Cécile Kyenge, neo ministro di nazionalità Congolese, è già nel “tritacarne”: l’intervista di Lucia Annunziata è parsa a molti un interrogatorio con i “soliti” pregiudizi

il ministro Cécile Kyenge

 

“Kyenge inneggia alla poligamia: “Facilita i rapporti con la società” questo è ciò che scrive un noto quotidiano in queste ore. Fare informazione significa riportare i fatti nella loro veridicità. Qual è il messaggio che arriva al lettore frettoloso, non attento, non curioso o semplicemente distratto?

“Il ministro all’integrazione vuole che l’Italia sia poligama”; questo è il messaggio che giunge al lettore distratto. Se si guarda l’intervista tenuta da Maria Annunziata su Rai Tre, si evince chiaramente che il neo ministro, Cécile Kyenge, di Nazionalità Congolese e naturalizzata Italiana, ha spiegato il binomio religione cattolica/ consuetudini africane in merito alla possibilità di avere più mogli e tanti figli.

Non ha certo inneggiato alla poligamia, che è cosa ben diversa. In alcuni paesi africani vi è il matrimonio civile e cattolico come in Italia. La differenza sta nel fatto che mentre in Italia ci si reca al comune di appartenenza e ci si sposa, in Africa è un rito che avviene in famiglia alla presenza degli anziani e della famiglia tutta.

Il matrimonio cattolico è unico, e in genere, quando accade, le persone coinvolte non hanno più legami sentimentali con i precedenti partners, se non con i figli. Non bisogna dimenticare che in Italia esiste la Costituzione che disciplina la vita dei consociati, in Africa è la consuetudine a farla da padrona.

Per quanto attiene alla prole, mentre in Italia i figli, in sede di separazione, sono nella maggioranza delle volte affidati alla madre, in Africa i figli sono del padre, vale a dire, che, una donna se decide di lasciare il tetto coniugale per qualsiasi motivo, potrà lasciare i figli all’ex coniuge e continuare la sua vita, oppure no. Sarà, in seguito, la famiglia paterna a prendersene cura, perché nella cultura africana c’è una famiglia che si prende cura del più debole.

A tal proposito, mi piace ricordare un cartone della Disney ” Lilo e Stich”, dove Lilo, la bambina delle Hawaii, insegna all’extraterrestre Stich, una parola che ha un significato profondo e notevole, in altre parole “OHANA”.

Ohana significa famiglia, e famiglia vuol dire che nessuno è abbandonato o dimenticato. In Italia ha lo stesso valore? Avere tanti fratelli abitanti il cosmo vuol dire possibilità di viaggiare, conoscere il mondo, aprire la mente a nuovi orizzonti. Altra differenza tra italiani e africani cattolici sta in questo: l’africano è consapevole che il partner hanno avuto altre storie da cui legami sono nati figli, l’italiano invece, nella sua ipocrisia, convola a nozze, fa figli, ma poi basta aprire un armadio e scoprire una relazione extraconiugale e anche figli illegittimi che soffrono perché privati della figura, in genere, paterna. Mi chiedo qual è la situazione più leale? O forse dovremmo inneggiare all’ipocrisia?

La nomina di un ministro nero sembra aver turbato quella parte degli illustri Italiani che nella loro ignoranza credono di rappresentare un paese all’avanguardia ma che nei fatti, purtroppo e questo è disdicevole, non l’é. Come pensate che sia visto tutto ciò all’estero? Certo ciò non fa onore all’Italia democratica, cosmopolita, e accogliente. Com’è altrettanto disdicevole per chi fa informazione trasmettere subdoli messaggi omofobi. Siamo in Europa!

Più che un’intervista, sembrava un interrogatorio, quello condotto dall’Annunziata, che ha tentato, con superbia, di mortificare, il neo ministro Cécile Kyenge, medico oculista, che ha saputo tenerle testa mostrando competenza, professionalità, equilibrio, sobrietà, e umiltà, elemento non ultimo per importanza, ma, che di certo non appartiene all’animo della giornalista.

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