Secondo alcuni dati in Umbria non solo gli ospedali, ma tutte le strutture sanitarie risultano migliori che altrove

spesa sanitaria per Regione

La speranza è che la sanità italiana oggi non sia quella di domani. Ma non c’è da essere ottimisti. Quando si è trattato riformare la giungla dei costi e della qualità della sanità della penisola anche l’utimo governo di tecnici, come quello uscente di Mario Monti, è riuscito a intervenire di solo con la spending review. Quindi tagli e riduzioni di spesa che non sono stati quella riforma strutturale del settore che da almeno quindici anni tutti invocano per garantire un servizio sanitario pubblico di qualità.

“La riduzione di spesa in sanità che abbiamo visto in questi ultimi due anni non è un miglioramento dell’efficienza, ma solamente l’effetto della crisi”, sostiene Nicola Salerno del Cermlab, il think tank che si occupa di economia e società che ha prodotto diversi rapporti e analisi sulla spesa sanitaria e l’efficienza dei servizi erogati. Si può quasi parlare di un effetto-paura: perché non si sa se si troveranno nuovi modi per finanziare il servizio sanitario e perché le singole amministrazioni, almeno fino al periodo elettorale, si sentivano sotto il mirino dei media di tutto il paese, vedi alla voce Lazio e alla voce Lombardia. Una situazione che non può non avere ricadute anche sulla qualità del servizio.

La mappa di #doveticuri pubblicata da Wired, in cui ospedale per ospedale si può andare a tastare il polso della qualità offerta, è solo un lato della medaglia. Perché per offrire un servizio sanitario servono strutture specifiche oltre agli ospedali con i loro reparti. Ci sono le strutture ambulatoriali, l’assistenza a domicilio, la prevenzione che si fa sul territorio, ma anche investimenti per sistemi diagnostici e terapeutici tecnologicamente avanzati, oltre che la qualità del personale.

L’indicatore sintetico di qualità (Isq) ideato dal Cermlab ha proprio lo scopo di andare oltre le performance degli ospedali per dare una classifica relativa in cui sia possibile confrontare i diversi servizi regionali. L’indicatore Isq tiene conto degli esiti ospedalieri, ma vi affianca i dati Istat sulla soddisfazione dei cittadini per il servizio sanitario locale, oltre ai dati contenuti nell’Atlante sanitario (Istituto superiore di sanità e ministero della Salute).

La classifica conferma quello che già raccontavamo nella prima presentazione della mappa su Wired di marzo: l’Italia è visibilmente spaccata in due, con un Sud (e qualche regione del Centro) che fa fatica a stare al passo con il Nord. Tra la Liguria e l’Abruzzo lo scarto in termini di punteggio, 16 punti, è ben visibile. Va sottolineato che questo non significa che in Campania o in Puglia non ci siano buoni ospedali o buoni servizi, ma complessivamente, fatto cento il punteggio dell’Umbria presa come pietra di paragone perché ha complessivamente la miglior performance regionale, dall’Abruzzo verso destra guardando il grafico, la qualità si è praticamente dimezzata.

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