A tre anni sapeva le tabelline, ora ne ha 14 e lavora per la Microsoft e fa l’insegnante nei master universitari

Mahmoud Wael

Una leggenda egiziana contemporanea vuole che i bimbi nati sulle rive del Nilo abbiano un quoziente d’intelligenza altissimo ma che le difficili condizioni economiche e sociali del paese gli impediscano poi di emergere e affermarsi sul palcoscenico internazionale.

Chissà se nell’era rivoluzionaria iniziata a piazza Tahrir la sorte sorriderà al quattordicenne Mahmoud Wael, fenomeno dell’informatica capace d’istruire studenti universitari al linguaggio C++. Secondo il quotidiano Egypt Independent il dotatissimo Mahmoud – QI 155 – sarebbe al momento il più giovane istruttore-programmatore del mondo.

L’inizio è promettente. Mahmoud nato nel quartiere cairota di hadyeq al-qobba nel 1999 – mentre l’allora presidentissimo Hosni Mubarak veniva rieletto per il quarto mandato e visitava il Libano, primo capo di stato egiziano accolto a Beirut dal 1952 – comincia quasi subito a far parlare di se, e non solo i genitori.

A 3 anni, racconta il padre di professione pediatra, seguiva la sorellina di sei anni alle prese con le tabelline e, diligentemente, la anticipava con le risposte esatte. Qualità eccezionali che, sebbene ridimensionate dalla mamma biologa (un po’ perchè convinta si trattasse di una coincidenza e un po’ per paura di marchiare il futuro del piccolo genio), vengono presto notate dagli insegnati, dai genitori dei compagni e dai media (entrati nel nuovo millennio internettiano prima di piazza Tahrir).

All’età di 7 anni Mahmoud riceve l’invito della prestigiosa American University del Cairo – dove nel 2006 studiano e fanno politica i blogger in seguito protagonisti della rivolta contro il Faraone – e frequenta corsi gratuiti di teoria e pratica matematica. Nel frattempo, come ogni coetaneo, impara a leggere e scrivere: tre mesi per l’egiziano e poco più per l’inglese (prima di passare al francese). Poi, mentre gli altri giocano con la playstation, lui si appassiona alla programmazione.

Gli ultimi anni sono un susseguirsi di scoperte da parte dei genitori e dei docenti ormai attentissimi alle abilità di Mahmoud. Il computer, la rete, l’high tech, sono pane quotidiano per l’Egitto dove invece manca il pane vero (saranno proprio gli scioperi per il caro-pane ad accendere la miccia della primavera egiziana agevolata poi dall’estrema alfabetizzazione informatica dei giovani).

Il ragazzino apprende qua e là e mette in pratica. Lo notano in molti, a cominciare dalla Microsoft, che poco tempo fa gli ha offerto dei corsi per ottenere certificati di programmazione. Il Nobel per la Chimica, il connazionale Ahmed Zewail, gli suggerisce gli studi da effettuare.

Le università egiziane lo convocano per insegnare programmazione agli iscritti ai master. I genitori lo spronano a fare una vita normale. Lui giura che vuole restare in Egitto e investire le sue capacità nel futuro del paese. Chissà che la primavera di Tahrir parzialmente sfiorita nella lunga e complicata transizione alla democrazia non torvi nuova vita nella smentita di una triste leggenda contemporanea.

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