Rubate 7.600 mail ai parlamentari: “pubblicate i redditi di Grillo e Casaleggio o tutta la posta finirà sul Web”

il ricatto a Cinque Stelle

«Nei ‘GrilloLeaks’ ci sono più di 7.600 mail. Il primo blocco di file rilasciato dal sedicente gruppo ‘hacker del Pd’ contiene una quantità gigantesca di scambi tra la deputata Giulia Sarti e altri esponenti del Movimento 5 Stelle, tra cui lo stesso Beppe Grillo. Sono messaggi che vanno dal novembre 2007 al 18 aprile 2013». È quanto si legge in una nota del sito dell’Espresso, che questa mattina ha rivelato il furto digitale della corrispondenza mail della deputata Giulia Sarti. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta. L’indagine, affidata alla polizia postale, punta a individuare i computer dai quali è partita la violazione delle caselle email e i responsabili dell’attacco.

«Da una prima superficiale analisi si può ad esempio vedere che alcuni degli scambi di posta più intensi, almeno per numero di email ricevute, sono tra la Sarti e Davide Zannoni, Marco Torri, Davide Cardone. Molte delle corrispondenze hanno a che fare con l’attività politica e organizzativa del M5S, coi meetup e via dicendo. Ci sono anche mail che hanno come mittente il fondatore, Beppe Grillo», prosegue la nota. «Per scelta editoriale e per rispetto della privacy, in attesa di verificare la presenza di documenti che per portata politica meritassero eventualmente la diffusione, ‘l’Espresso’ ha tuttavia deciso di non diffondere i file in questione ma di limitarsi a riportare la notizia della loro esistenza e della avvenuta pubblicazione online», si legge ancora.

«L’Espresso specifica inoltre che ‘le verifiche effettuate consentono di dire che l’autenticità delle mail rubate è fuori di dubbio, mentre non si ha invece alcun elemento per definire credibile l’autoattribuzione politica degli autori dell’opera di spionaggio («hacker del Pd»). Né si può sapere in quale modo questi sedicenti hacker si siano impadroniti della posta elettronica dei parlamentari M5S», conclude la nota.

«L’eccesso di richieste sul sito messo on line dai sedicenti ‘hacker del Pd’ e probabilmente alcuni problemi dello stesso sito Bayfiles dove erano caricati, ha fatto sì che nelle prime ore della giornata fosse difficile effettuare il download.

Sempre in quelle ore, probabilmente a causa di questi malfunzionamenti e della presenza di più link cui attingere, Giulia Sarti, la deputata vittima della violazione informatica (e in base alle dichiarazioni degli ‘hacker del Pd’, non la sola), dichiarava che non c’erano sue mail nel leak: ‘Come ogni persona può verificare, i file caricati su Internet dai presunti hacker sono vuoti, non contengono nulla!’. Invece i file ci sono e non sono affatto vuoti. Pesano circa 1,2 giga (1,8 se non compressi). Sono stati scaricati da molti utenti e giornalisti (e sono ancora scaricabili). Contengono 7655 mail che vanno dal novembre 2007 al 18 aprile 2013», conclude la nota.

Poi la retromarcia: «Amici della rete, questa mattina è successa una cosa piuttosto grave: un gruppo di presunti hacker ha comunicato di essere entrato in possesso delle caselle di posta di molti parlamentari del M5S. Hanno fatto un video ed una rivendicazione. Questa mattina pensavamo fosse una bufala perchè i file non si riuscivano a scaricare, poi ci siamo accorti che questi file venivano diffusi in reti e si tratta delle caselle di posta personali ed interamente disponibili e scaricabili mie e di Stefano Vignaroli», dice Giulia Sarti in un video su youtube insieme al collega Stefano Vignaroli. «Ovviamente abbiamo già allertato magistratura e polizia postale. Speriamo presto di individuare presto i responsabili e diffidiamo chiunque da pubblicare la nostra posta – aggiungono la Sarti e Vignaroli – Pensate a cosa si può provare in una violazione di questo tipo. Noi siamo vostri dipendenti, personaggi pubblici, ma non implica che la nostra vita debba essere sbattuta su tutti giornali, in televisione o in rete. Questo è ben diverso». «Speriamo che la magistratura riesca ad arrivare ad una degna conclusione di questa vicenda», conclude la Sarti.

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