Terremoto in Emilia: la colpa è dei cittadini

Un anno dopo i tragici fatti del maggio 2012 in Emilia: di chi è la colpa dei danni e delle vittime? Dei cittadini…

Ad un anno di distanza dai disastrosi sismi del maggio 2012 in Emilia si delinea la filiera delle responsabilità. Molti si chiesero se la pericolosità sismica dell’area fosse stata sottostimata nella classificazione sismica ufficiale.

A sinistra ecco l’ubicazione dei sismi che a partire dal 20 maggio 2013 hanno interessato l’Emilia. A destra la classificazione sismica dell’Emilia Romagna: in alto fino al 2003; in basso quella vigente.

Una nota sul sito NGV chiarisce che “non vi è stata nessuna sottostima della pericolosità sismica, o del rischio sismico, in sede scientifica; vi è stata – da sempre in Italia – una notevole sottostima del problema sismico in sede politico-amministrativa.”

Nella nota si legge: “I terremoti del maggio 2012 hanno colpito un’area fra le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, ritenuta dal pubblico, e non solo, “un’area poco sismica” o addirittura “non-sismica”. Come già avvenuto per il terremoto dell’Aquilano del 2009 altre voci, anche in ambito scientifico, hanno avanzato l’ipotesi di una possibile – anzi, praticamente certa – sottovalutazione della pericolosità sismica “ufficiale” dell’area. Di conseguenza è stata sostenuta la necessità di aggiornarne le stime, facendo a volte un po’ di confusione fra pericolosità sismica, rischio sismico, classificazione sismica e normativa sismica. Questo argomento è stato discusso da ricercatori di INGV, Eucentre e GEM (M. Stucchi, C. Meletti, P. Bazzurro, R. Camassi, H. Crowley, M. Pagani, R. Pinho e G.M. Calvi) in un articolo pubblicato su “Progettazione Sismica” (v.4, n.3 del 2012 – Numero monotematico sul terremoto in Emilia), che riportiamo integralmente per gentile concessione della rivista. Gli autori dimostrano che, per quel che riguarda la pericolosità sismica, le caratteristiche dei terremoti del maggio 2012, e in particolare quelle degli scuotimenti registrati, rientrano fra quelle attese per questa zona dalle normative sismiche e che pertanto, come già nel caso del terremoto dell’Aquila, le stime di pericolosità sismica non siano da rivedere in funzione di questi eventi.

Le ragioni dell’esteso danneggiamento, verificatosi principalmente a seguito dei terremoti del 29 maggio 2012, sono essenzialmente le seguenti:
a) il fatto che le zone colpite sono state classificate come sismiche, e quindi soggette a normativa sismica, solo a partire dal 2003 e non completamente fino al 2010. E questo nonostante la comunità scientifica ne avesse ipotizzato la pericolosità già dal 1980, ne avesse segnalata la pericolosità sismica almeno a partire dal 1996 e avesse formulato una proposta per la classificazione in terza categoria sismica nel 1998. Nella figura sono presentate le zone sismiche in Emilia-Romagna dal 1984 al 2003.
b) il cumulo delle sollecitazioni prodotte dalle diverse scosse più energetiche della sequenza.
In conclusione, non vi è stata nessuna sottostima della pericolosità sismica, o del rischio sismico, in sede scientifica; vi è stata – da sempre in Italia – una notevole sottostima del problema sismico in sede politico-amministrativa.

Nella nota sul sito ufficiale INGV gli studiosi evidenziano che le responsabilità sono da ricercare tra coloro che di fatto hanno amministrato Stato e Regione nelle ultime decine di anni; se costoro si fossero dimostrati attenti uomini di governo avrebbero dovuto fare tesoro dei risultati scientifici per trasformarli in azioni amministrative adeguate per garantire la massima sicurezza dei cittadini e delle attività produttive.

Un’accusa precisa! Rivolta solo a chi ha governato? Certamente no! Chi ha eletto coloro che governano e hanno governato? I cittadini. Quindi la responsabilità è dei cittadini che hanno votato per persone inadeguate a garantire la sicurezza in un territorio sismico.

Facciamo una riflessione su quanto stanno facendo gli amministratori regionali dal sisma del maggio scorso ad oggi. In seguito ai disastrosi sismi del maggio 2012 in Emilia, avvenuti in un’area intensamente interessata da attività petrolifere e da progetti di ricerca geotermica e di ricostituzione di un serbatoio di metano mediante iniezione in pressione nel sottosuolo all’interno di una roccia serbatoio di un giacimento esaurito, si sollevò una diffusa preoccupazione tra i cittadini: si chiedevano se vi potesse essere qualche relazione tra i sismi e le attività eseguite da varie decine di anni ed in corso nel sottosuolo da parte di varie compagnie petrolifere. La Procura di Modena ha aperto un’inchiesta e il Governatore dell’Emilia-Romagna ha chiesto pubblicamente una commissione internazionale d’inchiesta sulle trivellazioni in regione inviando una richiesta al capo della Protezione Civile Franco Gabrielli sostenendo che i risultati saranno importanti anche per le scelte che gli amministratori dovranno assumere in futuro sul loro territorio.

