Pd e Pdl si contendono in una battaglia serrata i posti di sottosegretario. Fassina al Welfare, Santanché stop

le donne del Pdl, Laura Ravetto, Paola Pelino e Michaela Biancofiore

È caccia alle poltrone della seconda fila del governo Letta. Viceministri, sottosegretari e presidenti di commissione sono le cariche più ambite per chi non ce l’ha fatta a diventare ministro, o, peggio, non è nemmeno entrato in Parlamento. Ravetto, Pelino e Biancofiore sono già in cerca di un posto.

Per gli appetiti non soddisfatti, è aperta la corsa al tavolo della ‘Convenzione’ per le riforme. Il premier, in linea con la sobrietà impressa a Palazzo Chigi, vorrebbe contenere i posti distribuendone una trentina. Ma alla fine in molti pensano che lieviteranno a una quarantina le nomine del ‘sottogoverno’.

I criteri di selezione in base ai quali i capigruppo hanno fatto una prima cernita sono quelli già usati per la formazione dell’esecutivo: rinnovamento, ossia niente riciclaggio di big rottamati o troppo falchi, largo alle donne, recupero delle competenze esterne. Questo sulla carta. In realtà – come riporta Lettera 43 – si sgomita e «ognuno gioca la sua partita», hanno detto dal Pd e dal Pdl. Al lavoro ci sono Renato Brunetta, Renato Schifani e soprattutto Denis Verdini per il Pdl e Roberto Speranza, Luigi Zanda e soprattutto Dario Franceschini e Maurizio Migliavacca per il Pd.

La partita potrebbe anche concludersi sabato 4 maggio. Ad ogni modo «entro il fine settimana», ha detto il ministro Maurizio Lupi. «Ci sono dei tempi da rispettare», ha spiegato il ministro Enrico Franceschini, «perché i sottosegretari vanno per forza nominati prima dell’elezione dei presidenti delle commissioni fissata per martedì 7 maggio». La parte del leone la fanno Pdl e Pd che considerano già «troppo rappresentata» Scelta civica nel governo.

Centro democratico si accontenta di Bruno Tabacci presidente di una commissione economica, e Pino Pisicchio alla ‘bicameralina’. In casa Pdl ambiscono a una quindicina di posti, tra i quali tre-quattro viceministri. Puntano anche alla presidenza di cinque-sette commissioni (con le poltrone che potrebbero essere assegnate ad ex ministri che scalpitano), ma non hanno ancora indicato i nomi dei loro membri come invece ha già fatto il Pd.

In campo, sempre in quota Pdl, l’ipotesi di dare al leghista Giancarlo Giorgetti, che è stato uno dei dieci saggi, la presidenza della commissione bilancio. Per Pisicchio, «sarebbe una innovazione interessante: anche in Germania si assegna all’opposizione, e potrebbe essere un primo passo verso la riforma dei regolamenti», ha spiegato.

Così come l’opposizione sta facendo quadrato sulle commissioni di vigilanza come il Copasir, sulla quale insiste Sel, e quella sulla Rai,che potrebbe andare anche ai 5 stelle.

Stando ai rumors, i berlusconiani vorrebbero Luigi Casero viceministro all’economia. Un posto da vice anche per Simona Vicari. Tra i nomi dei sottosegretari quelli di Renata Polverini, Anna Grazia Calabria, Micaela Biancofiore, Laura Ravetto. Per Mara Carfagna, invece, potrebbe esserci la vicepresidenza della Camera in quanto l’ipotesi di Daniela Santanché, al posto che era di Lupi, sarebbe destinata a soccombere sotto il ‘fuoco amico’. Per Paolo Romani, la presidenza delle attività produttive. Anche Anna Maria Bernini e Fabrizio Cicchitto potrebbero avere una commissione.

Nelle file del Pd, sarebbero in corsa Stefano Fassina come viceministro al welfare, Lapo Pistelli, molto gradito a Emma Bonino, agli esteri. Tra i sottosegretari, Carlo Dell’Aringa alla semplificazione, Marco Minniti alla giustizia o agli Interni, Rosa Calipari anche lei al Viminale.

Tra i lanciati pure Giovanni Legnini, Emilia De Biase alla cultura, la lettiana Alessia Mosca e il giovane campano Enzo Amendola che potrebbe riequilibrare il peso del sud. Dall’esterno potrebbero arrivare il renziano Roberto Reggi e il bersaniano Oriano Giovannelli. Paolo Peluffo rimarrebbe sottosegretario all’editoria.

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