Berlusconi sostituisce lo storico legale Niccolò Ghedini con il principe del foro che difese Andreotti e gli procurò il proscioglimento dalle accuse di mafia, e che ha anche difeso, perdendo, Sabrina Misseri per l’omicidio Scazzi

il prof. Franco Coppi

Sostituzione nella difesa del Cavaliere. Entra Franco Coppi, esce Niccolò Ghedini: Silvio Berlusconi rinuncia così alla strategia del “muro contro muro”. La notizia non è ancora ufficiale soltanto perché il celebre avvocato Franco Coppi non ha ancora sottoscritto l’impegno. Ma la scelta di un cambio di “regia” suoi guai giudiziari del Cav è doppiamente rilevante perché investe la stessa capacità di tenuta del governo di larghe intese.

In nome della cosiddetta pacificazione, e soprattutto perché finora i risultati raggiunti non corrispondono alle aspettative – come riportato da Blitz Quotidiano, Berlusconi ha deciso di sostituire lo storico legale Niccolò Ghedini (e il suo socio di studio Piero Longo) con il principe del foro che (insieme all’allora emergente Giulia Bongiorno) difese Andreotti e gli procurò uno storico proscioglimento dalle accuse di mafia (ma ha difeso anche, perdendo, Sabrina Misseri per l’omicidio di Sarah Scazzi ad Avetrana).

Con l’approssimarsi dei verdetti (sentenza di appello per Mediaset e sentenza per Ruby) il capitolo giustizia è una spada di Damocle più che incombente sulle sorti del governo. Il muro contro muro con i giudici, lo stillicidio di accuse e insulti quotidiani (“cancro della democrazia”) devono appartenere a un’altra epoca. Con Coppi ci si difende dentro al processo. D’altronde, dal golpe Borghese allo scandalo Lochkeed , fino al processo Andreotti, il primo avvocato d’Italia ha svolto una carriera direttamente intrecciata con la storia del Paese.

L’avvocato di Berlusconi è una figura centrale della politica italiana dell’ultimo ventennio: da Previti a Dotti, passando per Pecorella fino a Ghedini e Paniz, nessuno di loro ha mai preteso dall’ingombrante cliente obbedienza e discrezione, soprattutto verbale. Coppi, secondo la ricostruzione offerta dall’attento Ugo Magri de La Stampa, avrebbe posto “rigidissime condizioni”.

Zero esternazioni e divieto di buttarla in politica. Don Gelmini, uno dei suoi assistiti più famosi, trasgredì alla regola del silenzio e fu mollato seduta stante. Se tutto questo servirà far assolvere Berlusconi è, naturalmente tutto da vedere: che ponga meno ostacoli al cammino del governo è prevedibile. Almeno fino alla sentenza: cosa farà Berlusconi in caso di condanna e interdizione dai pubblici uffici lo sa solo lui.

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