Per sessanta minuti le timeline degli utenti sono rimaste ferme, impossibilitate ad aggiornarsi per un problema tuttora sconosciuto: Twitter non era mai andato offline

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Molti non si saranno nemmeno accorti del black-out che ha colpito stamane Twitter. Per un’intera ora le timeline degli utenti sono rimaste ferme, impossibilitate ad aggiornarsi per un problema tuttora sconosciuto.

Il blocco ha inizialmente interessato il sito Twitter.com e non le app mobili che utilizzano le sue API poi, come se la piattaforma fosse un imbuto dal collo che si stringe quando si va ai server di sostegno, anche queste ultime si sono bloccate con la conseguenza di non riuscire ad aggiornare il feed dei post.

La notizia è stata data qualche ora fa dal portale TheNextWeb che ha riportato come il suo staff in Asia, Europa e Nord America abbia riscontrato il blocco, con evidenti rallentamenti di sorta. A differenza dei sovraccarichi minori, di cui la piattaforma non è certo esente, il sito Twitter.com non è mai andato offline, smentendo così l’ipotesi di un attacco DDoS che avrebbe causato l’impossibilità totale di raggiungere l’indirizzo. Il team di sviluppo sta attualmente lavorando per capire la causa del problema, garantendo un servizio affidabile per mantenere i suoi utenti attivi e “socialmente impegnati”.

Proprio qualche minuto fa invece, il social network è caduto sotto un altro attacco del Syrian Electronic Army, la milizia digitale pro-Assad che nei giorni scorsi aveva causato il panico hackerando e inviando tweet falsi dagli account ufficiali della Associated Press e del Guardian . L’ultima violazione, in ordine cronologico, è diretta ancora una volta ad una testata. Si tratta di E! Online , specializzata in notizie sul mondo della musica e del gossip, che ha una versione anche in italiano. Gli hacker hanno violato l’account della testata rilasciando il tweet: “Esclusiva Justin Bieber a E! Online: sono gay”. Il danno è evidente: degli oltre 5 milioni di followers dell’account E! Online se ne ritrova meno di una decina forse per la paura che gli hacker potessero violare anche i profili dei suoi seguaci.

In attesa che gli sviluppatori di Twitter mettano a punto il nuovo sistema di autenticazione , che dovrebbe permettere agli utenti di inserire le normali credenziali di accesso più un codice temporaneo ricevuto sul cellulare, gli hacker siriani continuano a “trolleggiare” sulla piattaforma. A differenza di Anonymous, a cui pure erano stati associati in un primo momento, il gruppo del Syrian Electronic Army sembra non avere un linea guida principale, colpendo obiettivi disparati non collegati direttamente, o almeno è quello che sembra.

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