Nonostante siano il simbolo del potere economico, anche le banche italiane adesso iniziano a rischiare il “crac”

la Banca d’Italia

Francesco Micheli, presidente del Comitato per gli affari sindacali e del lavoro (Casl) e vicepresidente vicario dell’Abi, ha messo sul tavolo tutti i problemi della crisi del credito e dell’occupazione del settore bancario in Italia.

L’occasione è stato il Forum 2013 organizzato a Roma dall’associazione sul tema delle risorse umane in banca, dal quale è emerso un quadro a tinte fosche, aggravato tra l’altro dalla riforma Fornero che ha allungato l’età lavorativa, mentre la riforma del lavoro ha anche complicato l’ingresso dei giovani. «Nel settore bancario assistiamo a ricavi in calo e a bassi profitti, con una redditività insufficiente e capacità produttiva in eccesso», ha dichiarato Micheli. «Si aggiunga che il settore bancario ha un roe tra i più bassi del settore industriale, atteso quest’anno al 2,1% contro l’11,7% del 2006».

Una situazione che difficilmente potrà migliorare a breve, considerando tra l’altro che il roe del settore bancario negli ultimi anni si è mosso di pari passo con il prodotto interno lordo del Paese.

Visto che le previsioni sul pil per l’anno in corso e per il 2014 sono tutt’altro che rosee, anche per il settore bancario «non ci sono condizioni favorevoli di ripresa, per cui bisogna trovare al più presto delle soluzioni; non si può stare fermi», ha aggiunto il presidente del Comitato per gli affari sindacali e del lavoro. I numeri degli esuberi Micheli non li ha fatti (sul mercato si è parlato di almeno 20 mila), «perché non è un problema di numeri ma di sistema», ha aggiunto, ricordando che in Italia il 50% dei dipendenti bancari ha un contratto da quadro ed è difficile «immaginare una corrispondenza perfetta tra ruolo e responsabilità».

Insomma negli anni di andamento positivo delle banche ci sono state larghe concessioni ai lavoratori, anche grazie alla contrattazione integrativa. Ma ora quei sistemi retributivi, con gli istituti in difficoltà, non sono più sostenibili e bisogna ripensare il tutto perché il «tasso di sviluppo del settore non consente il mantenimento dei tassi occupazionali attuali», ha aggiunto. «Bisogna trovare nuove forme di occupazione». Un problema che l’Abi è intenzionata ad affrontare coinvolgendo non solo i sindacati ma anche il governo, cui ha già chiesto incontri per ridiscutere, per esempio, il tema delle agevolazioni fiscali per l’apprendistato, con l’obiettivo di rendere più semplice l’inserimento dei giovani. Sul fronte interno, intanto, lo sforzo delle banche dovrà essere quello di «contenere i costi, anche quelli amministrativi», e di far tornare efficiente lo sportello», mentre oggi l’indice di produttività del settore appare addirittura negativo. «In Italia ci sono troppe filiali rispetto ai sistemi bancari esteri, con un numero di transazioni allo sportello che negli ultimi anni quattro si è dimezzato», ha aggiunto Micheli, creando un evidente problema di eccesso di personale in filiale. L’unico grafico che mostra linee in crescita, ha ironizzato Micheli, è quello delle sofferenze, che hanno raggiunto il 6,5% dei prestiti bancari rispetto al 3% di fine 2007.

Insomma, dopo la firma del contratto di categoria, apposta appena l’anno scorso, c’è da scommettere che il confronto con i sindacati andrà al più presto riaperto. Già ieri c’è stato un primo assaggio perché tra i partecipanti al convegno c’era anche Agostino Megale, della Fisac-Cigl, che non ha chiuso la porta al confronto. Anzi, ha preso atto che la recessione è talmente dura e inaspettata che «è la prima volta che la crisi del Paese appare lo specchio della crisi delle banche». Ricordando che i sindacati non si sono sottratti al confronto, per esempio, sul tema delle politiche degli orari di lavoro. Ma Megale ha aggiunto che non è possibile che «tutti i problemi del settore vengano scaricati sui lavoratori e sull’occupazione», puntando il dito contro le retribuzioni di banchieri, top management e membri dei consigli di amministrazione. «La stessa Commissione Europea ha ricordato che la forbice tra lavoro dipendente e compenso dei top manager deve raggiungere condizioni di accettabilità», ha detto Megale. Insomma, a fare sacrifici dovranno essere tutti i lavoratori del sistema bancario, massimi livelli compresi.

Solo qualche settimana fa era stato lo stesso presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, a richiamare questi ultimi all’ordine in riferimento al Fondo per il sostegno all’occupazione nel settore del credito. Si tratta del Foc, fondo che interviene dando 2.500 euro alle banche per ogni cassintegrato, disoccupato o lavoratore svantaggiato, che verrà assunto e stabilizzato. Completa la lettura sul sito di Milano Finanza.

[Fonte: Scritto da Anna Messia | Milano Finanza – gio 9 mag 2013 14:18 CEST]

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