Musica all access, fotoritocco e mappe: ecco le novità presentate da Google alla conferenza I/O 2013

Google Maps

Sei appena tornato dalle vacanze, hai centinaia di foto sullo smartphone e poco tempo (o voglia) di scegliere le migliori? Ci pensa Google. Riconosce i doppioni, mette da parte quelle sfocate o sbilenche, attribuisce più importanza ai monumenti famosi o ai volti dei tuoi parenti (che riesce a riconoscere analizzando le immagini).

La funzione “highlight” è forse la novità dall’impatto più immediato tra le tante presentate mercoledì a San Francisco, nel keynote d’apertura della conferenza I/O 2013. Di certo, è una di quelle di cui si intuiscono subito i possibili effetti sulla vita degli utenti: chi è che oggi non torna dalle vacanze con sterminate e disordinate collezioni di foto sul telefonino?

E’ anche una perfetta metafora della visione generale di Mountain View, quella che ritorna continuamente durante la lunga sfilata di ingegneri e dirigenti, sogni e applicazioni, sul palco del Moscone Center. Qualcosa che ormai va oltre all’originaria missione di rimettere in ordine le informazioni del Web, per cui nacque il primo motore di ricerca targato Google nel 1997, e che oggi, intrecciandosi sempre più con le esperienze (e i dati) delle singole persone, diventa un obiettivo più ambizioso: semplificare la vita di un individuo. E, inevitabilmente, guidarla.

L’elenco delle novità presentate a San Francisco è lungo. In tre ore di keynote (senza contare il botta e risposta finale con Larry Page), sono state passate in rassegna numerose delle piattaforme e applicazioni dello straordinario impero digitale della grande G: si è parlato di Google Maps e Google+, di Chrome e di Android, di tablet e smartphone, di laptop (il Chromebook) e di esperienza via Web. Si è saliti più volte su una cloud sempre più estesa, si è presentato un nuovo servizio musicale in streaming e si è accennato anche a qualche novità della storica fonte di guadagno dell’azienda: il motore di ricerca. Gli unici nomi “grossi” che non sono stati praticamente mai citati sono GMail e YouTube. E paradossalmente, gli occhiali Glasses: del prodotto dell’azienda più chiacchierato e innovativo del 2013 non se n’è parlato fino all’arrivo del co-fondatore Larry Page.

Prima, c’è stato modo di conoscere All Access, l’atteso servizio musicale, quello con cui Google entra nella “guerra dello streaming”, sfidando Spotify e Pandora (e anticipando Apple). In realtà, una novità dal profilo più basso rispetto alle aspettative. Il servizio costerà 9,99 dollari al mese (prezzo in linea con i concorrenti), sarà inizialmente accessibile solo negli Stati Uniti (strategia in linea con quella di molti concorrenti), permetterà lo streaming di “milioni di canzoni” (vaghezza probabilmente dettata da trattative ancora in corso con major ed etichette indipendenti) e presenterà molte funzioni già conosciute dagli utenti dei servizi rivali, come le radio e le playlist. Due gli aspetti su cui si è spinto di più sull’acceleratore: l’integrazione tra le canzoni di All Access e quelle precedentemente caricate sulla “nuvola” di Google Play e soprattutto l’aiuto fornito dal servizio nella ricerca/scoperta di nuova musica. L’idea, insomma, che All Access non ti permetterà solo di accedere alla tua musica preferita, ma che guiderà la tua esperienza musicale, nella selva oscura di decine di milioni di canzoni, sempre più complicata da affrontare.

Più o meno lo stesso obiettivo della citata funzione “highlight”, insomma. Lasciare che sia l’intelligenza artificiale a scegliere le tue canzoni, così come le tue foto. “Highlight” non è l’unica novità fotografica presentata durante il keynote. Fa parte anzi di un pacchetto di strumenti molto ricco che – nello slogan coniato dall’azienda – vuole “trasformare i server nella tua camera oscura”. L’intero pacchetto di nuovi servizi è infatti legato al cloud e più in particolare viene gestito dai server che alimentano il social network Google+. Oltre a scegliere le foto, il sistema ti permetterà anche di ritoccarle: cancellando rughe, riducendo il “rumore” dei pixel, modificando illuminazione e colore, fino a unire diverse immagini in presentazioni ironiche. Tutte funzioni che potranno essere attivate o meno dagli utenti. E con cui, Google sembra avere un avversario ben definito nel mirino: Facebook (e il suo servizio fotografico Instagram).

