Il testimone Marco Fassoni Accetti che contattò “Chi l’ha visto” è stato intercettato in una strana conversazione

Emanuela Orlandi

Un teschio lasciato accanto a un colonnato di San Pietro, una vecchia intercettazione telefonica e una nuova strampalata testimonianza. Nel giallo della scomparsa di Emanuela Orlandi i misteri non finiscono mai. E così, con un rituale già visto più volte, c’è chi ciclicamente tenta di orientare le indagini o di depistare.

L’ultima «grande rivelazione» arriva da un autore cinematografico indipendente, Marco Fassoni Accetti, che ha consegnato alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto? un flauto che potrebbe essere quello che Emanuela aveva con sé al momento della scomparsa. Se sia realmente appartenuto alla ragazza forse potrà dirlo l’accertamento tecnico che comincerà nei prossimi giorni. Intanto, però, tra racconti che appaiono fantasiosi, contraddizioni, e presunti «nuclei di controspionaggio», qualcosa di strano intorno a questa vicenda continua ad accadere.
È il 21 dicembre scorso quando un turista segnala una busta sospetta lasciata dietro a un colonnato di San Pietro. C’è scritto in inglese «non toccare». Sul posto arrivano gli investigatori e scoprono che contiene un teschio. Il medico legale al quale viene consegnato, fa una prima indagine e conclude che si tratta di ossa abbastanza vecchie. I risultati finali delle analisi, però, non sono ancora completi. Quello che salta all’occhio è la scritta, eseguita con una calligrafia particolare.

Circa quattro mesi dopo, a casa di Antonietta Gregori, sorella di Mirella, l’altra ragazza scomparsa misteriosamente, e di Raffaella Monzi, amica di Emanuela, vengono recapitate due lettere. Contengono ritagli di giornali scritti in tedesco che parlano del corpo delle guardie svizzere, una ciocca di capelli, e la foto di un altro teschio con uno strano marchio inciso. Una breve indagine permetterà di accertare che si tratta di un teschio conservato in una chiesa di via Giulia, e che risale ad epoca medioevale.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Simona Maisto noteranno, però, una certa somiglianza tra la calligrafia del biglietto che accompagna il pacco recuperato sotto al colonnato e quella del messaggio contenuto nelle lettere. Già dodici anni fa un teschio lasciato nella chiesa di San Gregorio VII aveva fatto riaprire le indagini. I periti, all’epoca, non si trovarono d’accordo: per qualcuno poteva essere di una donna giovane, per altri di un uomo. E non se ne fece nulla.

Si arriva ora a metà aprile, al ritrovamento del flauto e alla comparsa sulla scena di Marco Fassoni Accetti. L’uomo si autodenuncia, racconta di una strana operazione per mettere sotto pressione il Vaticano, di un nucleo di controspionaggio del quale lui stesso avrebbe fatto parte. La procura è molto scettica, anche perché Fassoni sostiene che Emanuela Orlandi e Mirella Gregori sono ancora vive e che si sono allontanate da casa volontariamente. I primi interrogatori si svolgono tra mille perplessità, poi però, qualche giorno fa la squadra mobile consegna ai pm il contenuto di una intercettazione recuperata dagli atti di una vecchia indagine.

Fassoni parla al telefono con la sua fidanzata. Lei è molto arrabbiata e gli dice: «Ora basta, ne hai fatte di tutti i colori, persino in quella storia di Emanuela Orlandi». Avrà millantato? Oppure potrebbe sapere veramente qualcosa che riguarda la scomparsa della ragazza? A piazzale Clodio stanno cercando di capire fino a che punto l’uomo conosca la verità. O anche se dietro la sua autodenuncia ci possa essere il tentativo di smuovere le acque.

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