Mercoledì summit dei “big” per una soluzione unitaria. Ma c’è chi propone: congelare Bersani fino al Congresso

Guglielmo Epifani

Chi eleggere segretario? «Spero uno iscritto al Pd», fa Nico Stumpo, capo dell’organizzazione al Nazareno. Perché, nel Pd di adesso, c’è pure il pericolo che salga al vertice un segretario non iscritto?

«Mah, l’ultimo che si era candidato non era neanche iscritto, lo fece due ore prima dell’annuncio», prosegue Stumpo, e ogni riferimento a Fabrizio Barca non è casuale.

E’ una lunga vigilia, quella che deve portare all’assemblea nazionale di sabato prossimo che dovrà eleggere il successore di Bersani. Lunga e al momento senza soluzione, visto che non si conosce il nome del predestinato, né è sicuro che questo nome alla fine salti fuori, e insomma la confusione regna sovrana al Nazareno.

Al punto che fioccano varie ipotesi di reggenza o di segreteria, e fioccano i nomi. Le ipotesi: si parla di un triumvirato, non un nuovo segretario, dunque, ma tre coordinatori o triumviri che traghettino fino al congresso; si parla anche di un comitato di reggenti, in pratica un organismo ampio con dentro più o meno tutte le correnti; c’è poi l’ipotesi Rosy Bindi: «Un leader più 12 tribù d’Israele», un segretario in sostanza attorniato da un comitato che contenga tutte le correnti. Ma con le ipotesi organizzative, fioccano pure i nomi: oltre a quelli circolati in questi giorni, Cuperlo e Epifani, c’è l’autocandidatura del dalemiano Gianni Pittella e la semi candidatura di Pippo Civati; poi c’è una scuola di pensiero che vorrebbe che sabato il Pd eleggesse un nome veramente di garanzia, che non divida ulteriormente il partito e che non si candidi al congresso alla fine del percorso, in pratica un segretario di garanzia dei cento giorni o giù di lì. Chi per la bisogna? Finocchiaro, Violante, Chiti, e anche Castagnetti (ma quest’ultimo sarebbe fuori quota, visto che sembrerebbe assodato che la carica spetti a un ex diessino, data la composizione del governo). C’è pure da segnalare la proposta in zona Cesarini di Laura Puppato, che vorrebbe Bersani congelato e a tempo, che sospende le dimissioni e resta in carica fino al congresso, «ma figuratevi se Pierluigi è tipo da rimangiarsi le decisioni e da farsi cuocere a fuoco lento», dicono dalla cerchia dell’ex leader.

Spiega ancora Stumpo: «Non possiamo andare a una reggenza, men che meno a un comitato, triumvirati o quadrumvirati che siano. Chi mandiamo in tv a spiegare la linea? E a chi dovrà telefonare al mattino qualcuno da palazzo Chigi per informare il partito o per informarsi?». La soluzione non c’è, «l’unica cosa che abbiamo chiara è che non possiamo andare a dividere il partito, ci vuole una scelta il più possibile condivisa». Questo tema della «scelta condivisa» è stata la formula più gettonata in giornata. «Io sono pienamente d’accordo», sottolinea Cuperlo, che probabilmente ha capito che è questa la formula per far declinare la sua candidatura, visto che sul suo nome c’è una sfilza di no, dai veltroniani ai renziani passando per gli ex popolari fino ai bersaniani duri e puri. Con quella di Cuperlo, che in realtà pare intenda candidarsi direttamente al congresso (ieri ha avuto un lungo colloquio con Franceschini), cadrebbe anche la candidatura di Guglielmo Epifani, che per quanto gettonata sarebbe stata comunque individuata come marcatamente continuista rispetto al bersanismo. E i renziani non vogliono continuità, puntano anzi ad avere un nuovo responsabile organizzativo loro emanazione, «se Matteo fa le primarie per premier, avere al partito uno non ostile non guasta», il ragionamento svolto. La matassa si presenta al momento ingarbugliata assai. Si tenterà di dipanarla domani sera, quando tornerà a riunirsi il coordinamento o caminetto che dir si voglia, l’organismo che raccoglie i big del partito o ex tali assieme ai segretari regionali: lì si discuterà e probabilmente si deciderà che percorso politico seguire e, sperano in tanti, si estrarrà dal cilindro democrat il nome condiviso o quello meno divisivo possibile.

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