Il Premier alla Camera: “lavoro è priorità, meno tasse a giovani e neoassunti”. Meno fondi pubblici per i partiti

Enrico Letta

«Desidero rivolgere un sincero ringraziamento per lo straordinario spirito di dedizione verso la comunità nazionale con cui ha accettato il secondo mandato». Con queste parole il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha introdotto alla Camera il discorso programmatico per la fiducia, poi ottenuta con 453 si e 153 no e 17 astenuti. Il premier si è rivolto poi a Pierluigi Bersani. Quasi tutta l’aula lo ha applaudito. «Esprimo senso di gratitudine profonda verso chi con lealtà mi ha sostenuto in questo passaggio», dice Letta.

Poi l’annuncio che mercoledì e giovedì prossimi sarà a Bruxelles, Berlino e Parigi. «Se l’Europa fallisse -spiega- saremmo tutti perdenti sia nel Nord che nel Sud del Continente». Senza mezzi termini dice che “la situazione economica in Italia resta grave”: «Di solo risanamento l’italia muore, dopo più di un decennio senza crescita le politiche per la ripresa non possono più attendere. Semplicemente non c’è più tempo, troppi cittadini in preda alla disperazione e allo scoramento».

Stop all’Imu. Letta elenca i punti del suo programma. Per prima cosa stop all’Imu. «Bisogna superare l’attuale sistema sulla tassazione per la prima casa intanto da subito con lo stop sui pagamenti di giugno per permettere al Parlamento di attuare una«riforma complessiva del sistema di imposte», spiega il premier. Crescita e coesione, queste le parole chiave del discorso: «Noi saremo seri e credibili sul risanamento dei conti pubblici: basta con i debiti scaricati sulla vita delle generazioni successive, ecco perché la riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo a tutto campo».

Lavoro e problema esodati. Massima attenzione al lavoro: «Bisogna ridurre le restrizioni ai contratti a termine, aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato in una politica generale di riduzione del costo del lavoro. Non bastano gli incentivi monetari». Il nuovo esecutivo promette di risolvere il problema esodati: «Con questi lavoratori la società ha rotto un patto e la soluzione strutturale di questo problema è un impegno prioritario di questo Governo». L’invito di Letta è dunque ad aziende e sindacati: «Serve fiducia reciproca, imprese e lavoratori devono agire insieme e superare le contrapposizioni che finora ci hanno frenato”, dicendosi “sicuro” che i sindacati faranno la loro parte “come sempre nei momenti difficili del Paese». In particolare, “anche sull’occupazione femminile bisognerà fare molto di più: siamo lontani dagli obiettivi europei”.

Ambiente e tecnologia. In primo piano anche ambiente e tecnologia. «Non abbiamo compreso che la partecipazione e la trasparenza sottese alla rivoluzione della rete potevano essere un oggettivo miglioramento della qualità anziché sfociare nel mito e nell’illusione della democrazia diretta», dice Letta. E aggiunge: «Serve un piano pluriennale sulla ricerca a largo raggio che vada fino alla ricerca spaziale e valorizzi le piccole e medie imprese che restano il volano dell’economia italiana. Occorre investire anche sull’ambiente».

Giustizia e burocrazia. Letta non dimentica la lotta alla corruzione : «Solo con la certezza del diritto gli investimenti possono aumentare e solo moralizzando la vita pubblica, combattendo la corruzione che distorce regole e incentivi». La ripresa – aggiunge il premier – passa anche per la “giustizia nel suo complesso, innanzitutto per i cittadini”: «Ci potrà essere sviluppo solo se i cittadini e gli investitori italiani ed esteri sapranno di potersi rimettere con fiducia ai tempi della giustizia, e questo succederà solo se risolveremo una situazione carceraria intollerabile, ricordiamoci che siamo il paese di Cesare Beccaria». Il governo, inoltre, si impegna a combattere la burocrazia. «Occorrerà rivedere l’intero sistema delle autorizzazioni», dice Letta nel suo intervento.

