Giro d’Italia: grande impresa del ciclista messinese Vincenzo Nibali sulle Tre Cime. La maglia rosa vince una tappa d’altri tempi: scatta a 3 km dall’arrivo e taglia il traguardo solo sotto la neve. Tifosi in delirio

Vincenzo Nibali dominatore del Giro d’Italia 2013

Vincenzo Nibali aveva promesso grande spettacolo sulle Tre Cime di Lavaredo. E il ciclista messinese non ha tradito le attese, vincendo una tappa epica, commovente del Giro d’Italia. Con i corridori, ormai ridotti a scheletri, che avevano neve anche sulle sopracciglia. E che non riuscivano neppure a parlare. Il maltempo non ha lasciato in pace i corridori nemmeno oggi, nonostante la cancellazione di Giau e Costalunga. Una vera bufera ha investito i corridori sulla salita finale. E Vincenzo Nibali a 3 km dalla fine ha deciso che la sua vittoria al Giro 2013 doveva essere arricchita da un’altra impresa. Una progressione secca la sua, che gli ha tolto di ruota tutti i rivali. Alel sue spalle tre colombiani: Duarte, Rigoberto Uran, che fa un passo decisivo verso il secondo posto, e un eccezionale Carlos Betancur, più forte dei guai meccanici e maglia bianca.

Il primo attacco nasce dopo una trentina di chilometri, con Popovych, Ermeti e Hansen, vincitore a Pescara, e Brutt. Proprio il russo resta solo sulle Tre Cime, raggiunto ai piedi dell’ultima salita da Capecchi, Weening e Brambilla. Proprio Capecchi è stato l’ultimo a essere ripreso, prima dello show di Nibali, che ora ha 4’43” su Uran e 5’52” su Evans. Fuori dal podio Michele Scarponi.

Fresco come una rosa dopo essersi cambiato, Nibali si consacra nella leggenda del Giro d’Italia e ringrazia la squadra . “Volevo lasciare un segno anche sulle Tre Cime. Con quello che è successo ieri volevo fare vedere che io ci sono sempre. Grazie a tutte le persone che hanno aspettato qui tantissimo tempo per noi, qui nevica e l’organizzazione ha fatto di tutto per darci assistenza. Tanto affetto lungo la salita? Avevo paura che qualcuno scivolasse e potesse darmi fastidio. All’arrivo mi sono girato indietro per vedere l’ammiraglia e ringraziare i miei due direttori sportivi, Martinelli e Shefer. Poi c’erano anche i proprietari dell’Astana. L’ultimo pensiero è stato per mia moglie”.

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