Usa si dichiarano inorriditi ma il presidente precisa: “non invieremo un nostro contingente militare. Non sarebbero fattore positivo né per noi né per i siriani”

Barack Obama

Barack Obama non prevede di inviare soldati americani sul territorio siriano, se fosse dimostrato che il regime di Bashar al Assad ha utilizzato armi chimiche.

“Non ravviso alcun scenario alcuno nel quale i soldati americani sul territorio siriano sarebbero un fattore positivo per gli Stati Uniti e al contempo un fattore positivo per la Siria”, ha dichiarato Obama durante una conferenza stampa con il suo omologo del Costa Rica, Laura Chinchilla, a San José, dove ha effettuato una visita di ventiquattro ore.

Gli Stati Uniti si sono detti “inorriditi”, comunque, dalle notizie sul massacro di oltre 100 persone a Bayda commesso il due maggio dalle forze del presidente siriano Bashar al Assad. Non manca l’avvertimento: “i responsabili delle violazioni dei diritti umani dovranno renderne conto”. Washington si appella “agli attori responsabili per denunciare il perpretrarsi di uccisioni illegali contro ogni gruppo, a prescindere da fede o etnicità”.

“Secondo queste informazioni, le forze del regime e i miliziani Shabiha hanno distrutto la zona bombardandola con tiri di mortaio, poi hanno invaso la città, dove hanno giustiziato intere famiglie, donne e bambini compresi”, prosegue la nota, che porge “le più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime di questa tragedia”.

Il dipartimento guidato da John Kerry condanna “le atrocità commesse contro la popolazione civile e rafforza la nostra solidarietà ai cittadini siriani”. E ancora: “con l’incremento della violenza del regime di Assad contro civili innocenti, non perderemo di vista gli uomini, le donne e i bambini le cui vite sono così brutalmente distrutte”.

Gli eventi drammatici all’interno del Paese dilaniato dalla guerra civile – giunta al terzo anno – continuano ad arrivare: a Baynas, non lontano da Bayda, dove c’è stato un altro massacro di civili. Lo riferiscono ONG locali. Centinaia di famiglie sono in fuga dalla cittadina sulla costa dove oltre 60 corpi sono stati ritrovati.

Intanto autorità israeliane hanno confermato quanto anticipato dai media americani: l’aviazione dello stato ebraico ha compiuto un attacco contro la Siria che ha preso di mira missili sofisticati. Secondo esperti americani, si tratta di Fateh-110, in grado di colpire Tel Aviv e gran parte dello Stato ebraico dalla parte meridionale del Libano.

L’attacco aereo, avvenuto giovedì notte, aveva come obiettivo primario un carico di armi arrivato dall’Iran e diretto a Hezbollah, il potente gruppo sciita in Libano molto vicino al regime del presidente Assad. Il carico era conservato in un capannone all’aeroporto internazionale di Damascus, almeno secondo fonti americane convinte che la stiva fosse sotto il controllo operativo di Hezbollah e delle forze paramilitari iraniane Quds.

Attaccando, i velivoli israeliani non hanno avuto accesso allo spazio aereo sopra l’aeroporto di Damasco ma hanno apparentemente usato i cieli del Libano da cui hanno sganciato le armi per attaccare.

Il colpo israeliano è arrivato pochi giorni dopo le forti dichiarazioni a supporto di Assad da parte del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Così facendo si fa sempre più concreta la teoria dell’intelligence statunitense, secondo cui Hezbollah sta sostenendo militarmente il presidente siriano e non solo tollerando il superamento dei suoi confini da parte di suoi membri per difendere cittadini libanesi in Siria.

Nasrallah ha detto che Hezbollah non permetterà la caduta della Siria a causa di un attacco armato sostenuto dall’America e Israele.

E’ la seconda volta quest’anno che Israele colpisce la Siria. A gennaio aveva bombardato un convoglio colpendo secondo fonti diplomatiche armi destinate a Hezbollah.

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