Dopo la sentenza d’Appello su Mediaset, scoppia la protesta di Berlusconi: “serve riforma della giustizia”

Silvio Berlusconi

Alla fine decide di farsi sentire. E lo fa a modo suo, attraverso una raffica di interviste in cui ripete come un mantra tre concetti chiave: 1)che certe sentenze dei pm politicizzati sono “assurde” e puntano a eliminarlo politicamente e a mettere in discussione il clima di pacificazione in cui è nato il governo, 2) che non per questo il Pdl farà cadere l’esecutivo e 3) che, sebbene non sia facile, bisogna tenere separate le sue vicende processuali dalle sorti di Enrico Letta.

Insomma a sera Silvio Berlusconi consegna a svariati Tg il messaggio che da 24 ore ormai incessantemente esponenti di vario ordine e grado di via dell’Umiltà andavano ripetendo. Traspare certo l’ira funesta del Cavaliere contro i giudici di Milano, a cui nella mattinata si sono aggiunti anche quelli di Napoli che hanno chiesto il suo rinvio a giudizio per la faccenda della compravendita di senatori all’epoca del governo Prodi. Ma per il resto – e soprattutto per quanto riguarda il governo – Berlusconi riesce a mantenere quella modalità statista che ormai indossa da tempo.

Questa, almeno, è la faccia che il Cavaliere mostra ai telspettatori. Decisamente diversa da quella che aveva in mattinata, al termine di una notte passata pressoché insonne, incapace di farsi una ragione della decisione (pur attesa) della Corte d’appello di Milano di confermare la condanna per il processo sui diritti tv. A far traboccare un vaso già ricolmo – viene riferito – sarebbe stata la lettura di una dichiarazione di Beppe Fioroni riportata da ‘Repubblica’ in cui l’esponente Pd racconta sostanzialmente di come la sua candidatura alla presidenza della commissione Giustizia della Camera sia stata ‘fermata’ da una telefonata dell’Anm che ha caldeggiato in quel ruolo Donatella Ferranti (poi effettivamente eletta). Ecco, quella per Silvio Berlusconi è stata la ‘prova maestra’ che i giudici non hanno alcuna intenzione di togliere il mirino dalla sua persona. A completare il quadro, poi, le notizie arrivate da Napoli.

Ed è in questo clima, tra un travaso di bile e parole magari non proprio da statista, che Silvio Berlusconi, spinto anche dai falchi del partito, ha deciso di riconvocare il Pdl in piazza. Il Quirinale – viene riferito – sarebbe stato ‘avvisato’ della svolta dal solito Gianni Letta. Nel giro di poche ore, dunque, un appuntamento che si era deciso di derubricare a conferenza stampa si è trasformato in una ‘chiamata alle armi’ in difesa di silvio Berlusconi e contro il “disegno criminoso” che i giudici stanno attuando nei suoi confronti. Appuntamento a partire dalle 16 a Brescia.

“Dirò – spiega l’ex premier – che resto in campo e parlerò delle riforme di cui l’Italia ha bisogno. Parleremo anche di riforma della giustizia”.

Come tutto questo si possa conciliare con l’atteggiamento responsabile rivendicato rispetto al governo (“Non saremo noi a metterlo in crisi”, dice il Cav) è difficile da dire. Il delicato gioco di equilibrio di Berlusconi prevede, infatti, che il comizio si incentri esclusivamente sui temi della giustizia, nel tentativo di ‘scoprire’ agli occhi dei sostenitori il gioco sporco che i pm stanno facendo nei confronti di “un leader che ha avuto la fiducia di 10 milioni di elettori”. Magari l’ex premier riuscirà pure ad eviatare toni tranchant verso la sinistra, ma è difficile che questo non condizioni il clima dell’esecutivo. Anche se in nome della realpolitik, dovrebbe essere rientrata un’altra iniziativa: ossia una manifestazione del Pdl davanti al palazzo di giustizia di Milano lunedì, in concomitanza con la requisitoria di Ilda Boccassini sul processo Ruby. In quelle stesse ore, infatti, il governo sarà invece riunito in conclave in un’abbazzia del senese. Compresi, ovviamente, i ministri espressi da via dell’Umiltà tra cui il segretario Angelino Alfano, nel suo ruolo di responsabile del Viminale e vice premier. Un ‘doppio’ profilo che in queste ore sta emergendo, facendo storcere il naso a molti esponenti del partito che già da giorni sotto traccia lo stanno accusando per la sua gestione e per la ‘voracità’ con cui avrebbe gestito la partita dei posti di governo.

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