Rebus commissioni: mediazione leghista e pressing di Berlusconi contro il muro Cinque Stelle. Il Cavaliere vuole la “via di fuga” dai processi. E Grasso cosa farà?

Silvio Berlusconi

Il rebus sulle commissioni si fa sempre più complicato. E mentre spuntano i big dei partiti per le presidenze – con in pole l’ex guardasigilli pidiellino Francesco Nitto Palma alla Giustizia, la senatrice Pd Anna Finocchiaro agli Affari costituzionali e Pier Ferdinando Casini agli Esteri – la Lega nord spinge per entrare nel gioco delle spartizioni.

Nel mirino del Carroccio, secondo il Fatto Quotidiano, ci sarebbe la Giunta per le autorizzazioni e le immunità del Senato che per regolamento spetta all’opposizione. E che decide sull’incandidabilità e la decadenza dai pubblici uffici.

Non esattamente un contentino. Visto che, in caso di assegnazione, il principale alleato di Silvio Berlusconi avrebbe un ruolo decisivo nella sua salvaguardia politica.

E il Cavaliere, stando ai rumors, starebbe facendo pressioni in questo senso. Del resto, in caso fosse raggiunto da condanna definitiva per il processo Mediaset, il destino del Cav sarebbe proprio deciso da questo organismo. Certo, successivamente a esprimersi dovrebbe essere il Senato dove però il rischio legato al voto segreto resta alto.

Tra i padani, a poter aspirare alla presidenza della Giunta, che ha la facoltà di rallentare il voto in Aula, è sicuramente l’ex ministro Roberto Calderoli. Contro una sua nomina gioca il fatto che sia troppo in vista. E così, in via Bellerio, si starebbero facendo altri nomi. Come quello di Raffaele Volpi, funzionario di partito che nella scorsa legislatura era in commissione Affari costituzionali.

La sua candidatura è appoggiata da Giancarlo Giorgetti e «benedetta» dalla stesso Roberto Calderoli.

Ma gli appetiti leghisti – e berlusconiani – devono scontrarsi con quelli del Movimento 5 stelle che in quanto partito di opposizione rivendica la poltrona (mentre la Lega tecnicamente si è astenuta dalla fiducia all’esecutivo). In pole per la presidenza Michele Giarrusso.

L’ultima parola spetterà a Pietro Grasso. Ed è probabile che la realpolitik delle larghe intese avrà la meglio.

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