Francesco si scaglia contro le leggi dell’economia: “serve etica nella vita politica. Si pensa soltanto alle banche…”

Papa Francesco

Un bagno di folla. San Pietro invasa da una marea umana. Sono oltre 200 mila gli aderenti a movimenti e associazioni ecclesiali che hanno incontrato il papa per la veglia di Pentecoste sabato 18 maggio. Presenti in piazza circa 150 movimenti, tra cui Cl, Azione cattolica, Focolari, Sant’Egidio, Neocatecumenali, Rns e scout, tra canti, preghiere e letture bibliche.

Il Papa ha invitato tutti a dare soprattutto ‘testimonianza’ della propria fede. E pensando ai tanti cristiani perseguitati, ha sottolineato che «ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa», ma «un cristiano deve sempre saper rispondere al male con il bene» .

Un occasione che Bergoglio non si è lasciata sfuggire per mettere al centro la necessità di non perdere di vista l’etica. Nella vita privata come nella vita pubblica. «Nella vita pubblica, politica se non c’é l’etica tutto è possibile, tutto si può fare». Anche con conseguenze negative, ha fatto intendere papa Francesco.

E questa è stata l’occasione per lanciare un messaggio, per nulla velato, alle priorità sbagliate che oggi il mondo si è data. A partire proprio dall’economia. La vera crisi? «Preoccuparsi della banche quando la gente sta morendo di fame», ha detto il papa. «Se cadono gli investimenti, le banche, questa è una tragedia, se le famiglie stanno male, non hanno da mangiare allora non fa niente: questa è la nostra crisi di oggi. La Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalità».

E in questo quadro il rolo ‘attivo’ della Chiesa è più che fondamentale, anche se ha poi voluto sottolineare che non si tratta di un «movimento politico, né una struttura ben organizzata». «La chiesa non è una Ong e se diventa una ong perde il sale è diventa solo una vuota organizzazione». Per papa Francesco quella attuale è una crisi profonda Non solo economica ma, cosa ancora più grave, umana. «Stiamo vivendo una crisi dell’uomo».

E per questo Bergoglio ha voluto sottolineare l’importanza per i cristiani di non rimanere chiusi in se stessi ma di imparare ad aprirsi al mondo. Perché, ha detto, «una Chiesa chiusa in se stessa rischia di ammalarsi».

«Preferisco mille volte una Chiesa incidentata, che subisce degli incidenti, piuttosto che una Chiesa malata per chiusura». Quindi andare incontro agli altri, combattere la «cultura dello scontro, la cultura della frammentazione». E anche la ‘cultura dello scarto’, quella che emargina anziani e bambini.

«Dobbiamo fare con la nostra fede una cultura dell’incontro, una cultura dell’amicizia dobbiamo andare incontro a chi non la pensa come noi, perché tutti sono figli di Dio, senza negoziare la nostra presenza», ha detto il papa.

«Non dobbiamo essere cristiani inamidati, come persone che prendono il té: dobbiamo essere cristiani coraggiosi, andare incontro a quelli che sono la carne di Cristo».

Ha parlato a braccio per quasi 40 minuti, il pontefice, anche con molti momenti sorridenti. Come quando ha raccontato della nonna che da bambino gli ha fatto incontrare la fede. O della confessione fatta a 17 anni che gli ha fatto sentire la vocazione al sacerdozio. O quando ha ammesso che delle volte si addormenta guardando il sacrario. O quando ha rimproverato bonariamente i 200 mila della piazza perché al suo passaggio gridavano «Francesco, Francesco» e non «Gesù, Gesù». «Mai più Francesco: gridate Gesù», ha scherzato.

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