Berlusconi detta subito le condizioni al premier: “sì solo se garantisce la restituzione dell’Imu”. No di Lega e Sel

Enrico Letta

Il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta, ha iniziato le consultazioni per la formazione del governo, che sabato dovrebbe giurare e lunedì chiedere la fiducia in Parlamento. Letta oggi ha visto anche il segretario del Pdl Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani.

La strada per il nuovo governo è comunque lastricata di ostacoli: a cominciare dalla decisione sul tipo di gradazione politica da dare all’esecutivo e dall’Imu, che il Pdl vorrebbe non solo ridurre, ma anche restituire, considerandolo una questione dirimente. E sono proprio i due punti su cui si è concentrato il premier incaricato nel primo giro di consultazioni a Montecitorio: «L’orientamento è quello di fare un Governo che si fondi su un’architrave politica in cui ci siano delle eccellenze tecniche», ha riferito Riccardo Nencini, segretario del Psi.

Letta pare anche intenzionato a trovare una mediazione sul futuro dell’Imu e Ignazio La Russa ha sostenuto che il premier incaricato abbia ascoltato con interesse la proposta di Fratelli d’Italia di restituire l’imposta attraverso i titoli di Stato. L’ex premier Silvio Berlusconi tiene il punto: dal Pd non ci possono essere veti, ne sui nomi decisi dal Pdl né sulla presenza di politici nell’esecutivo.

Anche Beppe Grillo irrompe nel dibattito politico e le sue parole non sono tenere: «Nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto», attacca il leader di M5S sul blog.

Resta all’opposizione la Lega. Il Carroccio, ha spiegato Roberto Maroni, non entrerà nell’esecutivo, ma farà un’opposizione «concreta». Non troppo lontane le valutazioni di Sel e Fdi. «Per noi le larghe intese sono la risposta sbagliata alla domanda di cambiamento», ha detto Nichi Vendola, assicurando però che la sua non sarà un’opposizione «populista». E anche Guido Crosetto dice: stiamo fuori, ma siamo pronti a collaborare su alcuni temi.

Berlusconi detta le condizioni .«Letta? Poco importa chi guiderà questo governo, importante che ci siano un governo e un Parlamento per approvare provvedimenti urgenti; sono molto preoccupato ma, essendo ottimista di natura, continuo ad essere fiducioso e a combattere». Lo dice Silvio Berlusconi a Tgcom24. «È poco importante chi guiderà questo governo che tiene insieme chi insieme non ci vuol stare. La cosa importante è che il governo ci sia e che ci sia un Parlamento che possano approvare quei provvedimenti di cui abbiamo assolutamente bisogno per uscire dalla crisi recessiva e riprendere la via dello sviluppo», ha detto ancora Berlusconi. «Abbiamo preparato otto disegni di legge e sosterremo qualunque governo possa essere in grado di farli approvare», ha aggiunto riferendosi alle proposte del Pdl, fra cui come è noto c’è la cancellazione dell’Imu e la restituzione di quella già pagata.

Renzi al fianco di Letta: non disertare. «Io e l’amministrazione fiorentina saremo al suo fianco per mettere fine ad una delle pagine più brutte inconcludenti della nostra storia». Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi riferendosi a Letta durante la celebrazione in Palazzo Vecchio del 25 aprile. «Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare».

Vendola: no alle larghe intese. «Abbiamo spiegato le ragioni della nostra opposizione a quello che si preannuncia essere un governo di larghe intese», ha detto Nichi Vendola al termine dell’incontro con il presidente del consiglio incaricato, confermando il no di Sel all’esecutivo e sottolineando che le larghe intese «sono la risposta sbagliata al fatto epocale della richiesta di cambiamento».

Pdl come i fascisti, il paragone con il Cln. «Il Cln era un luogo in cui convivevano diversità straordinariamente lontane e per certi versi inconciliabili. Solo un soggetto non c’era: i fascisti», ha poi detto Vendola rispondendo ad una domanda sul 25 aprile, accostando l’antifascismo all’antiberlusconismo. «Ecco, se avessimo dovuto ispirarci a quella esperienza – osserva Vendola – erano altri gli alleati da cercare visto che il nostro tema è uscire dal ciclo del berlusconismo».

