Comune di Taormina invia alla Corte dei Conti un dossier di 100 pagine sulla situazione finanziaria di Palazzo dei Giurati. Entro due settimane la verità

Corte dei Conti

Si deciderà nelle prossime due settimane il destino del Comune di Taormina. Il Collegio Revisori dei Conti ha trasmesso ieri alla Corte dei Conti la risposta alla nota con la quale l’organo di controllo delle finanze pubbliche aveva chiesto chiarimenti sull’attuale situazione di Palazzo dei Giurati, alla luce della mancata adozione del piano di riequilibrio finanziario.

Alla Corte dei Conti è stato ora trasmesso un dossier di circa 100 pagine nelle quali si dà una risposta alle 26 tematiche sulle quali sono stati richieste al Comune di Taormina spiegazioni e approfondimenti di carattere tecnico, economico e programmatico. Gli atti predisposti e trasmessi poche ore fa dal Collegio dei Revisori, presieduto dal dott. Gabriele Pagano, nel fornire risposta ai punti indicati dalla Corte dei Conti, evidenziano il permanere di un quadro complicato. Nell’auspicio cioè che si possa arrivare ad una soluzione risolutiva che possa scongiurare in via definitiva il pericolo del dissesto, vengono cioè confermate le “criticità” sulle condizioni dell’ente locale e si fa riferimento alla procedura di mancata adozione del piano di predissesto: una scelta, quest’ultima, che è stata definita “incauta” dai revisori già nella relazione formalizzata lo scorso febbraio.

A questo punto la Corte dei Conti valuterà il dossier inviato dal Comune e determinerà entro i prossimi 15 giorni quale scenario si prospetta per Palazzo dei Giurati. Il momento finale, che in buon sostanza rappresenterà lo “spartiacque” di tutto avverrà poi con molta probabilità a Palermo, dove i vertici regionali della Corte dei Conti convocheranno il sindaco e i vari rappresentanti preposti dell’Amministrazione comunale di Taormina. Nella corposa documentazione destinata alla Corte dei Conti è stata allegata anche una nota del segretario generale del Comune, Michelangelo Lo Monaco.

Il massimo dirigente di Palazzo dei Giurati punta sulla definizione di alcune situazione inerenti il carico di contenziosi che gravano sul Comune e che potrebberio trovare – secondo il funzionario – una schiarita analogamente a quanto verificatosi, ad esempio, con il caso pretura, sul quale è stato stoppato almeno per il momento un pignoramento da circa Un milione di euro. Il rebus rimane quello del lodo Impregilo, con l’impresa che reclama 25 milioni di euro ma che ha scelto una linea attendista perchè sa che in caso di dissesto per il Comune, nelle casse del “colosso” milanese entrerebbe meno della metà di quell’importo, forse 10 milioni al massimo e per di più nell’arco di 10 anni.

Una prospettiva sulla quale Impregilo non ha, per ovvi motivi, intenzione di spingere e aspetta, semmai, di capire gli sviluppi dello scambio di missive tra Comune e Corte dei Conti. Non si può neppure dimenticare che il Comune vuole chiedere 39 milioni di euro di danni per presunte inadempienze ad Impregilo. Su questo punto, ad ogni modo, proprio i Revisori hanno già precisato che l’esito del collaudo non costituisce formalmente “un titolo”, cioè si tratta di una richiesta che il Comune potrà avanzare ma che ad oggi non ha lo stesso peso del decreto ingiuntivo da 25 milioni la cui assegnazione provvisoria è stata ottenuta da Impregilo a dicembre con un’ordinanza del Tribunale.

La situazione viene seguita con particolare attenzione da tutte le forze impegnate nella campagna elettorale per la consultazione popolare del 9 e 10 giugno. Chiunque si assicurerà il governo della città dovrà, inevitabilmente, fare i conti con un quadro difficile, che certamente è figlio di diverse legislature e che stavolta dovrà trovare una soluzione e delle risposte. Perchè, sin qui chi a pagare “dazio” sono stati i cittadini con l’aumento di alcune imposte. E nessuno vuole immaginare altri incrementi come quello avutosi sull’Imu della seconda casa.

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