Conseguentemente la Protezione Civile Nazionale ha nominato la commissione di esperti che deciderà se vi sono relazioni tra attività umane, nel sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche, e terremoti.
E’ evidente che gli amministratori regionali si sono trovati a dover scegliere: nominare esperti trasparenti che garantiscano una accurata indagine tesa a garantire la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente antropizzato oppure individuare personaggi, esperti e bravi si, ma soprattutto che non vadano contro gli enormi interessi privati incentrati su vari progetti sul sottosuolo dell’Emilia-Romagna tra estrazione e reiniezione di idrocarburi, iniezioni di anidride carbonica, attività geotermiche etc.

Ben sapendo che eventuali risultati che evidenzino una possibile relazione tra tali attività e l’incremento del pericolo sismico avrebbe una ricaduta a scala nazionale di devastante impatto per gli interessi delle compagnie che finora si muovono nell’ambito di leggi a maglie larghe che consentono loro ampie possibilità di manovra e quasi nessun vincolo applicato seriamente teso a garantire la tutela delle risorse ambientali superficiali e la sicurezza dei cittadini.

I responsabili dell’amministrazione regionale hanno posto un vincolo strabiliante: che gli esperti individuati non abbiano svolto consulenze per compagnie petrolifere in Emilia-Romagna: Come se un reato commesso al di fuori del territorio regionale non può essere ritenuto tale in Emilia-Romagna.

Ai cittadini questo comportamento sembra tale da farli stare tranquilli sulla assoluta scientificità ed imparzialità dei risultati attesi? Due membri italiani della commissione, come risulta dai loro curricula, hanno svolto, e forse lo stanno facendo ancora, consulenze per compagnie petrolifere; l’attuale presidente sembra un sostenitore documentato di attività di estrazione non convenzionali.

Leggo dalla stampa di questi giorni che l’assessore Gazzolo, con una dichiarazione senza precedenti per la Regione Emilia-Romagna, ha fatto propria la richiesta del consigliere Favia di far valere il principio di precauzione in merito allo sfruttamento del sottosuolo: “sospendere qualsiasi decisione in merito a tutti i nuovi progetti di ricerca idrocarburi che riguardino i territori colpiti dal sisma del maggio scorso”. Tale sospensione sarà valida “fino a che non sarà noto l’esito della Commissione tecnico-scientifica istituita”.
L’assessore ha ribadito che la Regione “non ha mai dato l’assenso a modalità di ricerca ed estrazione di gas diverse da quelle convenzionali, largamente conosciute e sperimentate secondo il principio della sicurezza e precauzione totale”.

Ho fatto presente che tale posizione è un bene e un male! Bene perché ci si è posti il problema che possa accadere qualcosa di pericoloso nel sottosuolo effettuando pompaggi di fluidi in pressione specialmente attraverso le faglie sismogenetiche e comunque nel volume di roccia instabile che caratterizza il sottosuolo interessato dalle faglie attive.

Male perchè ci si affida solo ai risultati di una commissione che non è trasparente e per di più è stata costituita volontariamente con personaggi che sono stati (o lo sono ancora) collaboratori degli estrattori di idrocarburi dal sottosuolo.

In conclusione, gli studiosi che hanno evidenziato le responsabilità amministrative circa la non adeguata protezione antisismica del territorio, come si esprimono in relazione alla situazione attuale?
Pensano che si siano ravveduti, gli amministratori, o che continuino a sottostimare in sede politico-amministrativa le problematiche di sicurezza dei cittadni, questa volta connesse alle attività nel sottosuolo?

La commissione non trasparente, i cui risultati, ovviamente, saranno attentamente valutati individuando anche eventuali responsabilità correlabili con quelle attribuite alla Commissione Grandi Rischi in relazione al sisma dell’Aquila, potrà scrivere quello che vuole: è importante che i risultati non possano essere utilizzati fino a quando non si adeguerà l’apparato legislativo che sovrintende alle attività nel sottosuolo italiano e fino a quando si saranno acquisite tutte le necessarie conoscenze circa l’esatta ubicazione e geometria delle faglie attive sismogenetiche. In questo modo si applicherà correttamente il principio della sicurezza e precauzione totale a vantaggio di tutti i cittadini.

E’ noto che tra le strutture universitarie e quelle pubbliche dedite alla ricerca vi sono vari personaggi che hanno prestato e prestano consulenze relativamente alle attività nel sottosuolo in quanto le compagnie costituiscono una non secondaria fonte di finanziamento delle ricerche scientifiche. Ciò si evince dai progetti vari.

E’ ovvio, pertanto, che vi siano vari conflitti di interesse tra numerosi “esperti” che fanno consulenze per chi opera nel sottosuolo e nel contempo dovrebbero garantire trasparenza e imparzialità di informazione per tutti i cittadini.

Per concludere mi domando: a quale necessità risponde la nomina della commissione citata? A quella dei cittadini che devono conoscere la verità scientifica e verificabile o a quella di chi guadagna e vuole ancora guadagnare a tutti i costi con le attività nel sottosuolo?

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