Da Scelta Civica il sostegno è pieno. Al presidente del Consiglio incaricato Scelta civica ha manifestato «piena disponibilità a concorrere con tutte le energie a far nascere questa governo», anche se sono state valutate «tutte le grandi, serie difficoltà che ci sono in questo momento per compiere questo passo». Lo spiega il coordinatore del partito Andrea Olivero. «Se la questione dell’Imu diventa una battaglia simbolo per il Pdl, allora tutto diventa più difficile, se invece la questione viene messa sul tappeto come uno dei problemi da risolvere, allora la soluzione si trova», ha sottolineato Lorenzo Dellai, capogruppo dei montinai alla Camera.

Sarà «un governo di servizio al Paese» e «non nascerà a tutti i costi, ma solo se ce ne saranno le condizioni», ha detto ieri Letta, dopo aver ricevuto l’incarico pieno da Giorgio Napolitano. E il premier incaricato, che scioglierà la riserva dopo le consultazioni ufficiali di oggi, ha già chiaro quali massi rischino di bloccare l’ingranaggio di un esecutivo fatto insieme, loro malgrado, dalla destra e dalla sinistra. Perché, lo ha detto il Capo dello Stato, «la prospettiva di un governo condiviso è l’unica alternativa possibile».

«Siamo in terra incognita, passo passo si capiscono modalità e obiettivi. Ma sono fiducioso. Il primo pomeriggio di lavoro mi conferma tutta la grande difficoltà, ma sono talmente tanti i messaggi e le spinte di incoraggiamento ricevute che ne traggo uno spirito molto rinfrancato», si è trincerato a sera dietro un cauto ottimismo Letta che conta di salire al Quirinale entro domenica e di ottenere la fiducia delle Camere lunedì.

Intanto il Pd deve intanto fare i conti con i suoi mal di pancia, sciogliere nodi che ancora ci sono, decidere sul grado di coinvolgimento nel governo con il «giaguaro». Il rischio di una nuova frattura a sinistra per l’accordo con Berlusconi c’è. Per questo Letta riunisce senza ufficialità i big del partito, a partire dal segretario dimissionario Pier Luigi Bersani.

«Nessuna minaccia ai colleghi ma ci sono delle regole che vanno rispettate ed è chiaro che chi non dovesse votare la fiducia al governo sarebbe fuori dal partito». Francesco Boccia, deputato del Pd, interviene a Sky Tg e risponde,senza nominarla, alla senatrice Laura Puppato che stamane- intervistata da ‘La Repubblicà- aveva detto che non se la sentiva di votare la fiducia a fronte della presenza di certi ministri del Pdl nell’esecutivo Letta.

«Chi non è d’accordo va ascoltato, non espulso. A cominciare dai 101 che non hanno votato Prodi, che sarei felice di conoscere», scrive su Twitter il deputato del Pd Pippo Civati che in un atro post rinvia al suo blog dove scrive: «il principale azionista del governo è Berlusconi». «Lo so, è dura, ma – argomenta – il calcolo è facile da fare. La coalizione di centrosinistra, che non esiste più, ha vinto le elezioni per 120.000 voti. Se a questa cifra si tolgono gli elettori di Sel (e non parlo di quelli del Pd che si sono volatilizzati, in queste ore, parlo dei voti di Sel il 24 e 25 febbraio), che sono stati 1.089.409, è il Pdl con i suoi alleati a essere il primo azionista del nuovo governo Pd-Pdl. Se alla Camera, poi, il Pd, grazie al premio di maggioranza ottenuto con Sel, ha molti deputati di vantaggio, al Senato Pd e Pdl hanno più o meno gli stessi senatori. Sono cose da ricordare, prima di decidere se proseguire su questa strada».

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