L’autore dell’attentato nei pressi di Palazzo Chigi ha spiegato cosa lo ha spinto a sparare contro i carabinieri

Luigi Preiti in manette

Il piano l’aveva ideato da venti giorni. «Volevo colpire i politici», ha confessato senza tentennamenti Luigi Preiti, 49 anni, di Rosarno (Reggio Calabria), quando il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Antonella Nespola lo hanno interrogato al San Giovanni, l’ospedale dove è stato ricoverato dopo l’attentato a Palazzo Chigi in cui ha ferito due carabinieri.

Preiti, oltre alla pistola con cui ha sparato, una calibro 7.65 con matricola abrasa comprata a Genova quattro anni fa, aveva con sé circa 50 proiettili: sette li ha usati, nove erano in una valigetta e un’altra manciata in tasca. «Poteva essere una strage», osservano i magistrati. Al termine dell’interrogatorio i pm hanno chiesto la convalida dell’arresto per tentato omicidio, lesioni, porto e detenzione di armi. Accuse per le quali Preiti, che nel tardo pomeriggio è stato trasferito al reparto detenuti del Pertini, comparirà davanti al gip martedì.

Con i pm l’attentatore non ha affatto dato segni di squilibrio mentale, tant’è che per ora la procura non chiederà una consulenza psichiatrica. «È un uomo disperato», sottolineano i magistrati. Perché è disoccupato, separato e «da qualche mese – ha riferito – non riesco più a incontrare mio figlio», che ha 10 anni. Preiti ha assicurato di aver fatto tutto da solo: «Sono partito sabato sera da Gioia Tauro in treno – ha raccontato durante l’interrogatorio, durato circa un’ora e mezzo -, non lo sapeva nessuno». L’attentatore è andato a dormire al Concorde, un albergo vicino alla stazione Termini, e domenica mattina attorno alle 11.30, indossate giacca e cravatta, ha raggiunto Palazzo Chigi per compiere quello che ha definito «un gesto eclatante in un giorno importante».

«Volevo colpire i politici – ha spiegato – perché non ci aiutano, siamo nei guai e loro non fanno nulla». Ma quando ha capito che non ce l’avrebbe fatta, ha puntato la pistola contro i carabinieri. E ha sparato. Davanti ai pm l’attentatore si è dimostrato pentito: «Non volevo che finisse così, non odio nessuno». E forse pensando al dolore provocato, ha versato anche qualche lacrima. Poi ha rivelato: «Mi sarei voluto uccidere». Invece i colpi in canna erano finiti e i militari presenti davanti a Palazzo Chigi l’hanno fermato. Quando l’interrogatorio è giunto alle battute finali, Preiti ha chiesto ai pm se avrebbe dovuto avvisare la famiglia. Ma ha subito ha cambiato idea: «Ma no, tanto non importa a nessuno di me».

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