciato con la politica. Quando ho messo mano alla riforma della pubblica amministrazione, non hanno reagito nel merito, ma prendendosela con il mio fisico e il mio carattere».

Renato Brunetta è un fiume in piena: «Basta con la storia del nano e del complesso che ne avrei derivato. Balle. È come dire: quello è così perché è povero, quello ha la faccia da delinquente… Ma siamo pazzi? Così si torna a Lombroso: e il passo tra Lombroso e Mengele, tra il determinismo e l’eugenetica, è breve. Come può un medico come Gino Strada dire che io sono ‘esteticamente incompatibile con Venezia?’. Per fortuna la natura umana non è solo nel dato biologico. Lo dico da laico: c’è l’anima, c’è l’intelligenza, c’è lo spirito, c’è la poesia, c’è l’emozione. C’è il sublime. E, per tornare a De André, nessuno conosce ‘la statura di Dio’. Il mio punto di forza è essere me stesso, tutto intero. Ho il carattere che ho: un cattivo carattere come tutti quelli che ne hanno uno. Sono uno che si arrabbia; ma poi se uno mi tende un mignolo gli do il braccio. E qualche idea buona l’ho avuta».

Renato Brunetta ha ricordato i tempi in cui (era il 2009) era il solo «a contestare la linea di Tremonti. Sono stato il primo a denunciare l’imbroglio dello spread e la pretesa della trazione germanica dell’Europa. Ho scritto con Enrico Letta la risoluzione congiunta di centrodestra e centrosinistra sull’Europa. Berlusconi ha preso sul serio le mie analisi, ponendo le basi per il rilancio del Pdl. Le mie tesi sono mie, di neo-keynesiano, uomo di sinistra. Nano di sinistra? Basta, con questa autodefinizione spero si chiuda per sempre questo capitolo».

«Sono un socialista riformista. Guardo dove stanno i comunisti, e sto dalla parte opposta». Eppure ora il Pdl siede al governo con la sinistra. «Non è il mio governo. Ciascuno ha chiesto il voto per il suo programma. Tuttavia, un minuto dopo l’esito del voto sono diventato uno dei più convinti assertori della necessità di una grande coalizione, di questo governo, che chiamo di pacificazione nazionale. Una pacificazione non seduta, una grande coalizione che non si contempla l’ombelico ma realizza un programma necessario. Io come capogruppo del Pdl mi comporto da cane da guardia del programma. E sinora la mia guardia funziona. Sull’Imu ha funzionato. Ora si tratta di congelare l’Iva. Umanizzare Equitalia. E imporre un passo diverso all’Europa. Siamo l’unico Paese in cui destra e sinistra sono d’accordo nel voler mutare la politica europea di austerità».

Con la formazione di un nuovo governo, in posta c’è la vigilanza Rai. «Cambio ai vertici? Furono scelti ai tempi di Monti. Il nuovo governo deciderà. Io chiederò di far rispettare la legge: si mettano on line tutti gli stipendi; dirigenti, giornalisti, artisti. E proporrò di abbassare il canone e metterlo in bolletta: pagare meno, pagare tutti. Dipendesse da me, la Rai la privatizzerei. Due reti ai privati, una di servizio pubblico. Basta follie: basta Benigni, basta Camilleri, basta sudditanza culturale».

E a Berlusconi cosa conviene? «Basta anche con questa ossessione. L’antiberlusconismo – senza paragonare i fenomeni, ci mancherebbe – ha aspetti eclatanti e altri sottili e non detti, come l’antiebraismo. Gli zar quando avevano problemi interni risvegliavano l’odio antiebraico, e trasformavano la ribellione in pogrom. Così accade oggi a sinistra. Se vuole avere un futuro diverso dalla tristizia dei manettari, la sinistra deve smettere di alimentare l’antiberlusconismo come collante velenoso, che uccide i suoi stessi ideali. Non parlo tanto dei professionisti dell’insulto greve, come Fo e Strada. Parlo dei radical chic come Scalfari, Merlo, Colombo, D’Alema…».

Quanto dura il governo? «Mi ricorda la visita di leva di Andreotti, che secondo l’ufficiale medico doveva defungere in pochi mesi e campò più di settant’anni. Ogni governo nasce per durare una legislatura. E dura finché governa. Nessuno è così pazzo da far cadere un governo che governa».

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