Redditi minimi per le famiglie bisognose. Il welfare «centrato tradizionalmente sul maschio adulto e su pensioni e sanità non basta più. Non occorrono isterismi, ma welfare meno corporativo che sostenga tutti. Vanno ampliati – dice Letta- gli ammortizzatori sociali estendendoli a chi ne è privo, a partire dai precari, e si potranno studiare forme di reddito minimo soprattutto per famiglie bisognose con figli. Hanno trovato largo consenso parlamentare proposte per il pensionamento anticipato graduale con forme di part time studieremo forme circoscritte di pensionamento anticipato con penalizzazioni proporzionali». Infine, «il Parlamento non può che valorizzare la rete dei servizi, misure atte al miglioramento della rete di trasporto pubblico locale, con particolare attenzione ai disabili e non autosufficienti».

Abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Il sistema di finanziamento dei partiti va radicalmente riformato. È questo uno degli obiettivi indicati dal presidente del Consiglio. «Nessuno -ha premesso Letta- può sentirsi esentato dal dovere dell’autorevolezza, nessuno può considerarsi fino in fondo assolto dall’accusa di aver contaminato il confronto pubblico con gesti, parole, opere e omissioni. Con 11 milioni e mezzo di cittadini che non hanno votato alle ultime elezioni, quello delle astensioni è il primo partito. O lo capiamo o la politica scompare». «Su questo sfondo -ha proseguito – la riduzione dei costi della politica diventa un dovere di credibilità. Pensate ai rimborsi elettorali: tutte le leggi introdotte dal 1994 a oggi sono state ipocrite e fallimentari. Non rimborsi ma finanziamento mascherato e per di più di ammontare troppo elevato, come ha recentemente confermato la Corte dei Conti. Si parla di 2 mdl e mezzo di euro a fronte di spese certificate di circa mezzo miliardo. Tutto questo -ha concluso- è la conferma che il sistema va rivoluzionato, abrogando la legge esistente, introducendo misure di controllo e di sanzione, anche sui gruppi parlamentari e regionali».

Eliminare lo stipendio dei ministri che sono già parlamentari. Per ridare credibilità alla politica «bisogna ricominciare con la decenza, la sobrietà, lo scrupolo e la banalità della gestione del padre di famiglia. Ognuno deve fare la sua parte e a questo fine il primo atto del governo sarà eliminare lo stipendio dei ministri parlamentari che esiste da sempre in aggiunta alla loro indennità». Grazie a queste parole Letta strappa l’applauso anche al Movimento 5 Stelle. Più di una volta l’Aula della Camera ha sottolineato l’intervento di Letta con degli applausi trasversali. Silenti sono rimasti invece gli eletti del Movimento 5 Stelle, anche se tra di loro qualcuno, a turno, non si è trattenuto quando il Presidente del Consiglio ha parlato della volontà di diminuire le tasse per le imprese, di reddito minimo, di attenzione ai disabili e alle persone non autosufficienti.

Abolire le Province e rivedere federalismo fiscale. Tra gli obiettivi del governo c’è il superamento del bicameralismo, l’istituzione di un Senato delle Regioni e l’abolizione delle Province. «Bisogna superare bicameralismo paritario, affidando a una sola camera il compito di dare la fiducia. Dobbiamo istituire una seconda Camera, il Senato delle Regioni e delle autonomie, anche su una base di una chiara ripartizione delle competenze, dice Letta. Inoltre, è necessario “abolire definitivamente le province”. «Questo – ha aggiunto – non significa perseguire politica di tagli indifferenziati, dobbiamo valorizzare Comuni e Regioni per rafforzare le loro responsabilità. Bisogna poi chiudere la partita del federalismo fiscale, rivedendo il rapporto tra centro e periferie, valorizzando le autonomie speciali».

