Il governo ha bloccato l’atività dell’Agenzia per l’Italia Digitale ritirando lo Stato, in seguito al parere espresso dalla Corte dei Conti: e adesso?

agenda digitale

Giorni concitati – e cruciali – per il futuro dell’Italia Digitale. Seppur attraverso un percorso a ostacoli, negli ultimi giorni del Governo Monti, l’Agenda Digitale sembrava destinata a vedere la luce.

Poi nel terremoto politico delle ultime settimane, qualche scossa ha colpito anche l’Agenzia per l’Italia Digitale e il Decreto Crescita 2.0. Nei primi gironi di maggio, infatti, il governo ha bloccato l’atività dell’Agenzia per l’Italia Digitale ritirando lo Stato, in seguito al parere espresso dalla Corte dei Conti.

Due i punti nel mirino: da un lato la prevista possibilità di dotarsi di un organico di 150 persone, mentre secondo il decreto Crescita 2.0 l’Agenzia ha diritto a un numero inferiore di persone, che sia pari ai dipendenti degli enti eliminati e accorpati nell’Agenzia, ossia DigitPA, Agenzia per l’Innovazione e Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione della Presidenza del Consiglio. Dall’altro, la Corte dei Conti teme che la facoltà concessa al direttore generale Agostino Ragosa di stipulare contratti a tempo determinato a persone di comprovata professionalità, da assumere come dirigenti, possa portare a spese eccessive, in tempi di Spending Review.

La decisione della Corte dei Conti ha portato a una serie di blocchi a catena. Senza Statuto si ferma l’Agenzia e resta al palo anche l’Agenda Digitale, che avrebbe dovuto essere attuata proprio dall’Agenzia. E si fermano di conseguenza tutti i decreti attuativi che avrebbero dovuto dare corpo al Decreto Cresita 2.0. A partire dall’anagrafe unica della popolazione e poi il domicilio digitale, gli open data, la strategia per le smart cities, il fascicolo sanitario elettronico e più in generale la modernizzazione della Pubblica amministrazione attraverso i servizi digitali.

Situazione che si fa doppiamente difficile. Da una parte le posizioni contrapposte dei diversi schieramenti, dall’altra, il nodo sottolineato da Lorenzo Benussi, cosulente dell’ex Ministro Profumo per le politiche digitali: “Abbiamo bisogno di un organismo di governance in grado di dare continuità e concretezza alle politiche sul digitale che si sono stratificate negli ultimi anni, qualunque esso sia. Probabilmente l’agenzia è un’ente con troppe teste visto che deve rispondere a cinque ministeri. Per dare continuità sarebbe auspicabile che la delega per l’Innovazione e di conseguenza il controllo dell’Agenzia rimanesse in capo al MIUR oppure fosse affidata a un nuovo Sottosegretario all’Innovazione in diretta dipendenza della Presidenza del Consiglio”. Lo stesso auspicio veniva lanciato due giorni fa dal presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi, sulle pagine del Corriere delle Comunicazioni.

E dopo gli scossono degli ultimi gironi, sembra esere questa la strada imboccata dal governo Letta. Con qualche variante. Stando alle ultime voci l’intenzione dell’esecutivo sembra quella di ripristinare il Dipartimento per la digitalizzazione della PA e per l’innovazione tecnologica (Ddi) della Presidenza del Consiglio, per dare un’accelerazione ai progetti digitali avviati dal governo Monti.

Scelta quasi obbligata poiché il Ddi è l’unico ente a disporre di fondi pronti per l’Agenda digitale. Inoltre la maggior parte dei dipendenti dell’ente ha deciso di restare alla presidenza del Consiglio, invece di passare all’Agenzia digitale, così come permetteva il decreto Crescita. In capo al Ddi passerebbero dunque le funzioni di coordinamento delle politiche digitali della PA. E così, se da un lato si potrebbe trovare un nuovo impulso per l’Agenda digitale, dall’altro resta l’interrogativo sul futuro dell’Agenzia per l’Italia digitale.

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