C’è l’intesa: l’imposta slitta a settembre. Ma il governo prende tempo. Si cercano i fondi. Un’altra manovra?

Imu resta l’incubo degli italiani

L’intesa di massima c’è. Ma per ora il governo Letta ha solo «avviato la discussione». Per il varo del decreto per la sospensione della prima rata dell’Imu e per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga bisognerà attendere ancora fino alla prossima settimana. Domenica potrebbe essere il primo giorno utile, in occasione del «ritiro» di tutta la squadra di governo in Toscana.

Tanto è bastato a Silvio Berlusconi, impegnato nella nuova campagna anti-magistratura che parte sabato 11 maggio da Brescia, per cantare vittoria sulla sua battaglia personale contro l’imposta sulla prima casa.

«È una grande soddisfazione», ha detto il Cav, «ma non non basta. Servono con urgenza gli altri provvedimenti: dal finanziamento della Cig alla revisione dei poteri e dei metodi di Equitalia perché abbandoni le riscossioni violente e diluisca con più rate i pagamenti e non confischi né la prima casa né i terreni agricoli, né i macchinari delle piccole imprese».

L’ex premier ha poi sottolineato la necessità di una riforma del fisco «per arrivare in cinque anni ad abolire l’Irap sulle imprese, con un taglio del 2% degli 800 miliardi che è il costo all’anno della macchina dello Stato per appunto introdurre l’Irap e introdurre il quoziente familiare per le famiglie numerose».

Il decreto slitta: sul tavolo la copertura finanziaria delle misure
Una soddisfazione, quella di Berlusconi, espressa prima della fine del Consiglio dei ministri del 9 maggio. Con il quale l’esecutivo si è preso ancora qualche giorno per definire gli aspetti tecnici delle misure. Probabilmente per trovare le necessarie coperture finanziarie, ma anche per decidere in via definitiva la forma del provvedimento.

Palazzo Chigi ha assicurato infatti che le misure arriveranno in un decreto legge, anche se, secondo fonti governative, la Ragioneria preferirebbe un emendamento al dl sui debiti della Pubblica amministrazione per evitare «un assalto alla diligenza».

L’impegno comunque resta, ha assicurato anche in prima persona il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. «La decisione è stata assunta» perché il Consiglio dei ministri ha voluto dare «un segnale rapido di indirizzo sulle aree di intervento».

La rata dell’Imu del 16 giugno sarà dunque sospesa ed «entro 100 giorni» da quella scadenza, quindi a fine settembre, sarà ridefinita tutta la materia della tassazione immobiliare. «Qualche forma di tassazione dovrà rimanere», ha specificato il ministro dell’Economia, ma sarà rimodulata rispetto all’attuale sistema. Farlo non implicherà però un aumento delle tasse e tanto meno un prelievo forzoso», ha garantito Saccomanni ospite di Otto e Mezzo. Allo stesso modo, non bisognerà aspettarsi una nuova manovra perché l’Italia «non rischia il default».

Mentre il governo prende tempo, l’Europa aspetta l’Italia al varco. E anche dal Fondo monetario internazionale arriva uno stimolo a fare il più possibile, non solo sul fronte Imu: secondo Washington «ogni riforma fiscale deve far parte di una strategia più ampia, per rendere il sistema delle tasse più efficiente e giusto».

Nodo spinoso resta intanto anche quello del rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, giudicato ormai impellente da sindacati e imprese. «L’importo lo vedremo poi, ma è significativo per dare concreto sollievo alle situazioni di tensione su questo fronte», ha spiegato Saccomanni.

Il governo sarebbe alla ricerca di 1 miliardo di euro con fondi già stanziati nell’ambito del bilancio per il ministero del Lavoro e per altri ministeri. L’obiettivo è però più vasto ed è quello di ridisegnare tutto il sistema degli ammortizzatori sociali.

Quello di cui in Consiglio dei ministri non si è parlato è invece l’abolizione dell’aumento dell’Iva al 22%. L’obiettivo c’è, ha osservato ancora il ministro non entrando però in dettaglio sulla tempistica e tanto meno sulla quantificazione dei costi.

Ed è stata posticipata anche la questione dei costi della politica che continua a tener banco nel dibattito politico. La prima mossa, come anticipato da Letta, sarà del governo con l’annunciata eliminazione dello stipendio dei ministri aggiuntivo rispetto all’indennità parlamentare.

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