Il sindaco di Firenze si schiera dalla parte del premier incaricato. Non ci sarà nessuna caccia al dissidente

Matteo Renzi

Sembra restare in salita la strada verso Palazzo Chigi per Enrico Letta. Il premier incaricato deve barcamenarsi tra la necessità di comporre una lista di ministri che sia gradita a Popolo della libertà e Scelta civica e quella di frenare, o almeno limitare, le fratture interne al Partito democratico.

Perché proprio dalle parti di via del Nazareno non sono pochi quelli che restano perplessi dall’idea di un governo di larghe intese.

«Sono 50», ha detto Pippo Civati, «anche se se ne manifesteranno la metà». Forse anche per paura della minaccia di espulsioni arrivata da Franceschini e Boccia.

Ma dalla parte di Letta c’è il golden boy del partito, quel Matteo Renzi che i sondaggi più recenti hanno confermato come l’uomo di cui più si fidano gli italiani, e che il 26 aprile ha ribadito il suo appoggio al governo dell’ex vice di Bersani.

«Farà un buon governo e il Pd voterà compatto la fiducia», ha detto il sindaco di Firenze, «altrimenti ci sarà un bel problemino».

Peccato che le resistenze ci siano e non siano nemmeno indifferenti. Tra i dissidenti c’è anche Laura Puppato, già rivale di Bersani alle primarie, che si è augurata che il numero dei dicasteri riservati al Pdl sia «il minore possibile».

La verità è che a preoccupare sono soprattutto le reazioni di un elettorato che non ha ancora digerito quella che per tutti è stata una sconfitta nella partita del Quirinale. La mancata elezione di Prodi e il ‘ripescaggio’ di Napolitano hanno lasciato l’amaro in bocca e fatto stracciare tante tessere, alcune sedi di partito sono state occupate dagli stessi militanti per protestare per il no a un candidato ‘di sinistra’ come Stefano Rodotà.

Civati, dal canto suo, resta per ora intenzionato a votare contro il governo e, addirittura, dimettersi dalla carica di deputato, e sul suo blog ha citato le varie dichiarazioni contrarie all’ipotesi del governissimo rilasciate da Bersani e Letta durante il primo tentativo, fallito, di formare l’esecutivo.

A tenere saldi due schieramenti sempre più opposti ci ha provato Matteo Renzi: «Letta ha tutte le condizioni per poter superare le difficoltà e le insidie. Non sarà facile. Però adesso basta con i giochini della politica».

Lui, che parla già da leader, non ha ancora sciolto le riserve sulla sua candidatura al congresso di ottobre come prossimo segretario di partito: «Prematuro» parlarne ora, «una cosa da addetti ai lavori», anche se il sindaco di Firenze è «molto felice del consenso tra i cittadini».

E mentre nel periodo di vacatio la reggenza del partito potrebbe andare a Guglielmo Epifani, ora gli occhi di tutti sono puntati verso Palazzo Chigi, con una preoccupazione particolare per le lacerazioni interne.

«È sbagliato dire a prescindere io non lo voto: invito tutti ad ascoltare Letta in parlamento», ha detto Renzi, contrario all’ipotesi dell’espulsione dei dissidenti. «È un tantino prematuro dire ‘io non lo voto’, ‘allora io ti espello’». Ma le tensioni rimangono, e i panni sporchi ormai vengono esposti in piazza.

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