No al rito abbreviato per il comandante della Concordia e lui si sfoga: “opera denigratoria nei miei riguardi…”

Francesco Schettino

Nessun rito abbreviato per il comandate Francesco Schettino. E’ quanto deciso dagli avvocati difensori del comandante della Costa Concordia, la nave da crociera che il 13 gennaio 2012 si è naufragata al largo dell’Isola del Giglio, provocando 30 morti.

Il motivo di tale scelta, commenta il difensore di Schettino, deriva dalla volontà di arrivare alla verità:”è un processo che va sfogliato fino alla fine, fino alla verità, se si crede a qualcosa bisogna andare fino alla fine del mondo”, ha detto Domenico Pepe.

La decisione arriva dopo l’udienza preliminare – avvenuta ieri mattina al Teatro Moderno di Grosseto, davanti al gup Pietro Molino – e dopo che la Procura di Grosseto aveva negato la richiesta di patteggiamento per Schettino di 3 anni e 4 mesi. Richiesta invece accolta per tutti gli altri cinque imputati nel processo, Roberto Ferrarini, Manrico Giampedroni, il vice di Schettino Ciro Ambrosio, il timoniere Jacob Rusli Bin e l’ufficiale Silvia Coronica.
“Evidentemente ci sono due pesi e due misure”, ha dichiarato Francesco Pepe, del collegio difensivo di Schettino. Per questo motivo hanno deciso di andare avanti con il processo che definiscono “monco”, con “tanti passaggi da accertare” al punto da chiedere delle “integrazioni probatorie”, tra cui una perizia attraverso l’utilizzo della Costa Serena, la nave gemella della Concordia.

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