Viaggio ad alta quota a un mese dall’ingresso nel Patrimonio dell’Unesco, tra inquinamento e montagne di rifiuti. Il popolo del vulcano s’indigna e non ci sta

spazzatura sul vulcano

All’ingresso del sentiero non c’è un cartello turistico degno di questo nome. Ma l’autista del fuoristrada 4×4 conosce benissimo la strada: la prima a destra, dopo quel cumulo d’immondizia con vista (e puzza) mozzafiato. Con a bordo cinque turisti, solca sicuro la strada scoscesa del Pietracannone – in piena zona A del Parco dell’Etna, la più “protetta” – e accompagna la comitiva fin dove si può abbracciare la Valle del Bove con lo sguardo.

I turisti – come riporta il quotidiano “La Sicilia – ripagano l’estasi con un paio di “cinquantoni” sull’unghia; la guida abusiva li agguanta e si allontana sgommando. Etna, versante nord; ieri mattina, ore 9,40. A un mese esatto dall’inizio della 37ª sessione del Comitato del patrimonio mondiale (dal 13 al 27 giugno a Phnom Penh, in Cambogia) abbiamo scoperto che tra il Vulcano e l’Unesco il vero ostacolo non saranno le 180 delegazioni pronte a spulciare il dossier per la World heritage list.

Ma i primi nemici siamo noi. Quelli che non rispettano i divieti, quelli che fanno i picnic con vuoti a perdere, quelli che “sfregiano” il futuro patrimonio dell’Umanità con disumana nonchalance. Ed proprio questo l’elemento di maggior preoccupazione, non tanto per un traguardo ormai scontato, quanto per i rigorosi controlli a cui l’Etna sarà sottoposto nei prossimi anni.

Ne è consapevole il “popolo del Vulcano”. “Abbiamo censito una cinquantina di microdiscariche, alcune anche con eternit e rifiuti speciali”, certifica il commissario Sebastiano Cavallaro, del Distaccamento Forestale di Zafferana. “È impossibile presidiare fisicamente il territorio, noi siamo solo in sette per 11 comuni. Ci vorrebbero le foto-trappole, un sistema di videocamere collegate con la nostra centrale per incastrare chi inquina, in tempo reale o con immagini chiare per i deferimenti all’autorità giudiziaria”.

Per partire bastano mille euro, ma il commissario sta ancora aspettando. “E quello che si vede è solo la punta dell’iceberg, perché, scavando sotto il suolo per 20 centimetri, si scoprire il patrimonio delle schifezze dell’umanità”, soggiunge il componente di un’associazione che ci chiede l’anonimato, identificandosi come “figlio del Vulcano”. Proposta: “Un buono-gelato per chi torna da escursioni e scampagnate con l’immondizia da differenziare”.

È però rassicurante avere la certezza che questi (e altri) problemi sono in cima all’agenda del neo-presidente del Parco dell’Etna, Marisa Mazzaglia. “Siamo orgogliosi del riconoscimento Unesco, ma adesso bisogna a maggior ragione diventare noi stessi protagonisti di una crescita culturale. Si deve imparare a rispettare l’Etna: chi la abita, ma soprattutto chi gode di questo patrimonio anche solo per un giorno”.

Mazzaglia è impegnata su tanti versanti, “dal miglioramento dei sentieri, alla lotta a discariche e operatori abusivi, in un dialogo continuo con istituzioni, operatori e cittadini “. Anche il sindaco di Nicolosi, Nino Borzì, è pronto a raccogliere la sfida, consapevole che “l’Unesco è un’occasione in più, ma la gente vive il riconoscimento con la preoccupazione per nuovi vincoli “ e che “il tessuto economico che finora sembra non essere ravvivato dal prestigioso traguardo”. E infatti restano guardinghi, gli operatori.

Nino Scandurra, titolare di un negozio a Rifugio Sapienza, riconosce il “valore aggiunto internazionale” dell’Unesco. “Ma i turisti vogliono servizi: ogni 100 euro che lasciano almeno 10 glieli dobbiamo tornare in informazioni, itinerari, eventi, pulizia e decoro”. La stagione, “dopo una Pasqua disastrosa”, sta deco lando, sostiene Scandurra. La conferma in uno storico bar di Zafferana. “Siamo moderatamente ottimisti – riferisce Evelina Messina – ci sono soprattutto stranieri, tanti spagnoli e francesi. L’Unesco sarà un bel traino, ma noi abbiamo problemi più materiali, come cenere vulcanica e parcheggi per gli autobus”.

Un’alleata in più sarà l’assessore regionale al Turismo, Michela Stancheris. “Incantata da uno spettacolo unico al mondo “, dopo aver dormito sabato notte assieme al padre Amilcare al Rifugio Ragabo e aver visto l’alba di ieri dalla Bottoniera. “Ho trascorso un weekend da turista – ci rivela a mezzogiorno in piazza a Zafferana – per poter spiegare al mondo cos’è l’Etna al di là dell’iconografia da cartolina. È straordinario: sembra la Svizzera del Mediterraneo”. Poi il tour guidato e la visita ufficiale nella sede del Parco. “Assieme ai colleghi di Ambiente e Beni culturali faremo un progetto comune per valorizzare l’Etna”.

Stancheris è una di parola, sul suo impegno c’è da dormire sonni tranquilli. Ma vaglielo a spiegare, all’assessore bergamasco, che sulla via del ritorno dal sentiero di Pietracannone troviamo un “escursionista indigeno” mentre riprende la sua auto parcheggiata nel cuore off limits del Parco. Gli chiediamo cosa ci faccia lì. E la serafica risposta è: “Ho fatto passeggiare il mio cane e ne ho approfittato per raccogliere un po’ di verdura. Ma perché, ci sono problemi?… “.

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