Le banche ti prestano 15 mila ma ne rivogliono 22. E’ la polizza obbligata: per molti non c’è possibilità di pagare

le banche stringono “il cappio” sui contribuenti

Se vuoi 15 preparati a pagare 22. Si tratta di euro, migliaia di euro, e sono queste le condizioni medie che le banche offrono, si fa per dire, a chi chiede un prestito. In sei anni, per avere un finanziamento pari a 15 mila euro, gli italiani devono essere pronti a sborsarne 22 mila. Per 5 mila invece, da restituire in soli 24 mesi, ne dovranno rendere poco meno di 6 mila. Meglio non va poi sui mutui, concessi sempre meno e sempre più poveri in relazione al reddito e al valore dell’immobile.

Sono queste le cifre e i risultati di una lunga analisi fatta e pubblicata dal Corriere Economia. Analisi basata sulle condizioni dei principali istituti bancari italiani (Intesa, Unicredit, Mps, Ubi, Bnl, Bpm e Poste) che racconta di una stretta del credito e di condizioni sempre più pesanti per i cittadini, anche a confronto con il passato.

“A pesare sulle spese – scrive il Corriere – è soprattutto la polizza collegata al prestito, che non solo può costare fino a mille euro (797 euro in media), ma rientra persino nel calcolo degli interessi, perché le banche usano aggiungerla all’importo complessivo erogato. Il fatto è significativo, perché l’assicurazione sui prestiti (che copre in caso di morte, invalidità, ma soprattutto perdita del posto di lavoro) per legge deve essere facoltativa. Così hanno voluto l’Antitrust e il decreto Liberalizzazioni. Ma basta fare un giro nelle filiali delle banche per accorgersi che, spesso, è una libertà concessa solo sulla carta: sei libero di rifiutare la polizza, certo, ma non stupirti se il prestito non ti viene concesso”.

Non solo condizioni pesanti con tassi globali che, nel caso del prestito da 5 mila euro, viaggiano tra il 10.91% di Bpm fino al 15,55% di Intesa e, per il prestito da 15 mila, tra il 10.32% sempre di Bpm e il 14,22% di Unicredit, ma anche prestiti che sempre più difficilmente vengono accordati.

Solo nel primo trimestre del 2013 l’erogazione di credito al consumo è scesa del 5.9% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato, che già rispetto al 2011 aveva segnato un crollo del 12%. Meno prestiti frutto di meno richieste, certo gli italiani preoccupati si sentono meno sicuri di fronte all’idea di contrarre debiti, ma non frutto di minore necessità, anzi. Le condizioni però, nonostante le necessità aumentino, s’inaspriscono e le banche diventano più reticenti nel concedere credito. E anche quando l’accordano erogano, rispetto al passato, importi inferiori.

Passando ai muti ad esempio, con un reddito di 2 mila euro mensili, oggi si possono ottenere 75 mila a tasso fisso e 71 mila a tasso variabile, nel 2005, con lo stesso reddito, si sarebbero ottenuti 89 mila euro a tasso fisso e 88 mila con quello variabile.

Stretta sul credito dunque, stretta sulle condizioni, stretta sulle concessioni e stretta anche sugli importi. Temono, giustamente dal loro punto di vista, le banche l’insolvenza dei debitori. Temono che anche i lavoratori dipendenti possano trovarsi senza stipendio, la valutazione del datore di lavoro dei richiedenti denaro sta infatti entrando tra gli elementi valutati dagli istituti di credito, ma sono questi dei timori che certo non aiutano non solo gli italiani, ma nemmeno la ripresa.

© Riproduzione Riservata

Commenti