Il primo obiettivo – Diciotto mesi per le riforme. Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha legato la sorte dei suo governo al traguardo delle riforme istituzionali, che propone di affidare a una Convenzione. “Dal momento che questa volta l’unico sbocco possibile su questo tema è il successo dell’approdo delle riforme che il Paese aspetta da troppo tempo – ha detto nelle sue dichiarazioni programmatiche nell’aula di Montecitorio – fra diciotto mesi verificherò se il progetto sarà avviato verso un porto sicuro: se verificherò che ci sono possibilità di successo, il nostro lavoro potrà continuare”. “Se veti e incertezze dovessero impantanare tutto – ha detto con un chiaro accenno alla possibilità della fine dell’esperienza del Governo – non avrei esitazioni a trarne le conseguenze”.

Mai più al voto con il Porcellum. Mandare in soffitta la legge elettorale vigente. Lo chiede Enrico Letta nel suo intervento alla Camera. «Bisogna che la legge elettorale sia in grado di garantire governi stabili per restituire legittimità al Parlamento e ai singoli parlamentari», dice Letta. Il premier poi ribadisce la necessità di reintrodurre le preferenze. «Occorre perlomeno il ripristino della legge elettorale precedente», osserva ancora il presidente del Consiglio.

La fiducia, la Lega si astiene. Questa sera alle 20, alla Camera, domani, intorno alle 13 al Senato. Il governo Letta giunge alla prova dei fatti: obiettivo centrare la fiducia e iniziare il proprio cammino. La Lega si asterrà sulla fiducia. «Abbiamo deciso di astenerci. La nostra non è una fuga dalla realtà. Non remeremo a favore ma nemmeno contro, terremo il timone affinché si proceda nella giusta direzione», dice il capogruppo della Lega, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in Aula alla Camera per le dichiarazioni di voto. «Per noi sarebbe più comodo stare all’opposizione – aggiunge – ma a noi non interessano le poltrone. Approfitto di questa sede per dirlo: non ci interessano le presidenze di Copasir e Vigilanza Rai».

Tra l’altro sembrano rientrati anche alcuni malumori nel Pd. Alla direzione dello scorso 23 aprile i dubbi e le perplessità nei confronti delle larghe intese avevano preso corpo in 14 astenuti e 7 contrari al documento di sostegno al governo. Alcuni dei più critici come Sandra Zampa e Sandro Gozi (deputati) e Laura Puppato (senatrice) hanno alla fine sciolto la riserva e voteranno a favore del governo Letta come «atto di responsabilità». Alla riunione del gruppo del Pd alla Camera è passata senza dissensi la linea della «responsabilità» invocata stamattina dal capogruppo Roberto Speranza e, quindi, del sì alla fiducia al governo. Solo Pippo Civati, dopo un intervento in assemblea in cui aveva illustrato le sue perplessità, ha fatto sapere che non parteciperà al voto di fiducia in aula a Montecitorio.

Le reazioni al discorso di Letta. Positive le reazioni al discorso del premier. Soddisfatto Alfano: «Per noi è una grande soddisfazione che le idee per cui ci siamo battuti e che Silvio Berlusconi ha posto alla base del nostro programma hanno trovato piena cittadinanza». «Soprattutto nell’avvio, il discorso di Letta è sembrato musica per le nostre orecchie… Ho condiviso il discorso di Letta dalla prima all’ultima parola. Contiene tanti nostri valori e idee su cui ci siamo battuti», ha detto Alfano ricordando la “riduzione delle tasse”, in particolare quelle per “l’assunzione dei giovani”. Ma “la vera notizia, di impatto immediato, è che la rata di giugno dell’Imu non si paga”. Parole di stima anche da parte di Bersani. «Dopo tanti problemi» dal Parlamento «può venire un’adesione convinta» al governo di Enrico Letta. Lo afferma il leader del Pd, secondo il quale ora «non sono ammesse defezioni: i problemi sono tantissimi, il Paese è nei guai, dobbiamo tutti dare una mano» all’esecutivo che oggi è alla Camera per chiedere la fiducia. Quanto all’orizzonte temporale, Bersani osserva come il premier abbia «posto con forza il tema delle riforme istituzionali. E questo può segnare un’orizzonte per il governo. Il cambiamento è necessario, e almeno un pezzo di questo cambiamento può essere garantito proprio dalle riforme».

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