Apparteneva al generale ucciso dalla Mafia: conteneva nomi eccellenti. Adesso è riemersa 31 anni dopo, vuota

il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

È stata ritrovata dopo 31 anni, nei sotterranei del Palazzo di giustizia di Palermo, la borsa di pelle marrone di Carlo Alberto dalla Chiesa, il generale prefetto ucciso a Palermo il 3 settembre del 1982 a colpi di kalashnikov. Ma dentro è vuota: hanno portato via tutto.

La ricerca nelle viscere del Palazzo di giustizia è partita dall’anonimo messaggio (probabilmente scritto da un carabiniere molto informato sui misteri siciliani) arrivato nell’autunno scorso al pubblico ministero Nino Di Matteo, come ha riportato il quotidiano La Repubblica. L’anonimo denominava il suo scritto in codice – ‘Protocollo Fantasma’ – e invitava i pm a investigare su 22 punti. Uno riguardava proprio la borsa del generale Dalla Chiesa.«C’erano dentro documenti relativi a indagini svolte personalmente dal prefetto e una lista di nomi scottanti», aveva detto l’anonimo. Poi, precisando: «Un ufficiale dei carabinieri ha messo al sicuro la valigetta».

Così i pm Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi hanno iniziato a ripercorrere – 30 anni dopo – il viaggio della borsa di pelle marrone del generale, di cui tutti sembravano essersi dimenticati. Sono ricominciate le ricerche e si è arrivati al ritrovamento. Ma dei documenti nessuna traccia.

E non è chiaro se quelle carte siano scomparse nel tragitto fra la squadra mobile e la Procura o nelle scale fra la Procura e l’ufficio corpi di reato. Dopo 31 anni c’è la prova di quanto facesse paura quel generale ucciso giù a Palermo. il cui caso è finito in archivio. Condannati come «esecutori» e «mandanti» Totò Riina e i macellai della sua ciurma: Vincenzo Galatolo, Francesco Paolo Anzelmo, Calogero e Raffaele Ganci, Nino Madonia. Sui mandanti «altri», anche per il delitto Dalla Chiesa come per tutti i delitti eccellenti di Palermo solo ombre.

Ombre come quelle entrate la notte fra il 3 e il 4 settembre 1982 nelle stanze di Villa Pajno, la residenza privata del prefetto. Qualcuno scivolò nella stanza da letto del generale, aprì la sua cassaforte e la svuotò. La mattina del 4 settembre i familiari di Dalla Chiesa cercarono la chiave per aprire quella cassaforte. Ma non la trovarono. La chiave ricomparve come d’incanto il pomeriggio dell’11 settembre, nel cassettino di un secretaire. E finalmente quella cassaforte fu aperta. Dentro non c’era più niente. Solo una scatola vuota dentro una cassaforte vuota.

© Riproduzione Riservata

Commenti