Il premier avverte tutti: “grave emergenza. Troppe aspettative sull’Esecutivo. Inevitabile stare insieme, possibili soluzioni comuni”. Ma sull’Imu è scontro e Berlusconi vuole l’abolizione: “altrimenti non ci stiamo”

Silvio Berlusconi

Dopo il pieno di sì ottenuto ieri alla Camera, stamattina il governo Letta si incassa la fiducia anche in Senato con 233 sì e 59 no e 18 astenuti. A Montecitorio erano stati 453 i voti a favore e 153 i contrari. Il ministro Lupi annuncia: entro una settimana i sottosegretari, il primo provvedimento esecutivo sarà il Def. E intanto scoppia il caso Imu.

Per il ministro Franceschini si parla solo di una proroga, ma il Pdl ne chiede l’abolizione. Altrimenti, secondo le parole dello stesso Berlusconi, verrebbe a mancare il sostegno al governo.

Letta. «Mi sono reso conto che c’è un grande problema: c’è un carico d’aspettative francamente eccessivo» su di noi, ha detto il premier Enrico Letta al Senato spiegando che dopo aver letto i giornali ed aver ascoltato i commenti in Parlamento «la giornata si è caricata di molte preoccupazioni». «Se non c’è la consapevolezza – ha continuato – dell’oggettiva fragilità di quanto fatto e di quanto stiamo facendo e si pensa che tutti i problemi si siano risolti facendo un governo io credo che abbiamo sbagliato. La situazione rimane di grandissima difficoltà. La scelta che tutti insieme qui abbiamo fatto è figlia di una situazione d’emergenza, che noi affrontiamo con determinazione, buona volontà, energia e consapevolezza dei nostri limiti. Ma c’è un’emergenza, che non scompare perchè la Camera ha dato la fiducia e oggi mi auguro la dia il Senato». Poi un passaggio sulle larghe intese: «Il mescolarsi e lo stare insieme fanno paura se si ha paura della propria identità debole, ma se si è convinti della propria identità ci si rende conto che non ci sono alternative. Io non credo che Silvio Berlusconi abbia una identità debole, se ho capito il personaggio. E anche io vengo da un percorso di semplificazione attraverso identità nuove di cui sono orgoglioso -ha spiegato il premier-. Se siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto non dobbiamo avere timore, di fronte alle politiche è assolutamente possibile trovare soluzioni comuni». «La squadra di Governo che lavorerà con il Parlamento cercherà di avere un rapporto corretto» con le Camere perchè «negli ultimi 10 anni abbiamo vissuto un rapporto sempre più asimmetrico» perchè è chiaro che «le nostre istituzioni non funzionano. Da qui il tema della Convenzione. Metto la convenzione al centro della riflessione, ribadisco qui che è un tema rispetto al quale proprio al Senato, con il presidente Schifani, si è fatto un lavoro molto forte, marcato e profondo che ha portato a tanti punti di convergenza possibili che spero possano essere utilizzati», ha sottolineato il premier. «Ho parlato di 18 mesi non perchè irrispettoso del parlamento che è libero e sovrano ma perchè ritengo che la vita del governo debba essere legato a adempimenti certi».

Il nodo Imu. «Le parole del ministro Franceschini sull’Imu non le possiamo condividere e chiediamo al presidente del Consiglio Letta che chiarisca le intenzioni del governo in sede di replica al Senato prima del voto di fiducia». Lo dichiara il senatore del Pdl Altero Matteoli con riferimento alle affermazioni del ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini secondo il quale l’Imu non verrà tolta, ma ci sarà solo una proroga della rata di giugno.

Delrio. «L’Imu verrà sospesa per la rata di giugno con l’impegno ad alleggerirla soprattutto per i meno abbienti». Così il ministro Graziano Del Rio. «Il lavoro sarà fatto con il Parlamento, non possiamo sapere il punto di approdo». Rispetto alla rimodulazione dell’Imu, spiega, «c’è un problema di liquidità di Comuni che affronteremo».

Berlusconi. «Certo che sono fiducioso sia sull’abolizione che sulla restituzione. Non sosterremmo un governo che non attua queste misure né lo sosterremmo dall’esterno. Abbiamo preso un impegno con gli elettori e vogliamo mantenerlo». Lo afferma Silvio Berlusconi arrivando in Senato a proposito dell’Imu.

