Alcuni giorni fa ho letto su Pickline l’articolo: “World Builder, costruttore di mondi“.  Ho avuto la stessa tristezza di Leopoldo Antinozzi quando ho guardato “ World builder”. Non mi è sorta quell’irritazione di cui diceva il regista per un motivo che definirei metafisico. Il film è straordinario, buona parte del successo è dovuta al contenuto, decisamente di effetto perché va a toccare argomenti trattati in ogni angolo del pianeta e in varie strutture teatrali, con un immenso spessore catartico ed emotivo.

La vita, l’amore, la malattia e la morte, e tutto sullo sfondo del rapporto dell’uomo con Dio, con la natura, e con l’anima, sempre ammesso che non si stia parlando sempre dell’identica cosa. La dinamica fantastica degli artigiani delle ombre cinesi probabilmente secoli fa riuscivano ad ottenere la medesima partecipazione emotiva che ha ottenuto “World builder”. Anche se immagino i ragazzi di qualche secolo fa che giocavano con una trottola di legno e pur non conoscendo i principi della fisica che la teneva nel magico equilibrio, la costruivano o, se si rompeva, la riparavano mentre i ragazzi oggi non sanno certo come realizzare un computer o ripararlo. E non soltanto i ragazzi, in questo secolo dove la corsa tecnologica ha ampliato il gap che esiste tra chi sa di scienza e chi invece no, nonostante le riviste pseudo-scientifiche.

È innegabile infatti che la tecnologia informatica la faccia da padrona nel trasformare lo spunto tragico di “ World builder” in un successo emotivo.
Non metto in dubbio gli astuti intenti del sistema, che per chiari motivi economici sta avvallando lo sviluppo del sogno del transumanesimo, che purtroppo è in atto, e la disconnessione dallo spirito infatti è il motivo per cui abbiamo la sensazione di trovarci in un momento infelice dell’evoluzione umana, un periodo in credo cui più che di una crisi umanitaria si debba parlare di una crisi umanistica.

Accade che l’uomo realizzi delle modifiche sul suo corpo che sono legate alla tecnologia, sia nel suo animo, che nella sua psicologia. Vedo delle modifiche nel linguaggio, delle modifiche comportamentali che spesso si traducono in cambiamenti psicosomatici. Quanto ciò possa modificare addirittura la fisiologia o la chimica del corpo non mi è dato di sapere, ma non è sbagliato intuire le spinte sotterranee e subdole della “Matrix”.
Il positivo, che mi evita l’irritazione, lo leggo nel fatto che l’anima nella sua essenza profonda difficilmente può essere mutata, se non dal proprio interno.

La mutazione avviene nel fisico, e il fisico non ha a che vedere con l’essenza profonda dell’anima, se non per la vicinanza che la nostra razionalità si costruisce attraverso il sub conscio. L’anima è un invisibile che viaggia sulle ali della libertà, e nessuna oppressione o prigionia può negare la sua essenza . Però è innegabile che le sfere toccate da questo processo di modifica coatta riducano la qualità dell’esperienza umana.
Certo l’uomo deve evolvere, anche tecnologicamente, senza perdere di vista però quella che il filosofo Paul Virilio in “ la macchina che vede”, citando a sua volta Nadar, definisce l’aspetto psicologico della fotografia, ciò che permette la comprensione morale del vostro soggetto e di cogliere la rassomiglianza più familiare e più favorevole, la rassomiglianza intima del soggetto. Cioè l’anima. È quindi l’aspetto psicologico ed etico della tecnologia che non bisogna lasciarsi sfuggire tra le dita.

Sono tante le sensibilità che si muovono in questa direzione, e un giorno le lotta tra Eos e Psiche si concluderà a vantaggio dell’anima, che in barba a qualunque Matrix, vive di una libertà e di una luce che l’uomo non è ancora in grado di cogliere. Vedo oggi comunque un sacco di artisti che fanno vincere il corpo e l’anima, nonostante il trionfo dell’informatica spettacolare preconizzata da Flavio Caroli.
In fondo anche nel film esistono segnali di questo tipo. Il mondo del costruttore infatti si disintegra quando la forza dell’anima per chissà quale scadenza temporale smette di sostenerlo. Il gesto di inserire il fiore nel bicchiere dell’ospedale è illuminante perché non si capisce se quel fiore è reale o digitale. Un regista spirituale come Antinozzi , che vede bene segnalando una discrepanza anche nell’atteggiamento del sito Iconicon.it, gli avrebbe fatto raccogliere quel fiore dalla natura celebrando il ritorno all’essenza nella fusione tra la natura e lo spirito.

Il fatto che un gruppo di uomini, ma questo pare essere cominciato ai tempi di Neanderthal, pensi di poter sfruttare con un po’ di competenza, la vita, il sudore del corpo e l’inadeguatezza dell’anima degli altri, per poterne ricavare profitto e potere, non va affatto bene . Non è il caso di temere per un anima di luce, letteralmente lontana dalle vibrazione più basse della manifestazione della materia, ma è giusto preoccuparsi per la mancanza di libertà e di espressione dell’uomo; del corpo fisico ed emotivo dell’umano, ma principalmente del corpo razionale che viene obnubilato da questi atteggiamenti.
Non mi convince profondamente la resa psicologica dei personaggi, il cui tono da fiaba fa diventare la tragedia greca quasi epica post- moderna, ma vince il film vince per il vantaggio di ben due anni di postproduzione per l’elemento digitale. Ma con l’anima non possono farcela.

Per fortuna poi come contraltare al mio ottimismo e soprattutto in prima linea contro il rallentamento dell’evoluzione, e l’ottundimento delle infinite potenzialità dell’anima, è presente la vigile sensibilità di chi come Antinozzi da tempo lotta contro l’affermarsi delle dottrine post umanistiche e richiama ad una comprensione etica e morale della tecnologia .

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