Il 22 giugno 1983 “salì in auto con un finto prete” e fu portata a Villa Lante all’istituto sacro che affitta stanze

Emanuela Orlandi

È il racconto di un «sequestro simulato», almeno all’inizio, e attuato in modo soft: la ragazza adescata con la promessa di molto danaro (375 mila lire) per distribuire volantini a una sfilata, indotta dalla presenza di un’amica a non tornare a casa, quel maledetto 22 giugno, e a salire su un’auto a corso Rinascimento dove «sul sedile davanti, a fianco all’autista, c’era un nostro uomo vestito da monsignore», perché tanto «tu abiti in Vaticano e lo sai, Emanuela, dei sacerdoti ci si può fidare…».

E’ uno scenario – quello dell’«allontanamento volontario» di Emanuela Orlandi, così come lo racconta il supertestimone – che toglie il fiato per la sua apparente, sconvolgente «normalità». Roma, primi anni ’80, tempo di guerra fredda e di forti tensioni in Vaticano. Ma era anche un’estate luminosa e bellissima, quella dell’83, il periodo più felice per una quindicenne. Se non fosse stato per il fatale imprevisto: una ragazzina che amava la musica entra in contatto con inquietanti «manipolatori» che la sottraggono «consensualmente» alla sua vita, tanto «la scuola è finita e la tua scomparsa durerà qualche ora, poco tempo…».

Come riporta il Corriere della Sera, eccola, la fase germinale del sequestro Orlandi: i giorni iniziali, prima che il nome della figlia del messo pontificio venisse pronunciato dal Papa polacco all’Angelus del 3 luglio (e il caso si trasformasse in un intrigo internazionale), sarebbero filati via tranquilli, senza intoppi. Quasi banali. Marco Fassoni Accetti, autore cinematografico indipendente che ha rivelato di essere stato uno dei telefonisti e di aver incontrato «molte volte» Emanuela, negli interrogatori in Procura li ha descritti così.

Ma, adesso, emerge anche altro: dopo aver delineato «contesto» e «movente» del sequestro (gruppo di contro-spionaggio che con l’apporto di elementi dei servizi e della banda della Magliana agiva per conto di ambienti vaticani, per condizionare la politica della Santa Sede), il superteste avrebbe fornito qualche riscontro. Il primo riguarda il posto in cui Emanuela fu condotta la prima sera: «La portammo a Villa Lante, ai piedi del Gianicolo, in un istituto religioso dove affittavano delle stanze», sostiene Fassoni Accetti. «Abbiamo avuto l’accortezza di farla stare sempre con ragazze. Le portavamo quanto desiderasse. C’era un bel giardino, le ripetevamo che suo padre era d’accordo e non si sarebbe arrabbiato. E facemmo in modo che una sua amica andasse a trovarla».

Le novità, a Piazzale Clodio, vengono vagliate con attenzione: per la prima volta qualcuno indica il luogo preciso dove la Orlandi avrebbe pernottato. Naturalmente all’insaputa dei responsabili della struttura di turismo religioso, tuttora attiva in via San Francesco di Sales: la foto di Emanuela, infatti, non era ancora apparsa sui giornali. «Restò a Villa Lante per quattro giorni – avrebbe aggiunto il telefonista – Quando voleva fare un giro a Trastevere le mettevamo una parrucca corta. Una volta passeggiamo insieme al Ghetto e lei era divertita, ricordo che parlammo di un progetto di film».

Restano i dubbi. E le stranezze. La rivelazione su Villa Lante, comparata con quelle di qualche anno fa di Sabrina Minardi, l’ex amante del boss De Pedis che raccontò di aver «consegnato» Emanuela a un prete, presenta due punti in comune: il Gianicolo e il passaggio di mano della ragazza da un «braccio operativo» ad ambienti ecclesiastici. Dopo, però? Dove è stata trasferita la vittima dell’atroce macchinazione? In che circostanze il sequestro ideato come «azione di pressione» si è trasformato in vero rapimento (e forse omicidio)? Nei giorni scorsi Fassoni Accetti ha testimoniato che Emanuela «restò a Roma almeno fino al dicembre 1983, in due appartamenti, uno in centro e uno sul litorale». Poi, essendo lui stato arrestato per un incidente in cui morì il figlio di un funzionario Onu (a suo parere «provocato dal Phoenix-Sisde», parte avversa al suo gruppo), i ricordi si interrompono. Giura di aver saputo che «fu portata all’estero, in Francia», ma sono notizie incerte, de relato…

Domande, incongruenze e misteri sin qui inestricabili. Intanto i magistrati stanno cercando di trovare riscontri all’enorme mole di informazioni ricevute proprio sulla pista del «sequestro simulato» della Orlandi, il cui obiettivo sarebbe stato fare pressioni sulla Santa Sede in chiave filo-sovietica. La ragazza – secondo questa tesi – cadde in un tranello (la proposta di distribuire volantini della Avon) e quindi «fu portata via senza violenza»: sarebbe stata liberata entro poco tempo – è la versione acquisita dalla Procura – ma «la situazione precipitò» e l’azione «dimostrativa», mirata a «proteggere il dialogo tra la Curia romana e i Paesi del Patto di Varsavia», si tramutò in un incubo per la famiglia: l’attesa infinita del ritorno a casa della «ragazza con la fascetta».

«Emanuela Orlandi e Mirella Gregori si sono allontanate spontaneamente e potrebbero essere ancora vive: la prima da quel che ho saputo fino a due anni fa vive forse a Parigi, la seconda tornò a Roma nel 1994 per incontrare la madre», ha ribadito il testimone. Con un dettaglio in più: la località in cui cercare la figlia del messo pontificio sarebbe Neauphle-le-Château, paese di tremila abitanti a 40 chilometri dalla capitale francese.

L’esame delle dichiarazioni dei precedenti interrogatori, intanto, ha consentito di gettare luce su uno dei misteri più inquietanti dei primi mesi di indagini: cosa significavano i numerosi messaggi criptati inviati alle due famiglie e ai giornali? Bastino due esempi. Il codice 158, utilizzato per ottenere colloqui diretti con l’allora Segretario di Stato cardinal Casaroli, alludeva a qualcosa: con un semplice traslazione, diventa 5-81, vale a dire maggio 1981, mese dell’attentato a papa Wojtyla. Anche le 375 mila lire che furono offerte a Emanuela per un lavoro di una sola giornata (troppe, si è sempre detto) avevano, ha spiegato Fassoni Accetti, una valenza precisa agli occhi degli «interlocutori» dei sequestratori: aggiungendo due volte il numero 1, si ottiene 13-5-17, giorno dell’apparizione della Madonna di Fatima in Portogallo.

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