Al regno dei social network, l’azienda di Page & Brin tiene molto. Una buona parte dell’apertura del keynote è stata dedicata alle novità di Google+, il network di famiglia. Le nuove opzioni fotografiche sono solo la (spettacolare) ciliegina sulla torta di un robusto restyling che comprende anche una nuova interfaccia (a tre colonne, in parte simile a quella della community “visuale” Pinterest) e un irrobustimento degli “hangout”, le conversazioni simultanee, nelle quali un altro rivale diretto appare chiaramente all’orizzonte (soprattutto nelle videochat): Skype. Anche su Google+, la missione è confermata: Google vuole guidare la tua esperienza online. Per esempio, attraverso l’autotagging delle immagini. Il servizio analizza le foto che condividi e – nel caso riconosca alcuni elementi (per esempio, la Torre Eiffel o un concerto musicale) – ti propone dei tag automatici, mostrandoti subito altre immagini, caricate da altri utenti,che rispondono agli stessi attributi.

Un po’ in secondo piano – in una presentazione fortemente incentrata sulle piattaforme Android e Chrome e sul social network Google+ – sono apparse le novità relative al motore di ricerca, tra cui la più significativa risulta l’ampliamento degli strumenti di riconoscimento vocale Google Now! (finora disponibili in ambito mobile) alla ricerca su Web via desktop. Dall’impatto più incisivo quelle relative alle mappe, sempre più distanti dall’idea della “cartina uguale per tutti” (come poteva essere quella di un qualsiasi atlante su carta) e più legate al concetto di “mappa personalizzata”. Google ha presentato una nuova versione delle Maps per Android e ha mostrato qualche piccolo frammento di come potrebbe funzionare l’esplorazione del futuro: un’esperienza viva in cui la mappa cambia continuamente aspetto in base alla tua attività e alle tue ricerche (ad esempio: se tu clicchi su un determinato indirizzo, ti offre informazioni più dettagliate perché capisce che per te è importante, segnalandoti anche i commenti che i tuoi amici di Google+ hanno lasciato sui ristoranti e gli esercizi del quartiere).

L’impressione a caldo è che il keynote dell’I/O non abbia regalato singole novità particolarmente eclatanti o rivoluzionarie. Molti servizi e applicazioni andranno valutati meglio nei prossimi mesi (a cominciare dallo streaming di All Access, forse presentato così rapidamente proprio per “battere” sul tempo Apple). A emergere è la filosofia generale dell’azienda. Espressa candidamente da Larry Page in apertura del suo intervento (con la voce ancora segnata e resa fragile dai recenti problemi di salute): “La tecnologia dovrebbe fare il lavoro sporco, permettendo alle persone di dedicarsi a ciò che più piace a loro”. Come? Semplificando alcuni passaggi, cancellandone altri e – senza dubbio – indirizzandone molti. Si rimane sempre in bilico sull’orlo dello stesso dilemma: da un lato Google crea nuovi strumenti che ci permettono di fare ordine nell’abbondanza di contenuti digitali da cui siamo circondati (e che noi stessi contribuiamo a creare). Dall’altro, lo fa utilizzando una mole sempre più imponente di dati personali e in un intreccio sempre più diretto con le inserzioni pubblicitarie e le operazioni commerciali (come esempio delle funzionalità interattive e personalizzate delle Maps, è stata usata l’offerta di una nuova bevanda a base di caffè). L’impressione è che sia un dilemma destinato a durare: rimarremo in equilibrio di fronte a un panorama che cambia continuamente davanti ai nostri occhi, proprio come la cartina su cui appaiono e scompaiono i nomi delle strade.

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