I continui tagli della spending review e patto di stabilità impediscono di programmare spese e investimenti. Senza fondi adeguati a rischio il nuovo anno scolastico

il nuovo anno scolastico è già un rebus

Le Province riaccendono l’allarme rosso sulle scuole e fanno sapere che l’inizio del prossimo anno scolastico è a rischio. Antonio Saitta, presidente dell’Unione delle Province d’Italia, punta il dito sui tagli della spending review e sul patto di stabilità, che a suo dire stanno azzerando la capacità di programmare spese e investimenti per i 5.179 edifici gestiti dagli enti.

A dar man forte a questo monito, che riguarda anche la Sicilia, c’è un dossier messo a punto dall’Upi sullo stato delle risorse destinate alla scuola, secondo il quale quest’anno le Province sono state costrette a tagliare oltre 513 milioni di euro su una spesa fissata di 728 milioni. Pronta la replica del Miur, secondo il quale “l’allarme è eccessivo e non ci sono rischi per l’avvio del prossimo anno scolastico”.

I dati delle Province mostrano un quadro quantomeno allarmante: secondo lo studio Upi circa 400 scuole potrebbero non riaprire perchè necessiterebbero di interventi di manutenzione, che dovrebbero esser fatti in estate ma che sono ancora al punto morto per mancanza di soldi. Ma c’è di più: dal 2008 al 2012 le Province hanno destinato alle scuole 10,4 miliardi, di cui 8 per il funzionamento e 2,4 per investimenti in nuovi edifici, messa in sicurezza e interventi strutturali. Ebbene, spiega Saitta con amarezza, “a fronte di ciò il governo ha destinato agli interventi e alla messa in sicurezza delle scuole zero euro”.

Sempre dal 2008 al 2012, rendiconta l’Upi, le manovre hanno tagliato i bilanci delle Province di 1 miliardo e 779 milioni, riducendo la spesa per il funzionamento degli istituti a 434,5 milioni, cioè il 24% in meno. “Ma, nonostante i tagli e i vincoli del patto di stabilità, nel 2012 le Province – spiega il presidente Upi – hanno continuato a destinare il 18% dei propri bilanci alle funzioni per le scuole”.

Pronta la replica del ministero dell’Istruzione: “Dalle Province è arrivato un allarme eccessivo”, ha attaccato il capo dipartimento Lucrezia Stellacci, e il regolare avvio delle lezioni “dipende dal personale della scuola e quello lo assegniamo noi”. Del resto, aggiunge “la situazione di 400 istituti non mette in pericolo la normale apertura dell’anno scolastico e l’avvio delle lezioni”. Il Miur approva poi il fatto che le spese per la scuola dovrebbero essere escluse dal patto di stabilità, “tuttavia se non ci sono strutture dove non è possibile fare interventi di manutenzione gli studenti verranno spostati altrove, in aule e stabili sicuri”.

Non si fa aspettare la replica di Saitta che invita il Miur ad affrontare l’emergenza scuola “senza risposte burocratiche e con un impegno politico serio”. Vicinanza alle tesi delle Province dalle associazioni degli studenti e per i diritti civili: Cittadinanzattiva condivide l’allarme dell’Upi e giudica la risposta del Miur “dettata da una scarsa consapevolezza della gravità della situazione”; la Federazione degli studenti parla di sos reale, “e lo sappiamo bene noi studenti, che ogni giorno entriamo in aule che non sono certo all’altezza di quello che ci servirebbe”.

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