Uomini di Galilea, perché fissate nel cielo lo sguardo? Il senso di uno sguardo e la risposta del ritorno di Cristo

l’uomo volge lo sguardo al cielo

È questa la domanda che ci è stata rivolta durante la domenica in cui si è celebrata la festa dell’Ascensione.

Perché fissiamo nel cielo lo sguardo? Chi cerchiamo lassù? Cerchiamo il Risorto? Attendiamo che ridiscenda? Attendiamo di poter salire con lui?

Sono domande che sicuramente scatenano la nostra fantasia e che ci portano ancora di più ad alzare lo sguardo al cielo in maniera quasi sospirante.

Ma alla domanda degli angeli, segue anche una risposta che per noi deve rimanere attuale, quanto il loro domandare: Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo.

E per noi, oggi, la festa dell’Ascensione è ancora di più attesa speranzosa di questo ritorno di Gesù risorto che verrà, tornerà.

Come è difficile concepire il Figlio di Dio che ascende al cielo, immaginarsi a contemplare quella scena insieme agli Apostoli, così nessuno di noi può negare la difficoltà a concepire il suo ritorno. Si immagina, si spera, ma, al tempo stesso, immaginazione, fantasia e fede fanno fatica, annaspano.

È la fatica di far accedere nella nostra fede e, non solo, anche nella nostra vita il Risorto.

Cosa comporta che è risorto e cosa comporta per noi che ritornerà? Sembrano domande scontate, banali, ma non è così, sono domande di fede.

Nel vangelo di Marco Gesù Risorto, che ascende al cielo, ci lascia dei segni, sono i segni del Figlio che siede alla destra di Dio che agisce con l’uomo che l’annuncia e crede in lui.

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Sono bellissime e piene di consolazione queste parole conclusive del vangelo di Marco. Gesù risorto, non solo tornerà, ma coagisce con l’uomo. In attesa del ritorno, dobbiamo imparare a credere che non siamo soli e che Gesù conferma costantemente in modo vitale la sua Parola con segni. Siamo tutti chiamati a riconoscere questi segni e questa presenza reale di Cristo che, per chi crede, si sperimenta ogni volta che si accede all’Eucaristia.

Ecco, allora, che Risurrezione, Ascensione e presenza di Gesù trovano il loro compimento nella sua presenza eucaristica, presenza efficace.

Forse, in questo gesto talvolta rischiosamente meccanico, pensiamo poco che ogni volta che accediamo al banchetto egli è con noi, in noi e per noi e la sua presenza è chiamata a farsi vita.

Allora l’attesa del ritorno diventa e si vive come attesa di una presenza.

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