A Torino, come in tante altre città italiane, scatta la grande festa: l’albo d’oro dice 29 titoli ma per tutti i tifosi “Calciopoli non è esistita” e gli scudetti sono 31

tifosi juventini in festa

Decide Vidal, ancora una volta. Un rigore del cileno regala lo scudetto alla Juve. Cade anche il Palermo, sulla strada dei bianconeri, che davanti al pubblico di casa mettono il punto ad una stagione trionfale, l’ennesima sotto la guida di Antonio Conte. A Torino è festa scudetto.

La Juve non s’è fermata da quasi due stagioni e c’è voglia di festa, meritata: «Quest’anno è stata una marcia, sicuramente imponente – ha detto Conte alla vigilia – una squadra che ha viaggiato a ritmi vertiginosi, fin dalla prima giornata, nonostante una competizione come la Champions, che a detta di tanti poteva portarci via energie. Invece siamo stati bravi e siamo stati fantastici».

Si parte con gli schemi speculari, con il solito avvio bianconero in dominio assoluto del pallone e degli spazi. Ma la Juve di oggi non riusciva a combinare nulla di concreto. Il Palermo era logicamente chiuso a riccio ma quando riprendeva palla, spesso la regalava troppo facilmente al pressing avversario. Quella buona è capitata a Vucinic al 28’, ma il centravanti se l’è fatta respingere in angolo da Sorrentino. Pogba allo scadere su angolo ha colpito di testa da cinque metri mandando la palla a lato per questione di centimetri. Nella ripresa, con il Genoa abbondantemente in vantaggio con il Pescara e il Siena ko a Catania, ai rosanero il punto sarebbe andato benissimo, ma ci ha pensato Vidal a decidere la partita su rigore assegnato da Romeo per una spinta in salto con il petto di Donati su Vucinic.

I giocatori della Juventus sono tornati sul terreno di gioco dello Stadium per raccogliere l’applauso dei tifosi ma sono stati costretti immediatamente a tornare negli spogliatoi per una seconda invasione di campo dei tifosi. Vani gli appelli dello speaker a consentire la passerella ai giocatori. In campo, appena terminata la partita, è stato posizionato un gigantesco drappo con lo scudetto numero 31, grande più o meno quanto quello srotolato in curva Scirea. Per la tifoseria continua così il conteggio «casalingo» degli scudetti della Juventus, che tiene conto dei due tolti dopo Calciopoli.

Subito dopo il fischio finale iniziano i caroselli in auto e in moto dei tifosi bianconeri per le strade che portano nel centro di Torino. Festeggiano con i clacson e sventolano le bandiere per la vittoria del ventinovesimo scudetto della Juventus. Molti di loro stanno raggiungendo le strade dove è previsto il passaggio del pullman scoperto che porterà in trionfo per le vie del centro la squadra campione d’Italia. La partenza del corteo è prevista intorno alle 18:30 da corso Cairoli.

«Consigli a Conte? È intelligente, lui sa cosa fare. Non credo abbia dubbi», commenta Gigi Buffon mentre attorno esplode la festa. «Ci siamo tolti un peso – ha aggiunto a Sky il capitano bianconero – Dopo il titolo dello scorso anno, arrivare secondi sarebbe stata una delusione». «Ci siamo tolti il peso – afferma il portiere bianconero – abbiamo avuto questa responsabilità da luglio e quando si ha il dovere di vincere si ha solo da rimetterci perché anche se si arriva secondi si scontentano molte persone. Questo scudetto mi è piaciuto tanto perché dalla prima giornata abbiamo tirato il gruppone, nei momenti imortanti lo abbiamo staccato, siamo stati bravi in alcune fasi e poi abbiamo fatto lo scatto decisivo che non era scontato».

Del futuro si parlerà poi, anche se nulla è scontato, nonostante il contratto biennale del tecnico: «Io penso che è sia giusto dire che l’uomo Antonio Conte sicuramente vuole rimanere al 100% alla Juventus – ha chiarito il tecnico – poi c’è il professionista. E il professionista deve, per rispetto nei confronti dei tifosi, della società, di se stesso e dei propri calciatori, avere chiara tutta la situazione». Che sarebbe lo shopping estivo: Conte vuole la garanzia tecnica per poter rivincere lo scudetto e dar battaglia in Champions League. E dire che tutti vogliono vincere, e c’è pure un piano industriale noto da tempo: «È inevitabile che poi ci si debba confrontare – ha però puntualizzato l’allenatore – e io penso che le idee siano chiarissime, sotto tutti i punti di vista. Ma a volte, quando le idee sono chiare, sia da una parte che dall’altra, magari potrebbe anche essere che ci sia discordanza, potrebbe anche essere; non è mai successo. E penso che non accadrà neanche questa volta, me lo auguro».

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