Socioantropologia del sottosviluppo: la

Una gazzarra, in totale deregulation, che si ripete da quattro anni dovrebbe avere funzione di sociabilità, di aggregazione: ma qual’è poi il vero senso dell’evento?

Verso le sei del pomeriggio i supermercati vedono in fila innumerevoli persone di ogni età, ma molti giovani, che fanno incetta di birre e superalcolici. Già, perché dalle 21 è stato posto il divieto di acquistarne: il coprifuoco che dovrebbe limitare i guasti della “Notte Bianca”.

La città di Firenze sembra indemoniata, migliaia e migliaia di persone. italiani e stranieri, che percorrono le strade, si danno appuntamenti (spesso dicendosi gli indigeni emblematicamente “icché si fa?”) bottiglie in mano, bicchieroni di birra portati alla bocca, colli all’indietro, bottiglie che ti spaccano tra i piedi se non stai attento. Ragazzine truccatissime, vestite da carnevale, o mezze nude, canti sguaiati, urla scomposte. Impossibile passare con una bicicletta a mano. Una movida che in alcune zone come S. Croce si ripete ogni sabato sera. Ma che stasera, 30 aprile, si estende a tutto il centro e alle zone extra moenia, dall’Oltrarno, fino a S. Marco e oltre. Forze dell’ordine in giro, pochissime. La città è nelle mani della folla giovanile, ma ci sono anche più attempati mattacchioni che evidentemente si divertono. Ancora, ragazzi a decine completamente ubriachi che ti sbandano addosso mentre li incroci. Moltissimi sdraiati per terra o sulle panchine di pietra del centro sfiniti dal caos e dall’alcol. Cenni di rissa. Odori nauseabondi di orina, vomito, folate di odori, pur meno nauseabondi, di fumo, di erba. L’indomani mattina presto, sinché non passano gli operatori addetti a ripristinare un po’ di civiltà (con costi fortunatamente coperti dagli sponsor privati) ci si trova dinanzi uno spettacolo di devastazione ovunque.

Questa indegna gazzarra, in totale deregulation, che si ripete da quattro anni dovrebbe avere una funzione di sociabilità, di aggregazione. Ma gli spettacoli che si tengono all’esterno fino a mezzanotte sono di un livello modesto. Le iniziative culturali di interesse rimangono un’opportunità piuttosto di nicchia. L’apertura serale dei Musei un pannicello caldo che comunque non riguarda ciò che accade per le strade. I più anziani non se la sentono di uscire in una simile occasione. Verrebbe voglia di dire che l’apertura dei musei sarebbe utile se chi volesse scendere per strada a far caciara fosse obbligato, in fila per due, a entrarvi, visitare, fare una breve relazione scritta di ciò che ha visto ricevendone in cambio un attestato di partecipazione da mostrare a eventuali controllori.

Insomma, quale sarebbe il senso di tutto ciò? Mi piacerebbe mi fosse spiegato dalle autorità comunali. Quale tipo di crescita, di arricchimento ne deriva ai partecipanti, a parte eventualmente il colesterolo e l’ingrossamento del fegato? Mia figlia mi scrive un sms: “monotono”. La noia non si vince, infatti in questo modo, ma anzi si riproduce esponenzialmente. Fa parte del “tutto il resto” di califaniana memoria. E la prossima volta sarà peggio. Continuiamo così, facciamoci del male.

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