Con le sue pesanti parole sulla Banca Vaticana il nuovo Pontefice ha già suscitato un vero “caso” diplomatico

Papa Francesco

Era soltanto un’ipotesi, ma la dichiarazione di Papa Francesco su una possibile chiusura dello Ior, l’Istituto per opere di religione della Chiesa Cattolica, non è piaciuta agli abitanti dei palazzi del Vaticano.

Così, prima hanno provato ad omettere la notizia dall’Osservatore Romano, quotidiano ufficiale della Santa Sede, poi hanno mandato un portavoce a rettificare le parole del Papa e a mettere un freno alle numerose riforme che il Pontefice sta o vorrebbe mettere in atto.

Il fatto. La scorsa settimana, in occasione dell’omelia nella chiesa di Santa Marta alla quale partecipavano alcuni dipendenti della cosidetta “banca Vaticana” – da anni al centro di numerosi scandali e indagini – il Papa si è rivolto a loro invitandoli a non perdere mai di vista l`essenzialità della Chiesa e allontanandola da quella mondanità, dall’autoreferenzialità e da quelle lotte di potere che da troppo tempo la caratterizzano. “La Chiesa non è una ong”, aveva ripetuto Papa Francesco, ma “è una storia d’amore”, denunciando proprio lo Ior come promotore di questo nuovo modello della Chiesa che mette l’organizzazione e la burocrazia al primo posto.

Una dura critica, seppur con toni colloquiali, in linea con la missione del suo pontificato. Una linea che però non viene gradita da tutti e che con questo ultimo monito aveva ha urtato non poche sensibilità. Al punto che l’edizione pomeridiana dell’Osservatore romano aveva pubblicato la stessa omelia omettendo il passaggio polemico sullo Ior. Ma la notizia aveva comunque già fatto il giro del mondo, così, a una settimana di distanza, a buttare l’acqua sul fuoco dell’incidente comunicativo è sopraggiunto l`arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana.

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