La replica di Letta. «Vale quello che ho detto qui in Aula». Così il premier replica ai giornalisti che gli chiedono «rassicurazioni sull’Imu». Il presidente del Consiglio ha lasciato Palazzo Madama, stasera è atteso a Berlino per il primo appuntamento del suo tour di impegni internazionali in Europa.

Le dichiarazioni di voto. «Il contributo che i senatori del Partito Democratico, orgogliosi della propria identità, sapranno assicurare al governo Letta sarà di costante, leale sostegno. Intendiamo fare la nostra parte fino in fondo, ben sapendo che è nostro dovere costruire un rapporto limpido e dialettico con le forze del centrodestra, con le quali eccezionalmente ci ritroviamo a condividere il sostegno al suo governo. Un supporto di seria cooperazione, ma anche di competizione costruttiva nelle idee e nelle proposte per le politiche europee, per la riforma dello Stato e per il superamento equo della crisi». Lo afferma il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda che motiva la fiducia al governo con lo «stato di necessità che ha indotto a far convivere in una chiara maggioranza di governo orizzonti ideali e convincimenti politici diversi e persino giudizi opposti sulle responsabilità degli ultimi 20 anni della storia parlamentare e politica del nostro Paese». Per il capogruppo del Pdl Renato Schifani «il programma del governo merita la nostra fiducia perchè in un momento in cui sembrava prevalere l’umore peggiore della piazza ha saputo affermare il primato della politica e della responsabilità, parlo dell’alta politica che ha spinti Napolitano al secondo mandato e Silvio Berlusconi a pensare solo al bene del Paese». Nessuna fiducia al governo, invece, dal Movimento 5 Stelle, che si dice pronto «ad un confronto sui contenuti» di un programma che però i grillini definiscono «aleatorio e prigioniero di veti incrociati».

A pronunciare il no del M5S in aula al Senato è il capogruppo Vito Crimi che rimanda al mittente l’invito allo “scongelamento”, arrivato dal premier Letta nelle consultazioni prima di ricevere l’incarico: «non siamo noi a doverci scongelarci, è il sistema politico che è ibernato. Serviva un passo indietro dei partiti logorati dalle lotte intestine, invece si sono accalcati davanti alla porta della stanza dei bottoni». Il no dei Cinque Stelle è motivato anche dal fatto, ha sottolineato Crimi, che il premier e il governo non hanno affrontato le questioni, dirimenti per il M5S, dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi e del conflitto di interessi. «La Lega si asterrà sulla fiducia al governo». Lo annuncia il capogruppo al Senato Massimo Bitonci, confermando la linea già tenuta ieri alla Camera. A chi gli fa notare che però al Senato l’astensione vale come un voto contrario, Bitonci risponde: «Non importa, anche perchè la maggioranza ha da sola i numeri. La nostra indicazione è di carattere politico». «Sel non voterà fiducia non per paura o per lavarci coscienza, ma perchè è un governo figlio diretto di un’imboscata vergognosa tesa a Romano Prodi da parte di chi aveva sempre voluto questo esito, ma non aveva il coraggio di dirlo a viso aperto». Così il presidente del gruppo Misto-Sel Loredana De Petris annuncia il voto contrario al governo della sua componente. «Il gruppo di Scelta Civica con grande convinzione esprime piena fiducia a questo esecutivo e lo fa con la convinzione di chi ritiene che questo governo possa rappresentare l’avvio di una fase nuova e di pacificazione nazionale cui il Presidente Napolitano ci richiama da molto tempo», ha detto il senatore di Scelta Civica Andrea Olivero intervenendo.

Il presidente stringe i tempi. Sono stati assegnati dai due ai cinque minuti di tempo per ciascun intervento e Grasso non fa sconti per nessuno e chiude il microfono allo scadere dei minuti a disposizione senza concedere nemmeno un secondo in più. È capitato a Martelli del M5S a Laura Puppato al senatore del Pdl Massimo D’Ambrosio Lettieri, che forse per la foga di chiudere in tempo, nel finale del suo intervento, cita l’attrice ex miss Italia Martina Colombari invece di Martina Giangrande, figlia del carabiniere rimasto ferito nell’attentato di domenica davanti a Palazzo Chigi. Capita anche al neosenatore del Pd Corradino Mineo che critica il nascente governo ma non riesce a dire se rimane in Aula per votare o esce.

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