Il leader di Cinque Stelle cambia strategia: “ho peccato sulla comunicazione. Berlusconi nostro unico rivale”

Beppe Grillo

Ha accennato a un’autocritica sul rapporto del Movimento 5 Stelle con la stampa, ammettendo di aver ”peccato sulla comunicazione” e aprendo alla possibilità di ”andare in televisione”. Ed è tornato ad affermare che la sfida alle prossime elezioni sarà tra il M5s e Silvio Berlusconi, perchè ”il Pd è finito”. Beppe Grillo ha fatto tappa a Cinisello Balsamo e a Brugherio, due comuni a pochi chilometri da Milano dove si andrà al voto, con il suo “Tutti a casa tour” in vista delle elezioni amministrative.

Interventi dove non ha risparmiato attacchi al governo di Enrico Letta – definito ”il governo di Silvio Berlusconi frutto di un golpettino” – e ha lanciato un appello agli elettori del Pd a ”strappare le tessere e a portare a noi le vostre idee” perchè ”sono come le nostre”. ”Se crolliamo noi in questo Paese si rompono le dighe – ha spiegato – per questo chiediamo agli elettori del Pd di fare un percorso insieme”.

Grillo si è soffermato anche sulla situazione internazionale, definendo il leader del “partito euroscettico” britannico Nigel Farage una persona ”fantastica” e tornando a chiedere di ”ridiscutere subito il debito” in sede europea. ”Ci stanno guardando in tutto il mondo – ha proseguito – in Europa sono rimasti agli scontri di piazza mentre noi abbiamo fatto entrare la polizia nel movimento. La polizia e i carabinieri ci votano”.

Quindi ha spiegato che ”senza di noi in Italia ci sarebbe l’estrema destra, come in Grecia”. E nonostante l’apertura a una presenza in tv ha rinnovato gli attacchi ai mezzi d’informazione perchè ”se siamo in questo casino è colpa del fatto che non abbiamo una stampa normale”, e ha criticato il sistema scolastico prendendo spunto da un tema sul Movimento 5 Stelle assegnato a suo figlio, di 18 anni, come preparazione alla maturità. ”Tutti gli articoli da analizzare erano contro di noi e mio figlio giustamente si e’ incazzato – ha concluso – è stato un autogol della scuola, e dimostra la stupidità dell’ insegnamento”.

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